(Teleborsa) – Le buone intenzioni del Miur sulla ricostruzione di carriera non hanno prodotto i risultati attesi: appena il 10% dei dirigenti ha emesso i decreti di ricostruzione da inviare alla competente Ragioneria Territoriale dello Stato per l’apposizione del visto e l’accelerazione di un iter che in alcune province continua ad avere una durata media di attesa superiore al quinquennio, a causa dell’alto numero di pratiche rispetto all’irrisoria quantità di impiegati delle Direzioni Provinciali del Tesoro.

Disatteso, dunque, il comma 209 della Legge 107/2015 che diceva il contrario.

Questo significa – spiega il sindacato della scuola, Anief – che il 90% del personale docente a Ata interessato si ritroverà nella stessa condizione in cui era prima: quella di attendere tempi “biblici”, prima di vedersi riconoscere il compenso adeguato al servizio svolto, con l’inquadramento del dipendente nel corretto scaglione stipendiale in base ai servizi prestati prima dell’immissione in ruolo. Vengono così meno gli annunciati effetti positivi della procedura telematica, da espletare tramite il portale Miur “Istanze On Line” e la presa in carica dalla scuola di titolarità o di incarico triennale del dipendente, riservata al personale a tempo indeterminato nella scuola pubblica che ha superato l’anno di prova.

“Le avvisaglie per un epilogo del genere – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – le avevamo avute qualche settimana fa, quando il Miur comunicò la possibilità di presentare ancora domanda attraverso le vie tradizionali, quindi lo strumento cartaceo. Ora ne abbiamo la certezza: la legge è stata fatta, ma della sua attuazione non c’è traccia. Come continua a fare scalpore la possibilità di conteggiare per intero solo i primi 4 anni di pre-ruolo, mentre gli eventuali ulteriori servizi, svolti sempre come supplente, sono utili ai fini del computo soltanto per due terzi. Significa che ad un precario con 13 anni di servizio pre-ruolo vengono riconosciuti solo i primi 4 e 6 dei rimanenti 9. Così come un’altra ingiustizia che si perpetua è quella di non riconoscere gli anni di servizio svolti negli istituti paritari”.

Non esistono servizi di serie A o di serie B; esistono attività lavorative che hanno incrementato l’esperienza del lavoratore e che devono correttamente essere riconosciute ai fini delle progressioni di carriera senza alcuna discriminazione. Inoltre, è assurdo – conclude il presidente Anief – che l’Italia ancora continui a calpestare la Direttiva Comunitaria 1999/70/CE”.

via Scuola, ricostruzione carriera: solo il 10% di domande inviate al MEF — QuiFinanza

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