Il libro si sviluppa intorno a tre immagini o concetti principali: i luoghi, la trappëtë appunto, l’atto comunicativo e la figura femminile.
Sin dalla copertina c’è il riferimento ad un luogo preciso: il pianerottolo, che, ai vecchi tempi, era la più piccola cellula di aggregazione fuori dalle mura domestiche. Con l’avvento di un maggiore benessere la nascita della televisione prima e del telefoino e dell web dopo si ha un importante, graduale passaggio verso nuove forme aggregrative.
E il pianerottolo, che fine fa? Scorrendo il titolo, con un salto temporale , siamo ai giorni nostri. Il quartiere non si riunisce fisicamente a fare chiacchiere negli spazi esterni ma si incontra in un luogo virtuale, quello dei social network.
Facebook ha la stessa funzione dell’amato, antico pianerottolo. Le autrici chiariscono questo importante aspetto con la loro abilità linguistica che si evince dalla naturale propensione a esprimersi in dialetto aviglianese, lingua appresa dall’infanzia e mai abbandonata. Nel caso delle tre signore, inoltre, non si tratta solo di ricordi d’infanzia preservati ma dello studio e della ricerca sistematici per ritrovare termini in disuso, così da trasmettere l’autentico dialetto e non il sempre più consueto italiano dialettizzato. il concetto è piu visibilmente espletato dai numerosi stati Fb che Camilla ama condividere ogni mattina in vernacolo.
I versi tracciano acuti ritratti di amici, familiari, personaggi pubblici rappresentativi della vita religiosa e politica; sono riflessioni sui problemi della società di oggi con un occhio ancorato ai forti valori della tradizione. Il dialetto aviglianese non è solo il comune mezzo di espressione ma la dimostrazione che le situazioni, le vicende, i bisogni, le paure degli uomini sono sempre gli stessi per cui, al di là dei neologismi, ogni cosa di oggi si può raccontare con termini dialettali, perché il pianerottolo, in effetti, è la piattaforma social. Il dialetto rende più incisiva ogni nota affettuosa delle autrici nei confronti del conoscente, stigmatizza con forza le ingiustizie ed evidenzia i messaggi positivi che coronano ogni brano, anche quando sembra prevalere lo scoraggiamento. Il vernacolo s’impossessa anche dei post di Facebook che assumono l’aspetto dei veritieri proverbi contadini e ci invita a vivere con leggerezza di calviniana memoria.
Fonte:https://www.facebook.com/lettidisera/photos/gm.512439666178047/1147892058754166/?type=3&theater

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