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Immagine tratta da repertorio Web

Il sessantotto è finito

Tratto da:Onda Lucana® by Ivan Larotonda

Da alcuni anni a trascinarsi sempre più stancamente nonché ferito nell’orgoglio, è l’ultimo stadio della modernità, l’estremo carpisci il giorno, niente più che il tracotante sistema sociale, totalitario più dei precedenti, uscito fuori dall’unione tra liberalismo e socialismo. Due correnti politico-economiche dimostratesi molto simili tra loro, soprattutto a partire dalla celeberrima “rivoluzione” dei costumi che viene denominato sessantottismo. Aggiungiamo solo questo, per completezza, che tali “entità” ebbero bisogno soltanto di smussare alcuni spigoli delle proprie ideologie e poi tutto è combaciato perfettamente in un sistema politico passato alla storia come socialdemocrazia.

In buona sostanza l’intero apparato antitradizionalista è confluito in tale formazione culturale prima ancora che politica. Fu così che dalle “barricate” universitarie corroborate da sesso libero, sitar indiano e LSD venne fuori la “gloriosa” classe dirigente che ha trascinato l’intero occidente sul baratro demografico ed economico: complimenti. Se questa gente fosse stata pagata da potenze estranee e nemiche al mondo occidentale, ebbene bisogna ammettere che il lavoro l’hanno svolto perfettamente. Purtroppo non è così, nessuno ha pagato i geni che hanno liberalizzato i vizi privati e tarpati quelli sociali; semplicemente ci siamo fatti male da soli.

Queste derive nichiliste partorite dalla mente dei vari Rousseau, che dall’originale in poi hanno stampato gli stessi programmi destrutturanti della società dei padri, hanno agito per puro spirito modernista, nel vero senso del termine. Condannati all’aggiornamento continuo; a bruciare tutte le esperienze senza immagazzinare nulla: nasce ad ogni nuovo giorno come l’Adone del mito, in questo si è tramutato l’uomo moderno, occidentale; un viziato senza passato né futuro, ma solo eterno presente. Una speranza, tuttavia, si intravede all’orizzonte; pare infatti che al pari di un ingordo che dopo aver divorato diverse mense ormai è satollo, anche l’umanità di quest’angolo di mondo è giunta alla sazietà, non ne può più di trasgressioni e pare aneli a ritornare nell’alveo della tradizione.

Infatti è questa la caratteristica delle trasgressioni: consumarsi in breve tempo. Sono mode passeggere, si potrebbe dire giornaliere, per l’appunto, che passano come i temporali estivi, brevi e violenti. Da queste macerie sociali sta sorgendo un mondo nuovo e antico allo stesso tempo, ossia il mondo dei valori eterni, tradizionali. E mi sembra ridondante elencare vari esempi, basa guardare intorno per vedere i vizi tramutati in virtù, di come tracotantemente e fulmineamente si siano imposti; e ancor più rapidamente, è più di una certezza, si spegneranno. Forse anche per effetto anagrafico i “vecchi leoni” ex libertini, ex scrittori, ex artisti, ex economisti, ex politici ecc. se mai sono stati tutto questo, e ne dubito fortemente a giudicare da quello che hanno lasciato ai posteri, saranno liquidati in poche righe dalle future generazioni. Tornerà presto lo Stato, e sarà di nuovo padrone di stampare moneta nazionale; la smetterà di chiedere prestiti ai privati, summa delle assurdità. Finirà anche la “moda dei pontieri” e si torneranno a costruire ponti levatoi, il che vuol dire che si alzeranno quando ce ne sarà bisogno, e qui l’esempio ci vuole: I dazi doganali dell’amministrazione Trump sono la più bella iniziativa economica fatta dagli Stati Uniti dal tempo del piano Marshall.

Una società seria, efficiente, non inscena un carnevale al giorno, o una marcia per i “diritti” a seguito del dettato dell’aprire le porte e costruire ponti. Se si aprono le porte a tutti, entra di tutto, nel bene e nel male. E’ forse sbagliato pretendere il meglio per la propria società? Laddove come meglio potremmo intendere anche la forma di governo di tipo socialista, la quale comunque, è un dato storico inconfutabile, per poter funzionare deve avere contorni nazionali; essere definito entro confini culturali certi, ossia formati dalla stratificazione storica delle esperienze delle generazioni passate di un determinato ethnos, l’anima dei popoli di cui parlava Gustave Le Bon. Ecco perché possiamo dire, e voglio essere ottimista come non mai: il sessantotto è tramontato per sempre. Perché i popoli rigettano tutto ciò che è oggettivamente artificiale, come era artificiale la liberazione dei costumi di quegli anni; e com’è oggi coatta e deliberatamente dispotica la creazione a tavolino della nuova umanità occidentale attraverso l’Unione Europea e lo sbarco di milioni di africani.

I prometei hanno i giorni contati, resistiamo ancora un po’, la trincea è nostra amica; teniamo lo sguardo fisso a oriente, all’amica Russia; questa grande federazione ci indica i valori della tradizione, come fare a sbarazzarsi dell’artificio politico di turno, e lei si è liberata da quello bolscevico tornando così nell’alveo della tradizione zarista. Che il guardare al Cremlino sia la strada giusta lo dimostrano le isteriche iniziative diplomatiche antirusse della classe sessantottino-mondialista al potere negli Stati del patto atlantico. Chiudiamo per sillogismo: Se l’occidente vuol far la guerra a Mosca, sia chiaro senza nessun motivo, vuol dire che ha invidia per un modello politico-sociale che lì funziona e che “rischia” di rappresentare un esempio anche in occidente, all’interno del quale i popoli potrebbero liberarsi, finalmente, dal liberalismo.

Si lamentano dei quattro mandati a Putin e del settanta per cento delle aziende russe in mano allo Stato, e allora, dove sta il problema? Perché esiste forse una sana concorrenza dalle nostre parti? Il capitalismo non prevede alla sua base la competizione, e quindi la fagocitazione delle aziende più piccole da parte delle più grandi, le quali poi in seguito a varie fusioni si tramutano in colossi e multinazionali che finiscono per essere detentrici del potere reale in un qualsiasi luogo geografico del pianeta? Credo alla fine che convenga sempre il monopolio ultimo, o sarebbe meglio l’ultima parola, allo Stato. E’ giunta l’ora che i transazionali-multietnici si rendano conto, una volta per tutte, che la ricreazione è finita per davvero, e non è rimasta solo tra le frasi celebri di De Gaulle, ma ormai sono in tanti a dirlo.

Tratto da:Onda Lucana® by Ivan Larotonda