Il G7 di quest’anno in Canada, come del resto quelli precedenti, non è servito assolutamente a nulla anche se è costato una follia. La sola cosa interessante è la strana ambivalenza che il vertice ha lasciato trasparire: da una parte l’isolamento degli Usa che impongono sanzioni alla Russia, all’Iran e di fatto ai Paesi europei che hanno intensi commerci con questi reprobi, dall’altro la palese accentuazione imperiale di questo isolamento che pretende di dire agli altri cosa devono fare, pena vendette commerciali e azioni legali ovviamente portate avanti da giudici americani. La cosa ha anche un suo risvolto simbolico nell’abbandono anticipato da parte del presidente Usa di un consesso che evidentemente considera inutile e impotente, non prima però dopo aver dettato le sue direttive alla servitù perché si comporti bene in sua assenza.

Da questo si vede benissimo che la politica di Trump non va affatto controcorrente rispetto a quella delle precedenti amministrazioni, ma si sovrappone ad esse con un nuovo livello nel quale il protezionismo di America First si rivela nient’altro che uno strumento di globalismo geopolitico. Naturalmente se nel breve periodo questi atteggiamenti da western di bassa lega possono anche intimorire e funzionare, andando avanti nel tempo essi finiranno per alienare agli Usa buona parte del pianeta che è già dentro un processo di multipolarizzazione: una cosa è essere padroni fingendosi partner, un altra è avere bisogno di partner volendo essere padroni. D’altra parte un’economia che si basa sul dollaro come moneta centrale e sul consumo folle a debito non ha altra scelta soprattutto anche perché gli altri con la loro obbedienza hanno lasciato che le cose evolvessero malignamente su questa strada senza correttivi. Ma se per esempio domattina scoppiasse una nuova crisi subprime visto che la situazione ricorda molto da vicino quella del 2008, e anzi appara ancora ancora più drogata cosa succederebbe? Vedremmo il pistolero incazzato con il dito sul grilletto o il cow boy disarcionato e inseguito dai Sioux che implora un cavallo per metà del suo regno?

Il fatto è che l’inutile G7 canadese si è rivelato invece una efficace sfera di cristallo che mostra con chiarezza assoluta la progressiva disintegrazione del mondo occidentale, con un’ Europa in mano a un’ insensata  oligarchia burocratico – lobbista e tenuta insieme  dagli interessi dall’ordoliberismo tedesco dove le forze centrifughe stanno ormai prevalendo, con gli Usa ormai sconnessi da un rapporto di reciprocità anche solo formale al vecchio continente e in procinto di perdere la parte di Asia conquistata dopo la seconda guerra mondiale, entrambi in via di essere scalzati in Africa dai cinesi. Tra una quindicina di anni, sempre che nel frattempo non ci venga regalato un olocausto nucleare, la Cina e l’Asia ad essa afferente saranno di gran lunga il mercato più ampio del mondo e le attività economiche dovranno guardare a Pechino più che a Washington decretando un’epocale transizione di mondo  Questa fratturazione e incipiente perdita di centralità è stata così evidente al G7 canadese che paradossalmente Trump, (immediatamente seguito da Conte che ha voluto infliggere il suo colpo di coda alle idiozie piddorenziane contro Putin sparate durante la campagna elettorale), ha auspicato un ritorno della Russia nel consesso dei cosiddetti grandi e dunque un ritorno a un G8 : si è trattato più che altro di un grottesco lapsus freudiano visto che proprio la Russia le sanzioni contro di essa nate con vicenda ucraina e perpetuate a forza di bugie, le contro sanzioni per i trasgressori che vogliano avere un rapporto con Mosca,costituiscono il principale asse di divisione e frattura. Non si è  trattato certo di un contentino retorico rozzo e di pessimo gusto, trumpiano insomma,  perché  sarebbe stato comunque privo di senso nel clima del vertice, ma di qualcosa che ha preso voce dalla subliminale consapevolezza della frantumazione e del declino oltre che dalla crescente potenza della Cina contro cui si cerca un rimedio che non si può certo trovare in un contesto di ossessiva volontà di dominio.  Così che anche l’assurdo più ragionevole di certe ragioni.

via Freud al G7 — Il simplicissimus

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