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Immagine tratta da repertorio Web

LE NOSTRE MAMME (2)

Tratto da:Onda Lucana® by Gerardo Renna

Quando ad una delle nostre fontane (1)
o giù al Banzullo (2) a lavare i panni andavano e con loro ci portavano,
noi bambini molto contenti eravamo.
Mentre i panni lavavano e fra loro, allegramente, chiacchieravano,
noi, liberamente scorrazzando, nell’aperta campagna giocavamo.

Le nostre mamme non andavano mai al mare,
ché sempre dovevan lavorare ed i figli, ch’eran tanti (3),
con fatica e con amore allevare.

Lavare, stirare, cucinare, rammendare
ed il pane per tutta la famiglia impastare.

Tutto a mano dovevan fare,
perché allora nessun macchinario c’era che la fatica potesse alleviare!

Chine, per ore, i vestiti dei familiari stavano a rammendare,
ché a lungo, il più possibile, dovevan durare!

Davanti all’ardente camino,
anche d’estate, ogni giorno dovevan cucinare,
mentre la fiamma il viso loro bruciava,
il fumo gli occhi irritava e faceva lacrimare,
ed il sudore, loro addosso, le vesti inzuppava!

Per il pane far lievitare,
il “crescente”, la sera, dovevan preparare
ed il mattino dopo, di buon’ora, quando buio era ancora,
energicamente il pane, con le mani, impastare.

Al forno le grosse pagnotte, su di una tavola in testa,
anche se pioveva, nevicava o la bora le sferzava,
poi subito portavano.

Al gelo o sotto il sole che, impietoso, le ardeva addosso,
anche nei campi, spesso, le nostre mamme lavoravano!

D’estate, ora, tanti vanno al mare
per nuotare, divertirsi ed abbronzarsi.

Le nostre mamme, invece,
a zappare, a spigolare o nel bosco andavano
a raccogliere rami secchi da bruciare
per cucinare e la famiglia, d’inverno, riscaldare.

Dopo il tramonto, stanche per il faticoso lavoro,
a casa a piedi tornavano
con in testa pesanti fardelli di legna o sacchi pieni di spighe,
sotto il cocente sole spigolate!

Così scure diventavano,
ché a lungo sotto il sole sferzante dovevan stare!

Bianche lenzuola e panni vari,
a funi, da alcune “crocce” (4) tenuti tesi,
le nostre mamme, al lato delle strade,
appendevano al sole ad asciugare.

Quelle strade sprizzavan allora
di allegri umori e svolazzanti colori,
come alla festa del paese, quando noi bambini
la gioia più non riuscivamo a contenere,
ché sempre più si rendeva palese!

Funo di Argelato, domenica 16 giugno 2013,
ore 16,44, in via Bellini, 4

Come di recente (13 aprile 2013) ha scritto il mio caro amico Tonino (5)
in una sua bella ed umana composizione poetica
che porta lo stesso titolo e dalla quale ho preso lo spunto per questa mia opera,

“A queste nostre mamme
dovremmo dedicare
un monumento
grande grande grande,
talmente grande da poterlo ammirare
dall’angolo più remoto
del firmamento!”
Grazie, Tonino!
E ricorda che il tempo e la trascuranza….possono solo attenuare,
ma mai e poi mai spegnere il sentimento (sempre vivo) dell’amicizia!

1) nostre fontane: FONTANELLA, FONTANA GRANDE, FONTANA DEI MONACI, FONTANA NUOVA.
2) Banzullo: un ruscello che scorre alle pendici di Banzi, da nord-ovest ad est.
3) I figli,ch’eran tanti: la media era di cinque figli a famiglia, con punte per qualche famiglia di oltre dieci!!!
4) “crocce”: pali di legno, più o meno lunghi, a volte anche storti, con una biforcazione alla sommità,
che serviva a tenere tesa e sostenuta la fune dei panni stesi ad asciugare
5) il mio caro amico Tonino: uno dei miei più cari amici di Banzi e di vecchia data (1968-69). Poi,
come me, emigrato e trasferitosi al nord della “nostra” penisola (ora, purtroppo, non solo nostra…!) a Pettenasco, in via …………..?
(Booh………!Non è dato saperlo……! Mistero della fede! Fino a quando………!?! Ancora ed ancora: booh…….!!!).

Tratto da:Onda Lucana® by Gerardo Renna

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