La professoressa Lavinia Flavia Cassaro ha urlato contro CasaPound assieme ad altri manifestanti perché è antifascista. Poi, non essendo sufficiente, ha augurato la morte ai poliziotti e carabinieri che “proteggono il fascismo”.

Questa cosa mi fa orrore.

L’orrore estremo, indiscutibile e per me intollerabile dell’etica come guida al comportamento, una cosa adatta a chi ha moralità traballanti e si aggrappa a ideologie, fedi, codici comportamentali che sostengano l’animosità animale della primordiale volontà di sopraffazione. L’orrore delle folle sanguinarie che linciano il nero, l’ebreo, il reo, l’altro ritenuto comunque immondo. L’orrore di quella “omologazione dei giusti” di cui parlo da un po’ di tempo qui su HR (QUI e QUI).

Se avete lo stomaco forte potete guardare il video, migliore di qualunque cronaca giornalistica.

Non fatevi distrarre da questioni terminologiche e filosofiche sull’etica, la morale, la deontologia (in questo caso: di un’insegnante). Riduciamo all’osso il problema:

  1. in nome di un’idea ritenuta giusta si mettono in atto dei comportamenti;
  2. la “giustezza” è argomentabile solo sulla base di valori ideologici.

Quindi: se scelgo di comperare un paio di scarpe più economiche per risparmiare, in un periodo di ristrettezze, mi sto comportando sulla base di un’idea che ritengo giusta (punto 1) conseguente a un calcolo economico e a scelte operative che non dipendono da a priori (preferisco avere da mangiare e pagare l’affitto anziché le scarpe costose all’ultima moda) e quindi non rientro nel punto 2. Sul fatto che ogni nostra scelta possa essere frutto di condizionamenti esterni ho già scritto da pochi giorni e non devo ripetermi; diciamo comunque che le scelte e i comportamenti strumentali, funzionali, razionali non hanno a che fare con ideologie e fedi.

Un amico potrebbe benissimo dirmi che, visto il reddito che ho, potrei benissimo essere meno preoccupato di precipitare in povertà e mi potrei permettere un paio di scarpe di migliore qualità; se tale amico perorasse questa causa potrei essere d’accordo con lui oppure no, ma non mi sentirei aggredito, attaccato nelle mie convinzioni più profonde.

Sono ragionevolmente certo che se provassi a spiegare a quell’insegnante che si è comportata da esaltata, da autoritaria, forse forse da fascista, lei non argomenterebbe le mie opinioni ma difenderebbe a spada tratta il suo comportamento (come in effetti a fatto dopo l’accaduto) e forse inveirebbe anche contro di me.

Ecco quindi che possiamo aggiungere:

  1. quei valori non si possono mettere in discussione perché aprioristici, fondativi.

Valori “fondativi” di una morale, di una visione del mondo il cui costrutto è definitivo, inamovibile, vero.

E’ l’idea di una verità trascendente che porta alla follia le masse e i singoli. L’idea che Dio lo voglia, che la Storia lo imponga, che “Se i giusti non parlano, hanno già torto” (parole della prof in questione, che implicitamente si definisce una Giusta). L’idea finalistica di un punto all’orizzonte (molto all’orizzonte) verso il quale siamo destinati ad andare, che il motore della Storia (che la mano di Dio, la sacralità implicita del proletariato, del popolo, dei reietti) non possa che andare in quella direzione che è quella giusta, nel senso superiore di angelica contrapposta a demoniaca, di corretta contrapposta a ignobile, di salvifica contrapposta a tenebrosa e di perdizione. Le urla isteriche della professoressa, ingigantite dal narcisismo autocelebrantesi delle telecamere a sua disposizione, sono l’espressione più volgare e sfacciata di un fenomeno che in realtà è di massa: la credenza in una morale necessaria. Vera. Giusta in forma autoevidente. Ciò si riverbera nella penetrazione della religione nelle questioni pubbliche, e specialmente nello scivolamento della politica nell’etica. Pensiamo ai 5 Stelle: onestà onestà, a fronte di incapacità operativa e di programmi inconsistenti; ma a coloro che li hanno votato non importa il loro programma ma solo la loro etica, peraltro fittizia.

Adesso pensiamo a uno Stato etico: uno Stato guidato da valori esclusivi (tutte le risposte morali sono esclusive, solo il pluralismo è inclusivo) sulla famiglia, sull’educazione, sulle relazioni sociali… Vivremmo in una società distopica come molte già narrate da profeti visionari come Orwell, e come molte, purtroppo, già sperimentate nel corso della storia (la Cina della rivoluzione culturale, per esempio). Saremmo obbligati a pensare il pensiero forzosamente condiviso; saremmo costretti a comportarci secondo modalità ritenute corrette. Lo Stato avrebbe come scopo l’ordine, inteso come rispetto di tali regole. Le regole di uno stato libero sono in generale il frutto di un’etica laica, vorrei dire confuciana (visto che ho mostrato l’orrore cinese della rivoluzione culturale), in cui tutte le regole sono informate dallo stesso principio: l’inclusione. Per essere inclusivi dobbiamo rispettarci, non dobbiamo rubare, non dobbiamo sopraffare, non dobbiamo mentire… le leggi delle società democratiche occidentali, figlie delle rivoluzioni francesi e americana, discendono da questo. Ogni persona è libera di fare ciò che vuole, salvo prevaricare. Poi, certamente, le cose non funzionano affatto bene lo stesso, ma le ragioni sono altre.

Lo stato etico, invece, pretende l’esclusività: bandisce e punisce chi non si adegua, come nelle teocrazie mediorientali.

La maestra che urla il suo antifascismo non si accorge nemmeno di essere in torto(e non voglio neppure spiegare il perché, tanto è evidente), ma resterebbe un fatto riprovevole suo personale se non si riverberasse nel pessimo esempio che fornisce ai suoi allievi e – forse, se ne ha – figli e conoscenti. Come tanti intellettuali posseduti dal sacro fuoco della verità, come Erri De Luca nel caso della NoTav, come Toni Negri all’epoca delle Brigate Rosse, ovviamente facendo la tara su casi così diverse in epoche non comparabili.

Insomma: la laicità non consiste nell’evitare i sacramenti cattolici. Non riguardal’abbandono formale delle ideologie del ‘900. Riguarda il disincanto, il rifiuto degli a priori, la libertà di pensare che non esiste una verità che non sia relativa e che ogni giudizio va espresso sulla base di criteri razionali. E se hai ruoli pubblici, da insegnante a politico, passando per i magistrati e i giornalisti, devi avere spalle ampie, robuste, accoglienti, perché semplicemente non puoi sovrapporre schemi mentali esclusivi e ideologici a quelli che devono guidare, con ampia capacità inclusiva, il ruolo di educatore, guida, giudice.

via L’orrore dell’etica come guida al comportamento — Hic Rhodus

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