Mazzianesimo Lucano

IN CASA DEI GIORGIO MARRANO TRA LOISIR, LEGGEREZZA DELL’INTRATTENIMENTO MUSICALE E RITI CARBONICO-MAZZINIANI

Tratto da:Onda Lucana® by Santino G.Bonsera

(Excerpta da: Mostra documentaria “Tranutola  nel Risorgimento” – Tramutola agosto 2011- Scuole Elementari  A cura di S. G. Bonsera.- Organizzata da Archivio di Stato di Potenza, Circolo Culturale “Silvio Spaventa Filippi” e Circolo Vincenzo Ferroni di Tramutola.. Allestimento curato da Arch. Antonio Noviello, Dott. Giuseppe Pietrafesa, Prof. Giuseppe Troccoli)..

Nel 1856 il Circolo Mazziniano di Tramutola era impegnato in attività di proselitismo in vista della rivoluzione che si riteneva imminente, quando l’imprudente coinvolgimento di spie governative, che agivano sotto mentite spoglie, provocò l’intervento della giustizia, ma senza conseguenze per i settari… Luoghi dell’attività cospirativa erano la casa dei Giorgio Marrano a Tramutola e il Casino di Giovanni Roselli nella campagna di Grumento Novai. luogo appartato, nascosto dalla vegetazione, ove i settari conservavano i documenti e materiale di propaganda.

Le testimonianze dei delatori sono interessanti non tanto per i  riti di affiliazione di primo grado già noti, o per il giuramento, che è ripetuto dal testimone in forma abbastanza approssimativa, quanto piuttosto per gli spiragli che ci aprono sulla cultura della sociabilità dell’Associazione Mazziniana tramutolese, sia nel favorire gli stretti legami di amicizia, sia nella circolazione delle idee che nell’aspirazione della nuova borghesia a una cultura più aperta sino a coinvolgere le donne e nel dedicare il loisir a forme di cultura che elevano e ingentiliscono l’animo e lo rendono disponibile a realizzare il   bene comune. Questi  mazziniani provengono quasi tutti dalla esperienza carbonara e approdati al mazzinianesimo della Setta dell’Unità Italiana. dico questo,

perché era anche nella tradizione della carboneria tramutolese favorire l’occupazione del tempo libero del popolo in  quelle attività culturali che favorissero la sociabilità, la formazione di idee di giustizia e di libertà ed educassero a costumi ispirati ai principi evangelici secondo la morale cristiana. Le compagnie teatrali, ad esempio, erano di casa a Tramutola nel primo ventennio del 1800. come dimostra il “biglietto” di raccomandazione inviato dalla Tribù dell’Acri alla Vendita di Marsiconuovo perché questa si adoperi a far lavorare la compagnia di attori, in cui recitano anche Buoni Cugini. È notabile che nel biglietto si ponga l’accento sulla “regolarità dei costumi dell’uno e dell’altro sesso”. La Carboneria fu una scuola di rigore morale, di educazione politica, di civismo e di amore per la Patria e la libertà. A questa scuola si educarono i giovani mazziniani. Di qui il legame forte tra la Rivoluzione del 1820-1821, il 1848, 1860. È questa una tesi che ho sostenuto, sulla scorta di Antonino De Francesco, nelle mie Note storiche al “Giornale Patriottico della Lucania Orientale – 1820-1821”.

La scoperta della “Setta Mazziniana di Tramutola

Dagli interrogatori dei delatori.

Noi Giudice sudetto (Giuseppe Florentino) volendo raccogliere la dichiarazione del detenuto in questo carcere d. Giuseppe Spadafora , dietro gli  ordini opportuni lo abbiamo fatto rilevare da questo carcere per mezzo della forza pubblica, e presentato a noi libero e sciolto da ogni legame, dietro gli avvertimenti di rito ha detto chiamarsi

Don Giuseppe Spadafora del fu Carlo, di anni 29, civile, nato e domiciliato in Saponara.

Carcerato qui in Moliterno per asportazione di arma proibita.

Alle analoghe ed opportune domande, ha  risposto:

In un giorno che ora non rammento dall’inverno del 1856, io mi portai a cacciare in un mio fondo sito nelle vicinanze di Tramutola, e siccome vi era precedente concerto con l’usciere del Giudicato di Saponara, ora in Palazzo, a nome Gennaro d’Amelia, di riunirci a Tramutola dove eseguir dovea taluni sequestri, così verso le ore ventidue ivi mi recai, e presi alloggio in casa di un tal D. Antonio Vita. Perché era presto uscii pel paese nel fine di vedere l’usciere e passando per avanti la casa di d. Antonio Marrano, vidi che costui se ne stava fuori la stessa. Ci scambiammo il saluto, dopo le cerimonie mi invitò di salire sopra come feci, e nell’entrare in galleria vi trovai d. Giovanni Roselli, d. Francesco Chirichella, in allora Cancelliere al Giudicato di Saponara, d. Luigi Marrano, Pasquale Pricolo –culaturo- ed altri che ora non ricordo – e siccome il ripetuto d. Antonio Marrano è  dilettante di arpa, egli intraprese a suonare. Si ballò pure con le Signore  di famiglia, e dopo che ci eravamo ben divertiti e le donne si erano addette alle faccende domestiche, don Luigi Marrano dalla galleria ove eravamo portò in un’altra stanza insieme ai precitati Roselli, Pricolo, Chirichella ed io. Entrati tutti si posero a parlare e da po qualche momento il prefato d. Luigi così mi disse: – “Don Peppino, di noi si parla” – ed io replicando:  – “E non mi dite dicché si tratta che posso rispondervi”.

Il don Luigi a tale mia risposta siccome stava all’impiede vicino ad un tavolino, prese da un fodero di esso un pugnaletto e poche carte e mise tutto sul tavolino, m’invitò a firmare su di una di quelle carte dicendomi che in seguito avrei conosciuto i nomi degli altri, che quella era una Setta stabilita col vincolo del giuramento, e che questo si prendeva (F° 122) giurando sul pugnale.

Il d. Luigi non spiegò il nome della setta, ed io nel sentir quanto di sopra fui preso da tanto timore che quasi non fidava di labrar parola. Avvedutosi di tale istantaneo mio cangiamento, d. Giovanni Roselli così parlò: “Luigi – intendi d. Luigi Marrano – non vedi che questo è venuto da fresco dall’Armata, ed ha ricevuto molte grazie dal Re. Dopo ciò, tutti gli anzidetti individui mi imposero silenzio.- Uscito dalla casa Marrano tutto atterrito ed avvenutomi con l’usciere D’Amelio confidai quanto mi era occorso, e D’Amelio di risposta mi disse che un simile invito lo aveva ricevuto anche lui, e che del tutto però n’aveva data conoscenza al Signor Intendente della Provincia, a cui andava a rappresentare anche il fatto mio.

In Aprile dell’anno sudetto venne a casa mia il sarto Michele  Palladino di S. Chirico Raparo e parlando della famiglia Marrano di Tramutola dove era stato a fatigare da sarto, mi confidò che anche desso era stato richiesto a far parte della Setta in parola, ma che si era ugualmente rifiutato a tanto invito.

Ad altra domanda

ha risposto: io vedea che nel casino Roselli spesso andavano a riunirsi i signori d. Giovanni Roselli. D. Antonio Decilla, d. Luigi Marrano ed altri. Cosa i medesimi andavano a fare nel detto casino io lo ignoro.

Ad altra domanda

ha risposto: L’usciere d’Amelio mi disse che quanto egli sapeva in ordine alla Setta lo aveva palesato al custode di queste carcere Giuseppe Camera, il quale nel mese di Marzo ultimo si conferì in Saponara ed istruito del tutto quel Regio Giudice, il quale immediatamente e con l’assistenza di esso Camera proceduto avea a visita domiciliare nell’anzidetto casino, ma che nulla di criminoso vi si era rinvenuto, dal perché i Roselli dovettero anzitempo esserne avvertiti, ed io credo a ciò, mentre d. Giovanni Roselli  ed il di costui nipote d. Raffaele pria della sorpresa si videro frettolosi andare al casino a togliere gli oggetti criminosi, come potranno deporre Stefano Strifezza e Pasquale Spadafora.[…..]

Proseguendo il processo ed avendo esaminato i testimoni D. Giuseppe Spadafora di Saponara qui carcerato per asportazione di arma vietata, ed il sarto Michele Paladino girovago di S. Chirico Raparo dimorante anche in Saponara, son venuto a liquidare che fin dal 1856 com’essi lor dichiarano, in TRAMUTOLA erasi stabilita una Setta e precisamente nella casa Marrano, dove succedeva la riunione criminosa, e dicono deporlo con scienza dal perché ambedue in epoche diverse vennero invitate a farvi parte, anzi Paladino asserisce che allorquando venne introdotto in una stanza, D. Luigi Marrano tolse da dentro un fodero di comò un libro, uno Stile ed un crocifisso che pose su di un tavolino insiememente ad una libretta, e D. Pasquale Marrano con uno stile sguainato in mano, e D. Antonio Marrano con una pistola impugnata gl’imposero di tosto firmare la libretta. Che egli il Paladino preso da forte timore e di spavento venne costretto a inginocchiarsi, ed il D. Luigi gli fe mettere la mano su di un libro che pure tolto avea dal comò, e con l’altra toccava la Croce ed il pugnale, e lo fé così giurare:

GIURO DI ESSERE SEMPRE CONTRO IL RE E FEDELE ALLA NAZIONE, PERCHÉ DOBBIAMO ESSERE TUTTI CRISTIANI, E DI NON SVELARE COSA VERUNA PERCHÉ DIVERSAMENTE SARAI AMMAZZATO.

Dice di più il Paladino che presente al Suo ricevimento vi erano gli emarginati affiliati1) che lo salutarono come a fratello e gli dissero che la Setta era la MAZZINIANA.

Dicono parimenti detti due  testimoni Paladino e Spadafora che simile invito all’Associazione Settaria erasi fatto all’usciere D. Gennaro d’Amelio, che si rifiutò.

  1. Giuseppe Spadafora dichiara che allorquando venne egli invitato in Tramutola onde affiliarsi alla Setta vi erano presente e nella casa Marrano gli emarginati individui”2) come componenti della Seduta Settaria, e come ché vedea spesso i medesimi accedere e riunirsi nella casina Roselli in Saponara, riteneva che anche colà si eseguiva criminoso commercio.

(…)

Bonsera

A G(loria) D(el G(rande) M(aestro) D(ell’) U(niverso)

La Tribù dell’Acri all’Ordone di Tramutola appartenente alla R(epubblica) Lucana Orientale. Il giorno XXVII del  II mese (ottobre) Anno III (1820).

Alla R(ispettabi)le V(endita) all’O(ordone) di Marsiconuovo sotto il titolo distintivo “La Scuola dei Costumi” S(an( T(eobaldo) N(ostro) P(atrono)

I porgitori di questa sono individui di una truppa Comita che due volte in questo anno ha fatto le llslue recite in Tramutola. Tra costoro vi sono de’ B(uioni) C(ugini) da Noi riconosciuti. Tutti poi così dell’uno che dell’altro sesso han dato lodevole saggio della loro abilità nelle  rappresentazioni.e quello che più importa han fatto conoscere una esatta regolarità di costumi. Perciò la truppa si raccomanda alla umanità della Vendita per procurarle il travaglio acciocché si sostenesse. Addio

Sigillo piccolo: Il Segretario della Tribù Falvella                Sigillo grande Il Presidente: Francesco Paolo Cunto

(da: Santino G. Bonsera, La Carboneria a Tramutola, 2011)

Tratto da:Onda Lucana® by Santino G.Bonsera

 

Annunci