CULTURA:

La popolarità di San Rocco, cui sono dedicate in Italia più di tremila chiese e cappelle mentre ventotto Comuni e trentasei frazioni ne portano il nome, è dovuta soprattutto al suo ruolo di protettore contro la peste, che colpi ripetutamente la nostra penisola fino al XVII secolo. Oggi, sconfitta la peste, lo si invoca ancora nelle campagne contro le malattie epidemiche e le catastrofi naturali. Ma Rocco è anche protettore degli animali più umili e degli armenti, tant’è vero che in molti paesi, il 16 agosto, si usa benedirli sui sagrati delle chiese.

Simbolo dei pellegrini, San Rocco è raffigurato con il cappello largo, un mantello a mezza gamba e con in mano il bastone del viandante, al quale è appesa la zucca che contiene l’acqua.

Diversamente da altri santi medievali molto popolari, come Antonio da Padova o Caterina da Siena, su Rocco si hanno poche notizie certe perché le fonti sono lacunose e infarcite di episodi leggendari. Gli unici dati su cui tutte concordano è la nascita a Montpellier, in Linguadoca, e il lungo pellegrinaggio in Italia. La data di nascita varia invece, secondo le fonti, dalla fine del XIII secolo alla prima metà del seguente, così come quella della morte, fissata da alcuni agiografi al 1327, da altri nella seconda metà del XIV secolo.

La vita più antica che possediamo ma non certo la più attendibile , gli Acta breviora, un testo anonimo composto in Lombardia dopo il 1430, narra che Rocco, nato da una ricca e nobile famiglia, rimase presto orfano. Un giorno decise di vendere tutti i suoi beni a beneficio dei poveri e di partire in pellegrinaggio alla volta di Roma. Durante il viaggio si sarebbe fermato ad Acquapendente, vicino Viterbo, dedicandosi all’assistenza degli ammalati di peste e facendo guarigioni miracolose che diffusero la sua fama. Peregrinando per l’Italia centrale si dedicò ad opere di carità e di assistenza promuovendo continue conversioni. Sarebbe morto in prigione, dopo essere stato arrestato ad Angera, presso il Lago Maggiore, da alcuni soldati perché sospettato di spionaggio.

I prodigi che avvennero intorno al suo corpo attirarono l’attenzione dei fedeli, mentre si scopriva che da parte di madre era il nipote del governatore locale; sicché i suoi resti furono sepolti in una chiesa rimasta tuttavia ignota. Dalla metà del XV secolo il culto di San Rocco si diffuse straordinariamente in Europa, all’inizio a Montpellier e poi nell’Italia settentrionale, soprattutto nel Veneto, a Brescia e a Piacenza.

Anche in molti comuni ciociari, un tempo, il culto di San Rocco era molto diffuso ed il suo «dies natalis» diveniva spesso solo un pretesto per dar vita a feste popolari, con riti alimentari, canti, balli, corse di animali e uomini, a piedi oppure dentro i sacchi.

Anche a Paliano il culto di S. Rocco era molto sentito. La chiesetta a lui dedicata fu fatta erigere come ringraziamento per la fine di una pestilenza, e se ne ha notizia nei registri amministrativi del comune in data 13 dicembre 1641 per la richiesta di una campana. Da un registro degli Esiti e degli Introiti dell’anno 1691, viene riportata anche una voce riguardante il pagamento di giuly otto fatto a tale Carlo Galli «per due canne di saia comprate per fare un pallio nel giorno della festa del glorioso S. Rocco». La saia è un tipo di armatura tessile con rigature oblique o spinate; due canne corrispondono a circa 4 o 5 metri. Si trattava, quindi, di un drappo di stoffa che veniva assegnato come premio in una non meglio specificata competizione, come del resto è documentato per altre località del nord Ciociaria.

Ancora oggi a Paliano vengono celebrate messe nella chiesetta di S. Rocco, che terminano con la tradizionale distribuzione ai fedeli di pane benedetto. Come quello di molti altri santi, al giorno d’oggi il culto di S. Rocco si è affievolito, ma la sua festa, non contemplata tra i santi universali dal nuovo calendario liturgico, è ancora celebrata con grande partecipazione in molte cittadine italiane, anche perché è diventata l’occasione, a causa della sua collocazione calendariale, per serate con fuochi d’artificio, danze e concerti di cantanti.

Immagine:

Affresco di Rutilio Manetti ( 1571-1639), San Rocco, ormai contagiato dalla peste, si rifugia in una capanna presso Piacenza dove un cane, guidato dalla volontà divina, lo raggiunge per leccargli le ferite e procacciargli il cibo per sopravvivere. Oratorio di San Rocco a Siena.

Fonti bibliografiche:

Cattabiani A., CALENDARIO. Le feste, i miti, le leggende e i riti dell’anno, Mondadori Ed., Milano 2003.

Giammaria G.(a cura di), Il culto dei Santi nel Lazio meridionale fra storia e tradizioni popolari. ISALM Anagni, 1996.

via San Rocco, il verde pellegrino — “annotazioni di varia misura e ispirazione”

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