Cammino.-Ombra.-Bastone
Immagine tratta da Web.

Tratto da:Onda Lucana by Ivan Larotonda

L’intento del seguente intervento è, come spero si sia evinto dal titolo, puramente ironico ma, c’è sempre un ma, dal ma è nata la filosofia e anche un “divertissement” come questo che segue, bisogna capire che è dietro le intenzioni che si evince il male o il bene, non attraverso un semplice strumento. Dopotutto le forze dell’ordine usano manganelli per randellare gli esagitati, ultras o scioperanti che siano, spintisi oltre il lecito. Che gli stessi pubblici agenti usano armi da fuoco a fin di bene, il terrorista evidentemente no, come d’altronde, sempre quest’ultimo, arriva a rendere anche i mezzi di locomozione delle vere e proprie armi, ricordiamo le autobombe o gli aerei. La sofisticazione delle società produce sempre nuove e terrificanti forme di odio, come del resto non bisogna nemmeno tacciare i veri progressi, quelli della dignità umana, che le nuove tecnologie pur con tutti i difetti consentono. E allora? Si direbbe, da quel che è stato narrato fin qui, che abbiamo scoperto l’acqua calda, infatti: quale pazzo furioso si sognerebbe di affibbiare la responsabilità giuridica a uno strumento, nella fattispecie un bastone? Per cui non resta che indirizzare le nostre indagini, ancora una volta, verso un mondo che non è il nostro; per capire come siamo cambiati e per renderci conto che, in fondo, il primitivismo che si cela dietro un bastone ormai lo vediamo solo noi, incapaci di scorgere nello strumento semplice nient’altro che un’arma impropria, col risultato finale di comportarci, noi, come i veri primitivi, noi, iper-tecnologici, post-moderni, incapaci di relazionarci con la natura delle cose, riusciamo a concepire solo ed esclusivamente il male in tutte le cose semplici. Una scure, dato che non tagliamo più legna, la vediamo in azione solo negli orrendi filmacci horror, oppure una falce, anch’esso strumento di morte dato che: chi miete più a mano? O ancora martello e scalpello o una mannaia, solo pochi ed eroici artigiani ne conoscono l’utilizzo a fin di bene. Siamo dunque più crudeli e sciocchi rispetto ai nostri avi? I quali pure avevano un livello di ferocia ben maggiore della nostra, ma che tuttavia negli strumenti di lavoro vedevano solo ed esclusivamente questo! Più semplicemente la troppa industrializzazione, in tutto, ci ha così cullati, viziati, che siamo incapaci di costruirci, privatamente, qualsiasi oggetto, sia esso utile o semplicemente ornamentale. Di conseguenza stiamo perdendo la peculiare predisposizione dell’uomo, l’intrinseca capacità speculativa; e così che si evapora la capacità di immaginazione, quella che un tempo veniva stimolata dalla cultura del minimo indispensabile, dal necessario, da quel che passa il convento, si diceva una volta. Le camerette dei nostri bambini sono un campo di battaglia disseminato di ogni tipo di giocattolo, spesso elettronico, che annulla la creatività in quei teneri umani che iniziano lo splendido cammino della vita. Solo l’istinto all’immaginazione, anche ludica, ha sempre spinto gli uomini in direzione dello studio, nelle arti e nelle scienze, e sempre partendo dalle cose semplici. Kepler, agli inizi del diciassettesimo secolo, scoprì l’eccentricità dell’orbita di Marte, (la sua deviazione dall’orbita più circolare, comune agli altri pianeti), solo con l’osservazione ad occhio nudo, registrata poi su fogli di carta con penna e calamaio. In quanti oggi sarebbero in grado di fare altrettanto con simili, semplici strumenti? E per restare al soggetto dell’articolo: Cos’è per un moderno un bastone? Esso è semplicemente, come semplice è diventata la sua mente, un oggetto contundente, buono per darlo in testa al nemico di turno. Sarebbe bello vederlo anche come lo vedeva Talete di Mileto, che sbalordì i sapienti sacerdoti di Ammon, (che sapienti lo erano per davvero, intendiamoci), proprio con un bastone piantato nella sabbia di Giza, utilizzandolo per misurare l’altezza delle piramidi: disse infatti ai suoi astanti che, nell’ora del giorno in cui l’ombra dei corpi è pari a quella della loro altezza, (nella fattispecie il pareggio tra lunghezza del bastone e sua ombra), è possibile misurare anche le altezze dei grandi edifici. Detto questo piantò il bastone al limite dell’ombra della piramide di Cheope, poi diede ordine di stendere la fune di misurazione ai suoi attendenti, dalla base della piramide all’estremità della sua ombra, semplice e perciò geniale. Più ambizioso dello scienziato ionico fu Eratostene, al tempo della gloriosa biblioteca di Alessandria d’Egitto, il quale si impegnò nella misurazione di qualcosa di molto più vasto della piramide di Cheope: la circonferenza dell’intera Terra! Eratostene, a mezzogiorno e nel giorno del solstizio d’estate, quando le ombre sono ridotte al minimo e addirittura ad Assuan si annullano completamente perché i raggi solari vi giungono perpendicolarmente, (quindi sono diretti al centro della Terra), piantato il suo bastone ad Alessandria calcolò, misurandone l’ombra che produceva, che rispetto alla verticale di Assuan l’inclinazione dei raggi risultava di 7,2° equivalenti a un cinquantesimo dell’intero angolo giro, (360°, in cui già dal tempo dei sumeri si divideva il cerchio). Tenendo conto che la distanza tra Alessandria ed Assuan veniva misurata in 5.000 stadi,(840 Km), allo scienziato non restava altro da fare che moltiplicare i 5.000 stadi per 50, ottenendo come risultato finale 252.000 stadi, (equivalenti a 40.000 Km.). Oggi, con gli strumenti sofisticati di cui disponiamo ne abbiamo rivelato la vera circonferenza in 40.009 Km! E che dire di Archimede il quale, sempre grazie al bastone, ma questa volta utilizzato orizzontalmente, ne ha fatto una leva che, trovato un punto di appoggio, il fulcro, risulta “in grado di spostare il mondo”, come ebbe a dire l’illustre siracusano. Torniamo ad essere semplici, la semplicità è una virtù; smettiamo di cercare i cibi più raffinati o le abitazioni più lussuose, gli abiti dalle stoffe ricercate e i disegni a volte persino assurdi ma alla “moda”. Queste ultime cose le diceva un altro maestro antico, Seneca, il quale vedeva nei suoi tempi i germi della dissoluzione, gli stessi che si aggirano tra di noi e dentro di noi.

Tratto da:Onda Lucana by Ivan Larotonda

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