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Immagine fornita dall’autore-Pollino

Ndrangheta lucana: il Pollino “luogo sacro” dei Basilischi. (seconda parte)

Tratto da:Onda Lucana® by Pino Colaiacovo 

La ndrangheta Lucana, una mafia senza le tradizioni storiche di quella calabrese, con l’avvento dei Basilischi vuole darsi una propria struttura organizzativa, a partire dall’affiliazione dei picciotti che avviene con un battesimo.

Un ritualismo carico di simbologia, tipico delle altre mafie. Un vero e proprio giuramento contraddistingue il momento solenne di ingresso nella “famiglia” di Ndrangheta.

Contrariamente alle altre mafie, per i Basilischi l’affiliazione dei nuovi adepti può avvenire soltanto sul POLLINO. Alla foce del fiume Sinni, luogo sacro nel quale ci si consacra alla famiglia.

L’aspirante Ndranghetista viene scortato sul luogo del battesimo, il Sinni, da tre sentinelle di omertà. Ad aspettarlo la famiglia e il suo Capo con in mano un bastone d’argento, segno del comando.

Suggestiva una parte della formula di affiliazione “Partii da Potenza  percorrendo monti, valli e colline fino a raggiungere Policoro, dove mi imbarcai su una barchetta di noce  fino alla fonte del Monte Pollino, da dove tutto si vede  e non si è visti, e dove lo scalpitio dei cavalli è frequentato solo dalla malavita  e mentre la malavita veglia la sbirraglia dorme.”

Il nuovo soldato della ndrangheta si impegna con il giuramento anche a portarla in giro “per tutti i paesi della Basilicata affinché sia tramandata nei secoli dei secoli”.

Impegno in parte mantenuto vista la diffusione  della ndrangheta in molte parti della Regione. Dell’attività criminosa dei sodalizi criminali lucani ne racconta diffusamente Anna Sergi, nel documento “ la perduta Lucania Felix”.

La Sergi, docente di criminologia e vice direttore del centro di criminologia all’università di Essex nel Regno Unito, afferma che i Basilischi “praticavano l’usura, ricettavano i titoli di credito di provenienza delittuosa, riciclavano i proventi sporchi e affermavano un controllo egemonico del territorio e al proprio interno, attraverso vincoli di comparaggio, rigide gerarchie e pagamento delle spese processuali per gli arrestati”.

Sempre la Sergi definisce esperimento di “outsourcing,” l’esternalizzazione da parte dei calabresi delle risorse da lasciar controllare ai clan locali della Basilicata, per goderne i vantaggi col minimo sforzo, emblematico quello dell’appalto di costruzione dell’Ospedale San Carlo di Potenza e la gestione dell’usura.

(Continua)

Tratto da:Onda Lucana® by Pino Colaiacovo 

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