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CONOSCI L’EST?

Tratto da:Onda Lucana® by Angelo Ivan Leone-Docente di storia e filosofia presso Miur

C’è un’interessante lettura, a mio parere da sviluppare, anche se non bisogna mai scadere nella dietrologia, che sostiene che, in un primo tempo, dietro l’atteggiamento dei governi dell’est contro gli immigrati, c’era la longa manus dei tedeschi. Sicuramente e storicamente i Paesi dell’est sono così contrari al fenomeno dell’immigrazione e ad accogliere nei loro territori gli immigrati, che comunque non ci vorrebbero rimanere nella stragrande maggioranza dei casi, per ragioni eminentemente politiche. In questo caso si parla della motivazione storica-politica, ossia il dato di fatto che quelle dell’Est sono delle democrazie molto più giovani della nostra e che hanno tantissimi sistemi ereditati ancora dai passati regimi dittatoriali, e non mi riferisco solo e soltanto ai passati regimi comunisti, ma anche a quelli di estrema destra che erano ben presenti in quei Paesi a cavallo delle due guerre. Basti pensare a Horty proprio in Ungheria e ad Antonescu in Romania, tanto per fare due esempi, di dittatori duri e neri.

Questi Paesi, inoltre, sono nati come forme indipendenti, per la maggior parte dopo il primo conflitto mondiale, per cui si può, a giusta ragione, sostenere che non abbiano mai conosciuto la democrazia, dalla loro fondazione alla caduta del muro di Berlino 1989-1991. Ergo è difficile aspettarsi da loro un atteggiamento meno muscolare, ma sarebbe stato ancor più giusto non farli entrare in Europa, spalancando loro le porte come, invece, chiedevano gli americani, per sottrarli alla Russia e i tedeschi per impossessarsi delle loro economie e sviluppare la loro egemonia non più fondata sui panzer, ma sullo strapotere dei “geld” o soldi. A spiegare, inoltre, l’atteggiamento che chiamare muscolare è un eufemismo, perché si dovrebbe parlare di un vero e proprio razzismo di stato, c’è anche la motivazione etnico-geografica. I Paesi dell’est sono quasi tutti Paesi che hanno fortissime minoranze straniere al loro interno, e basti pensare alle componenti tedesche in Romania, Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca, alla componente ungherese in Romania, senza parlare di quel mosaico di minoranze che sono tutti i Paesi nati dalle ceneri dell’ex Jugoslavia.

Per questo, quindi, questi Paesi sentono il pericolo del diverso, dello straniero, dell’altro sui generis, molto più pesantemente e mortalmente, di quanto lo possano sentire i Paesi dell’Europa occidentale. Per loro, infatti, questa questione etnico-geografica diviene fondante della loro stessa identità e cultura che si sente minacciata, sin dalla sua nascita, proprio da considerevoli minoranze allogene e aliene alla maggioranza della popolazione del singolo Paese. Se uno pensa a ciò che fecero gli sloveni e, soprattutto, i croati alla minoranza italiana tra il 1943 e il 1953 ne avrà un quadro ben preciso su dove possono arrivare. Sono, quindi, queste motivazioni: storico-politiche ed etnico-geografiche che hanno ampie ricadute sulla stessa cultura e mentalità di quei popoli e, soprattutto, delle loro elites a menare le danze in questo fenomeno. Il problema è che tutto questo nelle cancellerie europee, dopo secoli che abbiamo passato ad ammazzarci l’un l’altro alla fine si diventa quasi parenti, si sapeva e si sapeva anche molto bene. Ma si è preferito dare ascolto a chi voleva questi Paesi nell’Europa in nome dei soldi. E i soldi, grazie al cielo, non sono tutto nella vita. Come proprio questa Europa economica sta a dimostrare, perché se l’Europa non diventerà anche politica sarà sempre questa cosa informe che abbiamo sotto gli occhi.

Tratto da:Onda Lucana® by Angelo Ivan Leone-Docente di storia e filosofia presso Miur

 

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