democracy
Immagine tratta da repertorio Web.

Tratto da :Onda Lucana by Ivan Larotonda

ARISTOCRAZIA E DEMOCRAZIA. (parte terza)

L’arricchimento stesso era, addirittura, considerato come qualcosa di indegno per un vero uomo, il quale doveva vivere nella moderazione; altro retaggio degli insegnamenti di Apollo che a Delfi aveva oramai consolidato il suo prestigio nel santuario divenuto per via dei vaticini della pizia, il santuario nazionale degli europei, (è attestato infatti che finanche dal mondo celtico giungevano fino a Delfi a chiedere responsi all’oracolo). Non sorprende dunque che tali genti erano votate al sacrificio ed al martirio per la Patria. Questo fanatismo, (per noi smidollati del XXI secolo purtroppo l’antica eroicità si riduce a questo), era presente ad Eraclea quando Pirro, dopo il suo primo scontro con Roma, passando tra i cadaveri dei caduti romani, con sorpresa, ammirazione, ed infine sgomento, li vide tutti morti con la faccia rivolta al nemico, non uno aveva una ferita alla schiena. E ancora a Canne, quando si contarono ottanta senatori tra i caduti, ed in mezzo ad essi anche il glorioso Console Paolo Emilio, che rifiutò di salire in groppa al  proprio cavallo che l’avrebbe allontanato e salvato dalla strage: preferì la morte da vero Patrizio, da Vero Romano, piuttosto che la fuga vergognosa. Insomma l’antica aristocrazia Patrizia, della Repubblica Romana, pur reggendo uno Stato con parametri timocratici, per cui escludendo coloro che non erano in grado di acquistare e mantenere un armatura oplitica, automaticamente escludevano i proletari dalla feroce pugna. Un compenso davvero democratico! Vuoi il potere! Guadagnatelo sul campo di battaglia! Col sangue e il sudore! Per i capite censi, (il proletario), il servizio per lo Stato, in tempo di guerra, veniva compiuto nelle retrovie, o come rematori nelle navi, (non incatenati e frustati, intendiamoci!), oppure con quelle operazioni che al giorno d’oggi si definiscono logistiche, ossia la produzione delle armi e dei viveri con conseguente rifornimento agli eserciti. Dunque non si usava mandare al macello i poveri, come nelle guerre scatenate dalla furia giacobina! Furono gli eserciti napoleonici, e sul loro esempio gli eserciti di tutti gli stati borghesi, ad aver fatto dell’Europa un cimitero. E che oggi, con la sfacciataggine, l’ipocrisia, la tipica faccia da bronzo, gli eurocrati, che altro non sono che giacobini col loden, si presentano nelle carnevalate in tv a raccontare che l’UE ha salvato l’Europa dai nazionalismi guerrafondai! Mentre al contrario sono proprio codesti giacobini col loden ad aver devastano l’ambente e i popoli e che, loro sì, hanno prodotto due guerre mondiali e varie rivoluzioni, tutte con un elevatissimo numero di eccidi superiore ad ogni tempo passato. In verità ci vorrebbe uno che ci salvasse dai signori citati sopra, mercanti verso i quali il Cristo ci ha insegnato anche come trattarli, e prima della sua Parusia si dovrebbe provvedere almeno a toglierli dal ruolo di primazia politica. Mettere fine al dominio dei banchieri-mercanti e la furiosa produzione di massa, la crescita infinita di cui tanto continuano a ciarlare e che tende a svalutare sempre più il costo del lavoro. Supportati dalla speculazione finanziaria, una serie di imbrogli che riescono solo a loro, e su cui domina, genialata massima, la follia dei titoli di Stato: perché un organismo pubblico deve reggersi sul prestito del privato? E’ questa la vera e propria dittatura di un oligarchia spietata che ha preso il potere sui popoli, facendo credere che lo Stato, in definitiva noi stessi, fossimo il problema! Tutto questo è Il mondo borghese; all’origine di quel concetto politico che viene definito destra, nient’altro che, come ebbe a dire Oriana Fallaci, la faccia di una medaglia che presenta dall’altra parte la sinistra e tutto il suo corollario di “diritti agli ultimi”. Altra ferocia, altro sangue sparso per l’affermazione degli “ultimi”, che tali sono sempre rimasti, ma con l’aggravante di veder le loro condizioni di vita ancor più peggiorate, quando sono sopravvissuti ai disastri del socialismo reale. Il mondo perfetto non esiste, è una proiezione mentale, un’aspirazione, niente più. Però bisogna pure contentarsi, altrimenti si corre lo stesso rischio del giacobinismo, ossia di diventare altrettanto utopici,  e per via dell’irraggiungibilità dei presupposti idealistici, feroci e sanguinari. E dunque, dobbiamo guardare a un modello politico che esuli dal mondo borghese ed il suo maledetto 1789, e le categorie sempliciotte destra-sinistra. Al tempo antico, al tempo delle aristocrazie militari e fondiarie, al feudalesimo dell’economia curtense, esisteva l’aristocrazia vera. A quel mondo che era stato, solo di sfuggita, compreso da poche ragionevoli persone che pure ci sono a navigare nel periglioso mare delle ideologie assassine che si sono fatte strada nelle società europee da Voltaire a oggi. Perché in fondo una sorta di socialismo è quanto ci sia di più umano, ma che non può annullare l’individuo del tutto, perché comunque la proprietà privata non è l’interruzione del cammino verso l’unità dello spirito, come asseriva Hegel, ma la libertà di tutti a vivere senza perdersi nell’assoluto. E’ l’equilibrio che è mancato negli ultimi 200 anni. Il contenimento dei costumi, e dei vizi, che solo un educazione cristiana sapeva imporre, e che accresceva anche l’eroismo del singolo e il suo munus serviano nei confronti della repubblica o il re, che altro non è che la fedeltà a una comunità, la propria. Nel tempo antico, specie a Roma, valeva quello che descrisse bene Edward Gibbon: “Durante l’età pura della Repubblica, l’uso delle armi era riservato a quelle classi di cittadini che avevano un paese da amare, una proprietà da difendere e che partecipavano alla promulgazione di quelle leggi che era loro interesse e loro dovere difendere.” Il potente aspirava a combattere in prima linea, e morire in modo eroico piuttosto che vedere lo straniero dominare sulle terre ricevute in eredità dai suoi padri, e che erano costate sangue e sudore, e i primi a versarlo erano stati loro, gli odiati aristocratici; gli unici in grado di attuare l’unico socialismo che abbia mai funzionato, la protezione di chi è debole economicamente.

Tratto da:Onda Lucana by Ivan Larotonda

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