IL PAPA’ DI MONTANELLI: PREZZOLINI

Tratto da:Onda Lucana® by Angelo Ivan Leone-Docente di storia e filosofia presso Miur

Parlare di Prezzolini è in parte parlare di Montanelli. Ora se considerate che forse non basterebbe una vita intera per spiegare tutti i meriti e le grandezze che ha avuto Indro Montanelli nel suo operato di giornalista, storico e saggista, immaginatevi quanto sia ancor più ardua l’impresa di chi voglia parlare del padre spirituale e ideale del grande Indro. Proprio per questo, vogliamo semplicemente concentrare l’attenzione dei nostri lettori su quello che sicuramente fu il servigio più grande reso da Prezzolini e proseguito in seguito da Montanelli nei confronti dell’intera cultura italiana. Questo regalo, se così vogliamo chiamarlo, fu il conseguimento di un risultato che dovrebbe essere l’ambizione di ogni intellettuale, ovvero sia riuscire a farsi intendere da tutti e far in questo modo avvicinare alla cultura la massa facendo quell’opera di apostolato culturale che sfocia nel ricoprire da parte dell’intellettuale il ruolo di coscienza collettiva della nazione.

Prezzolini Giuseppe, nato a Perugia nel 1882 e morto a Lugano nel 1982, con il suo secolo di vita vissuta in Italia da italiano innamorato del proprio Paese riuscì in quest’opera. Egli fu critico, saggista e giornalista e attento ai più diversi richiami culturali e ideologici del proprio tempo di cui fu voce, anzi “La Voce”. Così, infatti, si chiamava la sua rivista politico-culturale che successe alla sua esperienza da direttore della precedente rivista fiorentina chiamata: “Leonardo”. Dopo questa esperienza, Prezzolini si apprestò, assieme ad alcuni suoi redattori e collaboratori, a dar vita a un periodico, al cui nome si legò indissolubilmente quello suo. “La Voce” nasce nel dicembre 1908 e Prezzolini la dirige fino alla fine del 1914; sono presenti nella redazione del periodico liberali come Amendola, democratici come Salvemini, filosofi come Croce e Gentile, per citare solo alcuni dei grandi pensatori che vi parteciparono.

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La rivista propose varie riforme che ancora oggi sono drammaticamente attuali in Italia: il decentramento amministrativo, la riforma del codice della famiglia, il divorzio, il suffragio universale maschile e, cosa per quei tempi scandalosa, aprì anche una discussione sulla possibilità di ampliare il diritto di voto alle donne, si interessò alla questione meridionale, e non poteva essere altrimenti con Salvemini, e all’irredentismo. “La Voce” inoltre volse la sua attenzione alla questione sessuale e al femminismo, alla scuola e alla psicologia, parlando per la prima volta di Freud, dicendo tutto questo nel 1908 e non nel ’68! Questi sono i suoi meriti ufficiali, ma ce ne sono altri che vanno oltre la pura letteratura, filosofia e politica e sono quelli di cui abbiamo parlato all’inizio di quest’articolo a cui forse va aggiunto un ulteriore merito, quello di aver saputo con il giornalismo svecchiare una lingua infarcita di arcaismi e preziosismi, rendendola più leggibile e accessibile, in un Paese diviso tra un’élite di arcadi e la stragrande maggioranza di analfabeti, cioè di schiavi di quegli arcadi.

Prezzolini non fu solo questo, ma anche lo scrittore di numerose opere fra le quali segnaliamo: “America in pantofole” (1950), “L’Italiano inutile” (1953), “L’Italia finisce, ecco quel che resta” (1958), “Dio è un rischio” (1969). A suggello del rapporto di eredità spirituale tra Prezzolini e Montanelli, vogliamo ricordare che l’ultimo articolo comparso sul “Giornale” di Montanelli, da lui fondato e diretto per 20 anni, finiva con la promessa del grande Indro di rifondare un giornale che non avesse “né padrini né padroni” e che si chiamò appunto “La Voce” in ricordo di quella di Prezzolini, maestro secondo Montanelli, soprattutto di “libertà e indipendenza”.

Tratto da:Onda Lucana® by Angelo Ivan Leone-Docente di storia e filosofia presso Miur

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