“Credo fortemente che con la Lega di Matteo Salvini si possa fare un buon lavoro per questo paese. Possiamo fare cose molto importanti”. Il giorno dopo la sentenza sulla trattativa Stato-mafia, Luigi Di Maio manda un altro messaggio – l’ennesimo – al leader del Carroccio. So bene il momento politico che sta vivendo la Lega, ma ho avuto modo di testare la sua affidabilità quando abbiamo eletto le cariche istituzionali in Parlamento – ha proseguito il capo politico del M5s – e sono sicuro che se firma un contratto di Governo tiene fede ai patti”.

Cosa pensi Salvini è cosa nota e il segretario leghista lo ribadisce in ogni occasione utile. Ma l’ostacolo sulla via dell’altare con Di Maio si chiama sempre Silvio Berlusconi. Dopo gli insulti rivolti ieri ai grillini (“sono un pericolo, a Mediaset pulirebbero i cessi”), ma soprattutto l’apertura al Pd che ha mandato su tutte le furie ‘Matteo’, oggi il leader di Forza Italia è tornato a parlare. Nel Centrodestra va “molto bene, ho parlato anche con Giorgetti, siamo sempre assolutamente convinti che dobbiamo fare un Governo – ha detto Berlusconi a Campobasso (Molise) -. Il Centrodestra è unito e Salvini è la persona che deve esprimere il leader, tutto come il prima”. Meglio: “Non ho mai detto – ha aggiunto – di voler fare un Governo con i voti del Pd, con il Pd non c’è nessun contatto e rapporto in corso. Io ho solo detto che avremmo dovuto come Centrodestra presentarci in Parlamento con il nostro programma e raccogliere i voti di tutti coloro che non ritenessero cosa buona per l’Italia e per loro andare a nuove elezioni”.

Già, il Pd. Per adesso, i dem restano alla finestra. Il segretario reggente, Maurizio Martina, ribadisce: “Adesso noi dobbiamo fare una cosa: aspettare le indicazioni del Presidente Sergio Mattarella e capire quale sarà lo scenario da lunedì. Noi vogliamo essere assolutamente rispettosi di questo passaggio che il Presidente sta facendo”. Poi, arrivando al Salone del Mobile, Martina aggiunge: “Quello che abbiamo visto fino a qui da parte dei cosiddetti vincitori è sinceramente uno spettacolo sbagliato. Siamo al 48esimo giorno di stallo, di polemiche veti e contro-veti. Diciamo che siamo passati da ‘prima gli italiani’ a ‘prima i fatti loro’ e questo è inaccettabile per un Paese che ha bisogno di certezze, di serietà e di responsabilità”.

“Mi sembra che oggi il M5s stia alacremente lavorando per costruire un asse con la destra, ed è una cosa sulla quale è giusto che anche i molti elettori di Centrosinistra che hanno votato per i Cinque stelle riflettano – dice invece Andrea Orlando -. I loro voti, dati spesso anche come elemento di critica al centrosinistra e al Pd, oggi saranno utilizzati per costruire un rapporto con Salvini”. Per il Guardasigilli uscente, dunque, all’orizzonte c’è solo la famosa e tanto inseguita saldatura tra Lega e pentastellati. Forse in questo momento anche il Pd potrebbe fare un passo avanti. Ma, ribatte l’interessato, “non si capisce in quale direzione. Onestamente ho sempre ritenuto che il Pd dovesse stare in campo, fare le proprie proposte, cosa che alla fine è avvenuto. Però ora non possiamo essere interessati alla convergenza fra Lega e M5s. E non possiamo esserlo in alcun modo”.

Aperturista invece il sindaco di Milano, Giuseppe Sala: “Auspico assolutamente il dialogo tra Pd e M5s, partendo dal presupposto che ovviamente su alcuni principi fondamentali bisogna pure intendersi”. O meglio, “su quattro o cinque cose fondamentali”. E ancora: “Il Pd non dimentichi”, è l’ultimo monito di Sala, che “tanti dei Cinque Stelle sono dei nostri che oggi sono parcheggiati dall’altra parte”.

via Quanto costa l’assenza di un governo — paolo politi

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