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Immagine tratta da web

“LA BUONA SCUOLA-IL BULLISMO” Capitolo 7°

Tratto da:Onda Lucana® by Mat Vulture

Può essere considerato come uno dei tanti mali che caratterizzano il XXIo secolo.

Da diverso tempo anche in Italia il fenomeno del bullismo viene riconosciuto come una serie di comportamenti a livello relazionale che i giovani assumono all’interno o all’esterno degli ambienti scolastici.

Il bullismo è un fenomeno crescente tra i giovanissimi, ormai presen

te anche nella scuola primaria. La sua diffusione preoccupa le autorità scolastiche, tanto che circa due anni fa il ministro dell’istruzione ne ha fatto oggetto di una direttiva ministeriale per prevenirlo e contrastarlo.

E’ dunque un problema che andrebbe inserito nell’ambito delle problematiche che i giovani vivono in età adolescenziale?

E’ opportuno però fare una chiarificazione terminologica: bullismo è la traduzione letterale della parola inglese “bulling” che ha un significato un po’ diverso rispetto al senso con cui viene interpretato nella lingua  italiana.

Il termine italiano “bullismo”è una parola molto usata nel linguaggio comune per indicare comportamenti e atteggiamenti di prepotenze tra pari in contesto di gruppo.

Il bullismo si configura come un fenomeno dinamico e relazionale che riguarda non solo l’interazione di un soggetto che predomina sulla la vittima  ma di un fenomeno più esteso che interessa tutti gli appartenenti allo stesso gruppo con ruoli diversi.

Tradizionalmente, nel nostro Paese viene considerato “bullo” un individuo dotato di molto esibizionismo, piuttosto sbruffone, che ama fare il gradasso e che spesso tende a prevaricare, senza mai però raggiungere quelle caratteristiche di cattiveria e di sadismo che invece sono tipici del fenomeno del bullismo così come viene spesso osservato

E’ quindi da considerare impropria la traduzione del termine “bulling” con bullismo.

Varie ricerche sull’argomento hanno evidenziato alcuni fattori che possono predisporre alcuni alunni ad assumere il ruolo di bulli:

L’osservatore principale  è la famiglia che deve essere in grado di saper riconoscere il bullismo, senza confonderlo con altri tipi di comportamento. Molti sono gli indicatori comportamentale (che non sto qua ad elencare ) che consentono di riconoscere se un ragazzo è stato ripetutamente vittimizzato da un compagno o se egli stesso è autore di azioni di prevaricazione.

Il bullismo, come ogni patologia comportamentale, nasce da un disagio, da una mancanza che trova la sua sperimentazione relazionale al di fuori del contesto familiare e, dunque ,quale rimane il luogo di maggiore aggregazione dove sfogare ogni tipo di aggressività o altro se non nella scuola?

E’ un fenomeno che è stato sottovalutato, come se si volesse credere che i bambini o gli adolescenti non siano in grado di mettere in atto azioni intenzionali e mirate all’offesa dei più deboli.

Si dimentica che le dinamiche che innescano il tale fenomeno partono dalla mancanza di attenzione e considerazione che i bulli non ricevono nei loro contesti di vita ordinaria e quindi cercano  affermazione e riconoscimento altrove.

Il bullismo non ha nulla a che vedere con la goliardia o l’ironia: è un fenomeno violento e criminale. Il problema è proprio questo: sottovalutare questo fenomeno, sottovalutare questi atteggiamenti, scambiare un atto vergognoso con un gioco o un passatempo. Ecco perché è importante intervenire precocemente quando sentiamo i primi campanelli d’allarme per trovare le strategie d’intervento adeguati a sostenere, aiutare e guidare i ragazzi coinvolti, nessuno escluso, sia esso bullo che vittima.

Tratto da:Onda Lucana® by Mat Vulture

 

 

 

 

 

 

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