UN CAVALLO E UN GALLUCCIO PATRIOTTICI

(Versione Inedita)

Tratto da:Onda Lucana® by Santino G.Bonsera

da “Tramutola nel Risorgimento”, esposizione documentaria organizzata dall’Archivio di Stato di Potenza, Circolo Culturale Silvio Spaventa Filippi e Circolo Culturale Vincenzo Ferroni.A Tramutola sin dal 1854 risulta  fondato un Circolo Mazziniano da  don Domenico Guarino. vecchio carbonaro, già aderente alla Setta dell’Unità d’Italia, e da  Luigi Giorgio Marrano, “rimpatriato” come “attendibile”  per aver partecipato  in Napoli ai fatti del 1848.Nel 1856, informatori della polizia svelano al guardiano delle carceri di Moliterno, in effetti “oratore” della polizia, cioè spia, che nelle abitazioni di don Donato Guarino e dell’avv. Luigi Giorgio Marrano si svolgono riti di affiliazione alla “Setta Mazziniana”.

Il 12 aprile 1857, di buon mattino, giunge di sorpresa a Tramutola l’8^ Compagnia della Gendarmeria Reale acquartierata a Grumento Nova, divisa in due drappelli, “armati di tutto punto e muniti dello stemma reale”: il primo, comandato dal sergente Calvise, che sembra avere il comando di tutta la compagnia, occupa per “perquirere le abitazioni di Don Luigi Giorgio Marrano”; il secondo, affidato al sergente in seconda Cassese, si porta nelle abitazioni “de’ fratelli Don Domenico e D. Donato Guarini” Don Domenico Guarini, appena scorge i militari che si dispongono a circondare il suo palazzo, commette l’imprudenza, o per meglio dire, l’ingenuità di tentare di occultare le Stanze di Nicola Sole – Sulla Tomba di Alessandro Poerio Morto in Battaglia per l’indipendenza Italiana, lacerando l’opuscolo e gettando i fogli strappati dalla finestra.

Dirà poi agli agenti di aver strappato l’opera  “per un riguardo per l’autore”.  L’opuscolo è considerato dalla polizia borbonica “sedizioso”. La casa è circondata da gendarmi e il suo gesto non passa inosservato. Il sergente Cassese ordina ai suoi di raccogliere tutti i pezzi, anche i frammenti più piccoli dell’opuscolo. che lascia su un mobile di casa Guarino, ordinando ai suoi di impedire a chiunque di avvicinarsi al corpo del reato. Date le opportune disposizioni per impedire a chiunque di uscire o entrare nel palazzo, si precipita a casa dei Giorgio Marrano per informare il sergente comandante la compagnia di aver rinvenuto nel  palazzo Guarini materiale “crimiinosso”.

Il sergente Calvise, che  ha appena iniziato “a diligenziare”  la casa di Don Luigi Giorgio Marrano con l’assistenza del Supplente Giudiziario e di due testimoni”, porta a termine frettolosamente la perquisizione e senza neppure procedere a stendere il processo verbale, abbandona con i suoi gendarmi l’abitazione di Don Luigi e si precipita dai Guarini.

Ora è tutta la compagnia che si dedica a rivoltare la casa dei Guarini, e i risultati non si fanno attendere. Oltre le poesie del Sole, viene rinvenuto un proclama elettorale, presumibilmente del 1848, di Michele Arcangelo Pomarici di Anzi. In realtà, di “sedizioso” questi scritti hanno ben poco, se non che sono la spia dei sentimenti politici di chi li conserva. Ma per la polizia borbonica il Proclama contiene “massime allarmanti e sediziose” e perciò costituiscono corpo di reato.

Oltre il materiale a stampa, saltano fuori armi vietate, schioppi, baionette, pistola, stilo; uno pistola e una baionetta vengono sequestrate anche al loro domestico Michele Aulicino che tenta di portarle fuori dal palazzo. È un piccolo arsenale quello che custodiscono i Guarini, soltanto per due fucili viene  giustificato il possesso per la qualifica di “guardie urbane” di Donato e do Giambattista. La perquisizione dura l’intera giornata.Donato Guarini e Michele Aulicino vengono arrestati per essere consegnati alla Gran Corte Criminale di Potenza. Intanto i mazziniani non restano inoperosi. Già mentre è in atto la perquisizione, le cui risultanze le donne di casa fanno filtrare all’esterno, i settari hanno organizzato la “trafila” tra Tramutola e Marsiconuovo.

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Quando il drappello con i due prigionieri si mette in marcia è ormai sera. Alla comitiva, si aggregano il Capo urbano di Tramutola, Francescantonio Collutiis, che si reca a Potenza “per suoi affari”, i compaesani Domenico Maglione, che deve portare un “gallinaccio” da consegnare a Potenza, Antonio Radeschi, Michele La Salvia e Vincenzo Greco, vetturini, che si recano a Potenza nella speranza di “buscare la giornata”  . È quasi notte quando il drappello giunge a Marsiconuovo, il sergente comandante la squadra ritiene che non sia prudente affrontare il lungo cammino tra colline e boschi in ore notturne, anche se i due prigionieri sono ben custoditi; oltretutto, i gendarmi sono stanchi per la marcia notturna della notte precedente e per la lunga estenuante perquisizione delle due abitazioni, il sergente Calvise perciò decide di fare tappa a Marsiconuovo, associando i due arrestati alle carceri mandamentali.

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Verso le undici e mezzo del mattino, la comitiva riprende il cammino verso Potenza, non prima di aver fornito al Guarini il mezzo di trasporto da lui richiesto. Sul cavallo montato dal Maglione, sono sistemate nella bisaccia le armi proibite, sul dorso del cavallo, accovacciato tra le gambe del Maglione, è “gallinaccio”. Giunti in contrada Pietraruggia di Marsiconuovo, un battito di ali del pennuto fa imbizzarrire il cavallo, il quale, inalberandosi, si lancia in una sfrenata corsa per la campagna. Il Maglione, abbandona le briglie e smonta dal cavallo, ma perde di vista il destriero. All’episodio assistono alcuni contadini del luogo, ma non intervengono.  il cavallo prosegue nella sua corsa sfrenata fino alla contrada Camporotondo, a un miglio da Pietraruggia, dove il contadino Matera ferma il cavallo e dove, sembra per caso, si trova il capo guardaboschi.

Questi prende in consegna la bisaccia con il suo contenuto rinvenuto: commestibili e “alcuni pannimenti”, come dichiara il guardaboschi, che consegna al comandante del drappello, ma non le armi, che il guardaboschi dichiara di non aver rinvenute nella bisaccia. Si pensa che le stesse siano state disseminate durante la corsa del cavallo. I gendarmi, e i tramutolesi, che sembrano i più zelanti nella ricerca, trascorrono l’intera giornata a perlustrare i boschi e le macchie tra Petraruggia e Camporotondo, ma delle armi nessuna traccia. L’ora tardi consiglia di rientrare a Marsiconuvo e di rimandare la partenza al giorno successivo.La Procura della Gran Corte Criminale di Potenza, in considerazione che Donato Guarini è Conciliatore a Tramutola, assegna l’istruttoria del processo al giudice istruttore presso la stessa Corte, mentre affida Michele Aulicino al giudice istruttore di Saponara.

Sottoposto a interrogatorio, il Guarini nega tutto, asserendo che le armi erano vecchie e arrugginite e non atte quindi a sparare; stato di inefficienza che non emerge dal processo verbale redatto dal capo dei gendarmi, il quale le descrive con scrupolosa precisione per qualità e condizioni  Di fronte alle asserzioni dell’imputato, il giudice istruttore chiede le “spieghe”  al sergente Calvise sulla efficienza delle armi; sorprendentemente, il sergente, nel ratificare il verbale spiega  che la pistola era ossidata, il cilindro schiacciato e non atta all’uso; che egualmente arrugginite erano le due baionette, ed una di esse che si descrisse come stilo (di quel tipo che veniva usato per le affiliazioni), aveva la forma di baionetta; e che la carta sotto il nome di Pomarici fu rinvenuta insieme ad altre servendo tutte di covertura alla scatola ad uso di conservare oggetti da bambino. È evidente che il Calvise nel cambiare la versione del verbale, dev’essere stato subornato.  

Le discrepanze tra il verbale, indebolito dalle “delucidazioni” del verbalizzante, e la deposizione del Guarini avrebbe richiesto l’esame peritale delle armi, la cui “perdita” però rende impossibile; venuta meno, quindi, la prova generica sulla natura delle stesse, gli estremi del reato sfumano nel dubbio, che in un procedimento penale esclude la colpevolezza. Infatti,  la Gran Corte Criminale il 14 maggio 1857, su conforme parere del giudice istruttore, ordina la scarcerazione di Donato Guarini.

Tratto da:Onda Lucana® by Santino G.Bonsera

 

 

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