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Immagine di repertorio Web.

Tratto da :Onda Lucana by Ivan Larotonda

ARISTOCRAZIA E DEMOCRAZIA. (parte seconda)

I Re, la magistratura, le prime milizie armate, dipendevano dal clero formato da potenti sacerdotesse, agevolate nel loro compito dalla credenza, nel passato remoto, che le donne partorissero indipendentemente dall’apporto dell’uomo, (per questo non esistevano i matrimoni monogami), le regine, che detenevano il potere, si univano mediante orge rituali con il Re sacro, che spesso non era nemmeno il padre effettivo dei puberi che la regina partoriva e che, per magia o volere divino, era considerata come una vera e propria dea, in grado di creare altri esseri umani per partenogenesi. Ora, non esistendo ancora  la proprietà privata perché tutto era di proprietà pubblica, a sua volta detenuta con spietatezza dalla casta sacerdotale che, se non altro, un primo passo importante l’aveva compiuto: aveva reso l’uomo stanziale, creato l’embrione della proprietà privata, sia pur, in questa prima fase, non ancora scissa del tutto da quella pubblica. Il comunismo primitivo cessa di esistere definitivamente come dominatore quando, sullo scenario mondiale, entrano in campo i popoli indoeuropei. Queste genti invasero il bacino mediterraneo imponendo alle primitive città stato matriarcali un nuovo ordine sociale incentrato sulla proprietà. I nuovi dominatori eliminarono i collegi sacerdotali femminili, e quei pochi che sopravvissero, ancora in epoca classica, furono sempre soggetti ai pontefici maschi. Abbiamo diverse testimonianze mitologiche al proposito, e che nascondono lo storico cambio di potere; cito ad esempio la vittoria del Dio Apollo iperboreo, (aggettivo che ne indica l’origine nordica), capo delle genti ariane, disceso fin nell’Ellade a sterminare i ciclopi, esseri mostruosi con serpenti al posto delle gambe, anch’essi figli della grande madre terra, poi eliminando il collegio delle menadi di Delfi uccidendo anche in questo caso il pitone, l’enorme serpente che sorvegliava il luogo, il serpente è un altro tipico animale appartenente al mondo matriarcale, era un po’ il rappresentante delle divinità ipogee, ed al suo culto anche in questo caso ci sono sacerdotesse, Eva biblica era una di loro, come anche le numerose statuette minoiche, raffiguranti formose dee che imbracciano serpenti. D’altronde quando si parla di Apollo che insegue Dafne, altro non è che la storica vittoria degli elleni, (popolo indoeuropeo), sulle sacerdotesse della Madre Terra, che a Tempe era venerata col nome di Dafene, (letteralmente la sanguinaria). Queste, in onore della dea, masticavano foglie di alloro assumendo in tal modo le sostanze cianotiche presenti al loro interno, e praticamente sotto effetto di stupefacenti smembravano, e sembra addirittura divorassero, i malcapitati sposi delle regine, vittime sacrificali. Dopo questa vittoria il Dio della “Giusta misura”, appellativo usato per Apollo iperboreo, divenne il padre spirituale degli elleni, e soprattutto dell’aristocrazia patriarcale, che eliminò per sempre il sacrificio umano. E che scostava l’asse delle sue conquiste verso l’esterno al mondo ellenico, visto come impuro, da essere sistematicamente distrutto con impassibile ferocia. Intanto la Pizia, (letteralmente pitonessa), sacerdotessa di Apollo a Delfi, fu l’unica ad essere autorizzata a continuare a masticare tali foglie, ed a pronunciare i suoi famosi oracoli sotto la sempre vigile supervisione dei sacerdoti maschi. Questo è solo l’esempio più famoso di un mondo che cambiava e di una società che si strutturava in maniera gerarchica. Ecco, se si vuole cercare il momento storico in cui un gruppo di uomini si eleva sul resto della popolazione, diventando la sua guida, dobbiamo guardare a quest’epoca, l’età degli Eroi, quando viene alla luce l’aristocrazia, come la si dovrebbe intendere. Per far capire dove hanno origine queste moderne divisioni, sociali e culturali, bisogna andare a questi tempi mitici, l’età eroica e la sua aristocrazia militare. Ancora oggi esempio dell’eroismo, l’ineluttabile fato virile delle divinità olimpiche, la loro vitalità e volontà guerriera, la vittoria e la morte in battaglia da conseguire senza paura e senza vergogna, il tutto per la gloria personale e della propria Patria: Achille, Ettore, Agamennone, Ulisse, sono i fondatori dell’aristocratica militare. A costoro si sono sempre ispirati tutti gli uomini che nel corso dei millenni hanno avuto il comando della propria popolazione in tutto l’Occidente. L’Eja Eja Alala! Di dannunziana memoria, fu adottato dal grande vate ispirandosi all’urlo di battaglia di Achille quando incitava i suoi cavalli alla pugna, tradizionale grido di guerra degli elleni in epoca storica, chiamato peana, e che i soldati di Alessandro fecero riecheggiare finanche tra i monti dell’Afghanistan. Naturalmente questa classe aristocratica militare, fondatrice di regni, repubbliche ed imperi, traeva il suo sostentamento dalla proprietà fondiaria ma, al contrario di ciò che si crede comunemente, non passava il suo tempo a tiranneggiare sul popolo per poter arricchirsi ulteriormente; era restia al commercio, addirittura nella Roma Repubblicana era espressamente vietato ai patrizi, (i membri dell’aristocrazia militare fondatrice di Roma), possedere navi con un cabotaggio importante, (300 anfore), in modo da impedire che costoro si ribassassero ad arricchirsi con il commercio… (continua…)

Tratto da:Onda Lucana by Ivan Larotonda

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