DELL’AMORE E DELLA GRANDEZZA

Tratto da:Onda Lucana® by Angelo Ivan Leone-Docente di storia e filosofia presso Miur

Questa versione di Asia non l’avevo mai ascoltata, una sorta di ballata poetica in formato rock. Questa canzone con il suo significato non ha mai smesso di stregarmi: il Leone di Venezia, il Leone di San Marco di cui ha scritto così sapientemente Guccini, rifulge in questa lirica come e più di sempre. Eppure le parole scritte da Guccini riescono ad avere, come se ce ne fosse bisogno, un valore aggiunto grazie alla voce immensa di Augusto, anzi, dell’Augusto dei Nomadi. “Leone di Venezia, Leone di San Marco, l’arma cristiana è al varco dell’Oriente.” Potremmo partire di qui per illustrare queste parole vergate d’oro cantate con voce divina. I soggetti della lirica sono, per l’appunto: Venezia, il suo leone, il mondo occidentale e l’Oriente.

Cosa c’è di così grande e immenso in queste coordinate storiche da restituirci quest’opera in una così vivida impressione, talmente abnorme, da togliere il fiato? C’è una sorta di mistero della storia, quella storia che, come diceva il filosofo, si parla di Hegel, naturalmente, è: “la più tremenda delle dee che traina il suo carro su cumuli di milioni di morti”. Questo mistero è rappresentato da questa città, Venezia, che ha una sorta di poesia del miracolo inscritta nella sua vicenda. La Venezia di Marco Polo che è un sogno assoluto di grandezza, mentre le armi cristiane distruggono e saccheggiano l’Oriente, questa città supera le stesse concezioni di spazio e di tempo.

Questo avveniva perché, mentre a Londra, a Parigi e a Madrid, insomma, nelle grandi capitali europee della cristianità c’erano le armi del buio del medioevo con la sua oppressiva regola di religione e di spada e il suo scontro di civiltà ante litteram, anche se si aveva sin dai tempi dei Greci contro i Persiani questo scontro, una città splendeva per il sogno di andare oltre ogni cosa. Questo sogno di andare oltre tutto sta a testimoniare proprio la figura di Marco Polo, vero uomo divorato dal viaggio nell’altro mondo, ossia l’Asia, di cui si ignorava quasi tutto, salvo la barbarie di cui la tacciava la propaganda cristiana, spacciata per verità santa e instillata nello stesso spirito del medioevo delle crociate. Pertanto si può giustamente sostenere, facendo un po’ il verso alla storia romana, della seconda guerra punica per la precisione, che: mentre (dum) l’Europa era al buio, Venezia, e in gran parte la stessa Italia, splendeva.

Tuttavia Venezia in quel tempo splendeva di luce propria con la fascinazione e il magnetismo che il miracolo e il mistero, di cui abbiamo detto, le dava, colorando delle loro tinte il sogno di andare oltre ogni limite fatto proprio dalla città lagunare di cui Marco Polo era assieme il profeta e cantore, l’archetipo e l’idealtipo. Venezia riuscì in quel momento storico, infatti, ad andare, in ragione della forza del suo sogno di grandezza, dove nemmeno la Roma dei Cesari era riuscita ad arrivare, nel Katai di Marco Polo. Ed ecco che si può cogliere il vero oltre che la città aveva infranto, perché aveva portato l’uomo davvero oltre tutto: spazio, tempo e, persino, se stesso. In un supremo atto d’amore verso l’uomo e l’umanità intera, lo aveva portato qui: “E l’Asia par che dorma, ma sta sospesa in aria l’immensa millenaria sua cultura. I bianchi e la natura non possono schiacciare i Buddha, i Chela, gli uomini ed il mare.

Nel titanismo asiatico e in una terra leggendaria dove Marco Polo visse per quell’uomo che era gran parte della sua vita facendo ritorno, infine, alla madrepatria per scrivere quello che può essere giustamente descritto come il vangelo degli uomini che hanno come loro sogno il viaggio: “il Milione”. La cosa che il grande veneziano e la stessa città ci raccontano, con il loro sogno di grandezza, è che il viaggio è, prima di tutto in noi stessi che lo dobbiamo compiere, per scoprire chi veramente siamo e superare le colonne d’ercole che ci autoimponiamo.

Fu perché si supero questo limes… che Venezia e l’Italia di allora ottennero e diedero i natali a quell’altra meraviglia della storia che era stata partorita proprio da questo spirito e che si chiamò: Rinascimento. Quel Rinascimento che fu davvero una storia d’amore degli uomini per gli uomini. Dopo, Guccini ha voluto parlarci e angustiarci oltre che intristirci anche della e sulla Venezia italiana. La Venezia di Stefania e lascio a lui la parola su questa sporca e nefanda faccenda. E’ un’altra storia, ringraziando gli dei. “Oh tempora… Oh mores!” Griderebbe quel protodemocristiano, come lo definisce testualmente Massimo Fini in Catilina, di Cicerone!

Tratto da:Onda Lucana® by Angelo Ivan Leone-Docente di storia e filosofia presso Miur

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