Alcuni accenni su un popolo eroico (settima parte)

Tratto da:Onda Lucana by Ivan Larotonda

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Immagine tratta da web.

Nel 1916 Trotsky viene convocato negli USA da Jacob Schiff. Indubbiamente il giovane “rivoluzionario” ebreo russo fu addentrato dal barone Rothschild, col quale aveva stretto amicizia a Vienna, nell’ambiente, cosiddetto, che conta. Una volta giunto nella terra delle “libertà” Trotsky fu aggregato ad altri 300 uomini con le sue stesse caratteristiche. Addestrati a Manhattan, questi cospiratori successivamente vennero inviati, a bordo del piroscafo norvegese Kristianiafiard, a S. Pietroburgo. Non andavano in gita, Schiff aveva consegnato a questi cabalisti la somma di 20 milioni di dollari. Le rivoluzioni costano, e devono essere sempre finanziate da chi è già potente, socialmente e finanziariamente; è un povero illuso chi crede che le rivoluzioni siano concepite e sviluppate dalle classi umili, costoro nella storia non hanno mai contato nulla. Vengono usate, ancora oggi, come pedine, fantaccini sacrificabili sui campi di battaglia per gli interessi “superiori”, in questo caso di una congrega di criminali che aveva individuato nel Talmud il manuale per ricostruire il mondo a proprio piacimento. Nello stesso periodo Lenin, a bordo di un treno pagatogli dalla Bundesmark e seduto su 10 milioni di dollari oro fornitigli dal banchiere Max Warburg, manco a dirlo anche questo ebreo, attraversava le terre baltiche per raggiungere i cospiratori giunti a S. Pietroburgo. Su Warburg è utile sapere che suo fratello Paul figura tra i fondatori della Federal Reserve System, la banca centrale statunitense al cui controllo parteciparono gli onnipresenti Rothschild. Di questo Paul Warburg è celebre la sinistra e profetica dichiarazione che lesse al senato USA nel 1905: “Avremo un governo mondiale, lo si voglia o no. La sola questione è sapere se sarà instaurato per adesione o per conquista”. Intanto l’impero degli zar fu il loro primo obiettivo di conquista planetaria, rappresentando la ghiotta preda nel primo quarto di novecento. Contestualmente a questi finanziamenti, altri ne sopraggiunsero dalla Rhine-Westphalion Syndicate: ennesima organizzazione di miliardari ebrei tedeschi, ma sempre su sollecito di Max Warburg. Intanto Trotsky si portava avanti nella sua scalata al successo sposando la figlia di Jivotovsky, altro, ennesimo, potente e influente miliardario ebreo. Come tutti sanno, questa pioggia di miliardi riuscì in fine nell’intento di vendicare il fallimento del 1905, facendo esplodere la “rivoluzione” comunista alle spalle dell’eroico esercito russo impegnato a combattere gli imperi centrali. Il morbo che molti definiscono, e non a torto, giudeobolscevismo, si infiltrò fin dentro le trincee favorendo la diserzione di migliaia di soldati, fino al simbolico assalto al palazzo d’invero a S. Pietroburgo e la definitiva presa del potere in Russia. Ovviamente tali potenti finanziatori reclamarono immediatamente la quota di bottino spettante dopo così copiosi investimenti. E la giunta “rivoluzionaria” bolscevica, una volta raggiunto il potere, si diede da fare per rimpinguare, e con i dovuti interessi, i loro finanziatori ebrei d’occidente. Saccheggiarono le riserve auree dei Romanoff e spedirono il mal tolto negli Usa: tra il 1918 e 1922 circa 600 milioni di rubli oro, (da una ricerca effettuata dallo storico Gary Allen), varcarono l’oceano Atlantico!

La casa bancaria di Kuhn, Loeb & co. pilotata dallo stesso Schiff, realizzò, anche grazie alle ricchezze trafugate dai bolscevichi e portate in America, un utile di 102.290.000 dollari! Oltre a questo il saccheggio proseguì con il trafugamento del tesoro imperiale, del quale la sola parte spettante alla zarina ammontava a 475 milioni di rubli oro, oltre ad altri 7 milioni in gioielli. A questo va aggiunto che la Russia zarista produceva 30 tonnellate di oro l’anno; ma di questa considerevole ricchezza il popolo russo non vide nulla, i bolscevichi avevano razziato l’inverosimile. Laddove, bisogna dirlo, i Romanoff provvedevano al sostentamento di vasti strati della popolazione secondo lo schema classico feudale: Tramite donazioni a conventi e principi locali, che elargivano a cascata alla popolazione. La socializzazione dei beni pubblici, al contrario di quanto si possa credere, si rivelò una semplice truffa a scapito di persone umili, nella quasi totalità dei casi analfabeti, che vennero illusi di essere diventati proprietari del terreno che lavoravano. In verità, rendendoli responsabili in prima persona dell’azienda o del terreno, cosa alla quale non erano preparati, li si condannò ad un fallimento annunciato, agevolando così l’opera di colpevolizzazione in prima persona con conseguente eliminazione fisica: anche con metodi di sadismo tale da far concorrenza a quello nazista, quale ad esempio innaffiare i contadini con acqua, durante gli inverni, in modo tale che i disgraziati venivano tramutati in macabre statue di ghiaccio. Ovviamente dobbiamo dire che le disastrose “riforme agrarie” furono incentivate dalla spietata giunta leninista col precipuo scopo di portare a termine il delirante progetto di genocidio della bigotta e ignorante classe di contadini, così definita dai bolscevichi; i “comunisti” si compiacevano del fatto che la carestia cominciasse a prendere piede. Negli anni ’20-’30 tutta l’Ucraina, già granaio dell’Impero, sotto il dominio bolscevico si tramutò in landa di morte. E più mugiki morivano, per via delle assurde ricette economiche dei soviet, più la carestia incalzava perché di lavoratori terrieri ve n’erano sempre di meno. Si calcola che le vittime superarono i 10 milioni! E solo in questa prima fase. Tutto questo rese possibile a Robert Wilton, preziosissimo testimone in quanto corrispondente del London Times in Russia in quegli anni orribili, di scrivere nel suo libro: “The last day of the Romanoff” che: “L’intera vicenda del bolscevismo in Russia ha lo stampo indelebile di un invasione straniera. A partire dall’assassinio dello Zar, deliberatamente pianificato da Sverdlov e messo in atto dagli ebrei Goloshekin, Symolotov, Sverdlov, Voikov, Yurvsky. Fu appunto un atto, non del popolo russo, ma di invasione straniera”. Riguardo a tale eccidio consumato a Ekaterinburg è utile aggiungere che la famiglia imperiale fu sottoposta a una fucilazione nelle forme di un vero e proprio sacrificio rituale, anch’esso voluto dal diabolico Jacob Schiff, condito di frasi deliranti, in ebraico ed estrapolate dal Talmud, che vennero scritte dagli assassini sui muri già ricoperti del sangue delle principessine Olga, Tatiana, Maria, Anastasia, la zarina Aleksandra Fedorovna, l’imperatore Nicola II ed il piccolo erede al trono Alessio. Sui giornali ebraici occidentali quali “L’american hebrew magazine” oppure il “Jewish Chronicle”, venne rivendicato il ruolo fondamentale dell’elemento ebraico nella rivoluzione bolscevica. Tanto che su 556 funzionari dello Stato sovietico negli anni 1918/19 si contano: 17 russi, 2 ucraini, 11 armeni, 35 lettoni, 15 tedeschi, 1 ungherese, 10 georgiani, 2 polacchi, 2 finlandesi, 1 kazako e ben 457 ebrei! Riguardo all’American hebrew, il suo editore, a quindici anni dalla presa del potere dei bolscevichi in Russia, scrisse sui fatti dei giorni della rivoluzione che:…” mentre in Russia fino ad alcune settimane fa non una singola sinagoga ebraica è stata abbattuta, centinaia, forse migliaia, delle chiese greco-cattoliche sono state rase al suolo.” Il reverendo George E. Simmons, sovrintendente della chiesa metodista episcopale a S. Pietroburgo tra il 1907 ed il 1918, testimoniò al Senato USA che: “Tra 388 membri del nuovo governo russo, solo 16 erano di origine russa. Uno tra loro era un nero americano. Tutto il resto, i rimanenti 371 membri, erano ebrei. Di questi 371 dirigenti bolscevichi ebrei, 265 erano americani del Lower East Side di New York City.”

Tratto da:Onda Lucana by Ivan Larotonda

 

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