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Da Giorgio Santoriello – 10 marzo 2018

Cappotto! Ma di cosa? Ai lucani ed alla Basilicata da decenni hanno fatto “le scarpe”, non c’è una maggioranza numericamente qualificata, il livello medio degli eletti non è salito di qualità, basti vedere numerosi casi di indagati e magheggiatori seriali di finti bonifici e detrazioni, e quindi cosa c’è da esultare?

Rousseau l’hanno messo in soffitta, dopo le finte parlamentarie ( fatte su misura per i portavoce uscenti e relativi collaboratori, anticostituzionali perchè contemplavano reato d’opinione e militanza in altre forze politiche ma con una data precisa, derogabile in casi specifici non chiaramente riportati nel regolamento, come ridicolo è stato il mancato obbligo del 335 che qualche figuraccia l’avrebbe evitata ) e quando Di Maio sceglie la squadra di governo non usa neanche la rete per chiedere se la base approvi o meno le nomine. Una base che serve su chiamata, che ha partecipato si alla scrittura del programma ma con quale vincoli di risultato sull’attuazione del medesimo? Le agorà come le graticole fanno parte di una lingua che non esiste più, meglio parlare di Terza Repubblica, neanche fossimo nella Francia del 1870, meglio fare marketing perchè la politica meritocratica se ci fosse stata nel Movimento forse candidato premier e staff sarebbero già stati rimaneggiati più volte. Di Maio ha fatto capire chiaramente che il Movimento non è una forza territoriale, infatti i territori vengono esclusi dalle scelte e dalle consultazioni delicate, dai territori non si prendono i cittadini più attivi e meritevoli ma nei momenti topici si devia verso sconosciuti, silenti, consulenti ed indagati per riciclaggio.

Fino a qualche settimana fa una parte della base lucana chiedeva giustamente presso l’Hotel La Salitella, la testa di Pedicini, il responsabile eterodiretto della campagna elettorale lucana ( in merito non sono mancati casi di candidati referenti territoriali per la campagna di fatto esclusi senza motivazione – ndr ), ed oggi invece rabbia ed indignazione sono sedati tra feste e selfie con gli eletti, mentre il Consiglio di Stato dà il via libera alle concessioni minerarie nelle Jonio con l’airgun e nell’Adriatico, ed a breve l‘Italcementi di Matera potrà aumentare emissioni e rifiuti trattabili. Cosa fa il Movimento dinanzi allo scempio del territorio lucano oltre che festeggiare da giorni? Tra feste e foto come stiamo cambiando la realtà? Alle prossime regionali se continuiamo con questa rivoluzione invisibile ed impalpabile nei territori, quali risultati prenderemo? Quale politica è possibile senza i territori? Non è questo il Movimento che sognavo, questo sembra ormai in buona parte e nei momenti topici un esperimento di massa di controllo della rabbia popolare. Il Movimento non può scegliere per i territori e contro i territori, con una regia priva di nomi, responsabilità e curriculum pubblici: il Movimento o torna nella mani della base o sarà solo un Grande Fratello.

Col silenzio e l’ignavia non si è utili alla Basilicata ma si può far carriera nel Movimento, è chiaro, che come i partiti, esso diventa sempre più autoreferenziale pensando di vincere senza meriti sul campo ma ricorrendo solo a gazebo e beneficenza, con un marketing diretto alla pancia di un elettorato sempre meno informato, usando due lingue, una sul web bella ma nella realtà inesistente ed una segreta, usata tra i vertici, che smentisce l’etica del web. In Basilicata la stella dell’ambiente e quella dell’acqua quando le abbiamo perse?

Fonte:http://analizebasilicata.altervista.org/blog/il-silenzio-che-offusca-le-stelle/

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