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Immagine tratta da repertorio web

Il grande gelo

Tratto da:Onda Lucana® by Ivan Larotonda

Al contrario di cosa si potrebbe intendere dal titolo il gelo di cui vogliamo parlare è di tutt’altra natura, potremmo definirlo gelo etico. Il costume, la tradizione, quell’affastellarsi di esperienze personali che le generazioni precedenti hanno lasciato a noi posteri e che viene definita cultura, ebbene tutto questo, dopo essere stato sottoposto a giornaliere dissacrazioni e canzonature, che durano da oltre cinquant’anni, è finito sotto una coltre di ghiaccio. Un mondo, questo, che vergognandosi di continuare a chiamarsi romano, perché erede del suo immortale diritto, ha scelto di definirsi con un appellativo geografico, offrendo una ragione postuma a Metternich, quando asseriva che l’Italia era una semplice espressione geografica; ora, dopo la vittoriosa guerra del liberismo contro gli stati nazionali tutto risulta essere semplicemente, superficialmente, (ed è tipico di chi ragiona solo sui bilanci economici), un luogo. Quale luogo sia non è concesso specificarlo con termini culturali, infatti anche le Nazioni sono state declassate a Paesi, insomma qui è tutto un cimitero, come le armate napoleoniche o hitleriane anche le armate liberiste si sono congelate, e senza confrontarsi con un nemico, né climatico ne tanto meno militare. La struttura capitalistica si brucia e spegne da sé, si consuma come una candela, più spesso come un cerino; quello che oggi va per la maggiore dopo pochi mesi è da buttare perché obsoleto. Tipico di questo mondo frivolo sono le canzonette che si bruciano nell’etere nel giro di poche settimane; ad esse continuerò a preferire la gloria del canto gregoriano, fatto per l’eterno, non a caso suscita le più profonde emozioni ancora oggi. E così quando una cosa brucia troppo in fretta il risultato finale è di rimanere sempre al buio, al freddo, le due manifestazioni fisiche dell’assenza di fuoco. Stancamente, per l’appunto freddamente, continuano a ripetersi i frusti riti laici delle elezioni: ai voglia a presentare il programma più bello, più equo socialmente, tanto alla fine governano sempre i “sacrosanti mercati” e si farà sempre come dicono questi. Se vuoi distrarti con qualche spettacolo si possono seguire varie carnevalate cine-televisive, pressapochiste e per l’appunto recitate col calore di un fiume siberiano. Il campionato di calcio attuale poi è così scadente che una squadra può permettersi il lusso di non vincere una partita per ben due mesi, l’Inter, ma restare ancora al terzo posto laddove in altri tempi, felici, caldi, quando c’erano più squadre competitive, sarebbe scivolata in zona retrocessione. Gli stadi vuoti, freddi, e i miliardi detenuti da gente che non capisce un cazzo di calcio, ed è un fenomeno mondiale, distruggono i vivai e i sogni di squadre di provincia ogni qualvolta cercano di creare una squadra di buoni calciatori, costituiscono la prova regina di come siamo ridotti. Consoliamoci però nella speranza, certo perché un uomo può vivere solo se ha progetti, se specula; d’altronde il pensiero astratto è sempre stato il “pezzo forte” dell’uomo occidentale, (non si dice bianco sennò siamo razzisti, i bianchi notoriamente non esistono, sono una sfumatura di color ambra troppo schiarito), e dunque quale sarebbe la speranza di riscaldare questa società congelata dai suoi stessi stereotipi neoliberisti? Ma è ovvio, una guerra! Certo, una guerra col nemico di sempre, contro la Russia! Ecco signori l’unica soluzione in mente nelle oligarchie del “mondo libero” da 200 anni a questa parte, andare a giocare nella tana dell’orso. L’isteria americana, tipico esempio di puerilismo politico di una dopotutto giovane potenza, e per questo immatura, non sopporta l’esistenza di un altro che gli faccia “concorrenza”, perché il benessere che si registra nella Federazione Russa è visto come una provocazione oltreoceano! E così la superpotenza occidentale si comporta come il bimbo ricco e viziato che scopre di punto in bianco l’esistenza di un mondo fuori della sua cameretta dei giochi, dove altri bambini, e uno in particolare, benché più povero possiede giocattoli belli, e forse anche meglio dei suoi, e che magari ha comprato di recente una bici nuova e non importa che il bimbo ricco ne abbia una ventina: da buon viziato vorrà possedere sempre quella del bimbo che percepisce come suo “rivale”. A questo è ridotta la politica mondiale mentre noi ci accingiamo alle nostre elezioni, regionali secondo il liberal internazionalisti apatridi, stando sempre attenti a non far incazzare il bimbo ricco e viziato che ci tiene a bacchetta da quasi un secolo!

Tratto da:Onda Lucana® by Ivan Larotonda

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