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Tratto da:Onda Lucana® by Ivan Larotonda

Mentre la mia Basilicata continua a incoronare i suoi colli con le torri eoliche, rotante manifestazione del simbolico eterno ritorno dei soliti politicanti, (mi chiedo: ma non hanno nient’altro da fare nella vita?) alzo lo sguardo altrove nel resto del globo terracqueo e vedo una situazione che, a questo punto, messa a paragone con la Lucania, dipinge quest’ultima come un affresco di Ambrogio Lorenzetti, “Il buon governo”. E sì, perché nonostante la diminuzione dei trasferimenti dallo stato centrale, l’inarrestabile emorragia della popolazione locale, e dunque meno gettito fiscale, con conseguente perdita di tutto il mondo artigiano che per millenni aveva fatto la fortuna dei territori dell’interno, (i quali dovevano industriarsi a costruire e migliorare praticamente tutto) la nostra regione vanta un invidiabile posizione, rispetto al resto dell’ex Regno delle due sicilie, di primato sociale, o se vogliamo del meno peggio. Ma basta dilungarci su di una piccola popolazione di mezzo milione di abitanti, ai quali sperano di aggiungersi i tarantini! (Mah). Non potendo essere più padroni del nostro destino, dunque siamo messi peggio di prima, le decisioni calano sulle nostre teste da luoghi geografici sempre più lontani dai nostri confini, non solo regionali ma nazionali, per cui dobbiamo, ob torto collo, cercare di capire che cosa hanno deciso per noi. Ebbene, con somma meraviglia scopriamo che l’élite occidentale, quella anglo-americana sotto il cui tallone stiamo da duecento anni, ha deciso di trascinarci in una bella guerra contro il nemico di sempre, il loro sia chiaro, ossia la Russia. Ormai abbiamo perso il conto del numero di provocazioni messe in atto dagli statunitensi col precipuo scopo di scatenare la reazione russa, il che presenterebbe il solito schema, collaudato da secoli, degli americani eternamente aggrediti o minacciati, roba da contaballe, tipica dei mercanti da bazar. Prendiamo il caso delle imminenti olimpiadi invernali. Il sospetto della longa manus a stelle e strisce, sugli organi dello sport internazionale, è abbastanza fondato, (ricordiamo l’affare FIFA che vide le indagini partire dall’FBI, che non si è mai interessata agli affari del calcio mondiale e guarda caso ha svolto indagini proprio sull’assegnazione del campionato mondiale alla Russia) e ovviamente nell’intento di umiliare la Federazione Russa escludendola dai giochi, unica nel mondo, imponendogli di presentare i suoi atleti senza bandiera né inno. Non contenti ora il comitato olimpico ha da ridire su ciò che i russi tengono cuciti sulle loro tute: atleti di Russia. Perché, cosa dovrebbero scrivere, che vengono da Marte? I ragazzi non dovrebbero proprio andarci, ormai il tutto si è tramutato in una carnevalata, ma dai risvolti tragici però. E tutto iniziò con la stupidità del doping di Stato, mai realmente accertato, mai realmente indagato, tanto da fa scagionare, nel settembre scorso, 95 atleti su 96, questo nell’atletica leggera, ma l’importante era fargli perdere le Olimpiadi di Rio. E ancora altri atleti, in numero di 28, sono stati scagionati la scorsa settimana dalle medesime accuse e, si spera, potranno gareggiare alle olimpiadi invernali. Ultimo delirio di strumentalizzazione dello sport a fini politici: vietato ai tifosi russi di presentarsi sugli spalti a Pyeongchang con i colori della loro Federazione! Eppure gli USA andarono alle olimpiadi di Berlino, nel 1936, dinanzi a Hitler! Vorrebbero, lorsignori, far intendere che siamo dinanzi a un pericolo ancora maggiore? Ovvio che Putin faccia paura, ha liberato il suo popolo dalla tirannia dei mercanti internazionali, ha accresciuto il benessere della sua gente, e non solo, soprattutto ha favorito, con leggi apposite, l’aumento della sua gente; laddove gli europei li importano già bell’è fatti dall’Africa! Ora, invece, gli Stati Uniti, con una popolazione regredita ai livelli del terzo mondo, immersa nel degrado di infrastrutture fatiscenti e alle prese con epidemie di nuove droghe sintetiche e malattie subtropicali, si cruccia di costruire le mini atomiche tattiche: altro delirio antirusso. Altri miliardi che sarebbero stati spesi meglio in casa propria, e invece serve affrontare il nemico storico, questa Russia che non si piega ai diktat del mercato che, lo ricordiamo, è angloamericano. E allora pronta la nuova sfida. Più truppe in Ucraina, ad aiutare i neonazi che sfidano, provocano e attaccano militarmente i russi del Donbass, oltre che negli stati baltici e in Scandinavia, perché il pericolo di un invasione dell’Europa occidentale da parte dei russi è sempre più concreto, (dovrebbero spiegarci però per quale motivo Putin dovrebbe fare una cosa del genere). E ancora, l’intrusione in Siria, dove sono basati alcune migliaia di soldati USA, a combattere chi? Ma Assad, naturalmente, l’alleato di Putin, mica il califfo nero, personaggio più falso di quelli usciti dalla penna di Salgari. E noi? Ci si chiede, beh, noi siamo paisà, sciuscià, that’s ammore, pizza e mandolino. Seguiamo, pedissequamente, quello che dice Angelona e il funzionario di banca Macron, che poi ripetono quello che dice lo zio Sam. Non ci resta che delirare.

Tratto da:Onda Lucana® by Ivan Larotonda

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