Sarà inaugurato a Torremezzo di Falconara il prossimo 21 luglio il Museo del Brigantaggio, un nuovo spazio espositivo, fortemente voluto da Alfredo Iorio e dall’associazione culturale Massud, per fare luce su un movimento, quello del brigantaggio e del lealismo antiunitario e antirivoluzionario, che la storiografia (e la museografia) “ufficiale” ha da sempre taciuto, sminuito o frainteso, se non addirittura ridicolizzato.

Fino ad oggi, per i musei di Stato i briganti sono stati solo uomini segnati fin nell’anatomia da “una predisposizione naturale alla delinquenza”, come affermato da Cesare Lombroso a proposito del teschio di Giuseppe Villella, oggi esposto a Torino al museo universitario dedicato alla memoria del noto anatomopatologo e criminologo veronese. Per gli storici accademici, invece, sono stati solo il risultato del disagio sociale, il frutto occasionale della coscrizione obbligatoria e dell’aumento delle tasse. Pregiudizi e convinzioni di parte, finiti per diventare verità incontestate e incontestabili: qualsiasi voce contraria al dogma filorisorgimentale diventa infatti una “aggressione e una provocazione inaccettabile per l’Italia civile” e un attentato all’erosione dell’assetto democratico della società italiana, come ebbero a scrivere nel 2000 i sottoscrittori dell’appello lanciato da Alessandro Galante Garrone sulle colonne della Stampa in difesa del Risorgimento, contro gli “sconfitti dalla storia”.

Eppure un’altra verità esiste e un’altra storia può essere scritta e raccontata, come tenta di fare il Museo del Brigantaggio di Torremezzo di Falconara. Perché il brigantaggio fu un fenomeno più ampio e più complesso di quello che ci hanno detto fino ad oggi e fu, soprattutto, un fenomeno politico, mosso da due fattori tra loro complementari: da una parte la lealtà al re borbone, garante del popolo contro Garibaldi, garante della proprietà; dall’altra la fedeltà alla croce e alla religione cattolica, finite sotto l’attacco delle forze massoniche e anticlericali. La guerriglia dei briganti è tanto una guerra reale e sanguinosa contro un esercito invasore, a difesa delle proprie donne e delle proprie case, quanto una guerra spirituale di contrapposizione frontale alla modernità che avanza e all’ideologia borghese, illuminista e razionalista che si fa strada a colpi di fucile dell’esercito piemontese.

Per questi motivi, l’apertura del Museo del Brigantaggio non è un’operazione retorica, da epopea dei vinti, ma un atto di giustizia e verità: il doveroso omaggio alla storia di uomini e donne che hanno lottato con coraggio contro il potere precostituito e dominate per non perdere la loro identità, la loro storia ed i loro diritti contro gli oppressori.

Gaetano Amendola

via PER AMOR DI VERITÀ, RIVALUTIAMO IL BRIGANTAGGIO — IL TALEBANO: Come si fa una destra

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