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L’Inizio dell’inferno.

Tratto da:Onda Lucana® by Angelo Ivan Leone-Docente di storia e filosofia presso Miur

La guerra in Afghanistan iniziò nel 1979 e si concluse con il ritiro dei sovietici nel 1988. L’invasione venne dettata dalla preoccupazione del Cremlino che non voleva assolutamente un governo islamico a stretto contatto con le repubbliche meridionali sovietiche anch’esse a maggioranza musulmana. Il causus belli avvenne quando il re Zahir fu deposto e ucciso da una rivolta. Questo provocò l’intervento armato russo voluto fortemente dall’allora segretario del partito sovietico Breznev, sotto il quale il rafforzamento della potenza militare dell’URSS raggiunse il suo apice.

La guerra ebbe una statistica terrificante: a metà del conflitto in Afghanistan rimanevano 10 dei 15 milioni di abitanti: circa il 30% della popolazione era morta o in esilio. I morti erano accatastati in fosse comuni adiacenti ai campi di concentramento e i profughi erano 5 milioni. La mortalità infantile per denutrizione raggiunse l’85% nell’inverno 1985. I russi distrussero centinaia di villaggi, entrando in ogni abitazione uccidendo indiscriminatamente donne e bambini. Un dato emblematico di questa carneficina è quello riportato nella triste contabilità del campo di concentramento di Poli Charki, 6 miglia ad Est di Kabul, dove tra il 27 aprile 1978 e il 5 gennaio 1980, 27 mila persone vennero giustiziate.

Tratto da:Onda Lucana® by Angelo Ivan Leone-Docente di storia e filosofia presso Miur

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