L’accusa di Di Maio sulle campagne elettorali pagate da Autostrade per l’Italia, respinta da Renzi a suon di ”sciacallo e bugiardo”, è purtroppo in linea con le reazioni scomposte dell’attuale governo nei confronti delle concessioni che garantiscono miliardi a una manciata di ”fortunati” che si auto-controllano e impongono aumenti di pedaggi senza garantire gli investimenti corrispondenti.

Ovvero: Di Maio, Conte e Salvini potrebbero fare una sarabanda di gol a porta vuota, ma spesso finiscono per sbagliare mira, per fretta o inesperienza, dando la possibilità di reagire a personaggi che non ne avrebbero il titolo (Renzi fra tutti).

Le porte girevoli tra il Pd e i paperoni delle autostrade sono un tema spinoso da molti anni. Senza entrare (per ora) nel ginepraio Gavio-Bersani-Penati, non possiamo dimenticare il duo Enrico Letta e Simonetta Giordani, una che ha fatto talmente tante piroette tra politica e settore privato da far venire la labirintite. Nata professionalmente con l’associazione culturale Civita, Antonio Maccanico (che ne era presidente) la porta con sé al ministero delle Poste e Telecomunicazioni nel 1996, per i due anni del suo mandato.

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Nel 1998 cade Prodi, Maccanico cambia ministero e la Giordani diventa Responsabile Rapporti Istituzionali della Wind, società che non solo era ”nell’orbita” del ministero delle Telecomunicazioni in cui aveva lavorato, ma era partecipata da Enel, una delle principali aziende di Stato. Da lì nel 2006 passa con lo stesso ruolo al gruppo Autostrade per l’Italia, e negli anni seguenti – come tutti i suoi omologhi nelle altre grandi aziende – ha finanziato think tank, eventi e fondazioni legati alla politica, soprattutto VeDrò, il network di Enrico Letta, di cui era protagonista e munifica contributrice (coi soldi di Autostrade).

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Il mite Enrico, appena arrivato a Palazzo Chigi nel 2013, la strappa al settore privato per nominarla Sottosegretario ai Beni Culturali, alla luce della fondamentale esperienza da neolaureata nell’Associazione Civita.

L’esperienza di governo dura poco: dopo neanche un anno Renzi accoltella Letta e ne prende il posto. La Giordani, che era sul palco della Leopolda 2011, cade in piedi, anzi seduta sulla poltrona da consigliere d’amministrazione delle Ferrovie dello Stato, società interamente controllata dal Tesoro, e in contemporanea viene chiamata dalla privatissima Atlantia (salendo un anello nella catena di controllo dell’impero Benetton) sempre a occuparsi di Affari Istituzionali e sostenibilità.

Per non farsi mancare nulla, nel frattempo entra nel consiglio d’amministrazione della Fondazione Ferrovie dello Stato; nel think tank Volta, creazione di un renziano a corrente alternata, Giuliano Da Empoli, e da uno a servizio permanente effettivo, Marco Carrai; e torna pure nell’Associazione Civita.

 Questo flipper di nomine e poltrone dentro, fuori e intorno alla politica potrebbe essere abbastanza per una dose di Plasil, ma non si può dimenticare uno degli elementi più imbarazzanti: l’approvazione della fusione Anas-Ferrovie dello Stato, i cui decreti furono firmati lo scorso 23 dicembre 2017 (ricordate questa data da vigilia natalizia).

In qualunque paese del terzo, quarto, quindicesimo mondo, una che fa il capo delle Relazioni Istituzionali di Atlantia si sarebbe dimessa seduta stante da questo ruolo o da quello nel consiglio d’amministrazione di Ferrovie dello Stato, visto che Anas è il principale concorrente di Autostrade per l’Italia, controllate da Atlantia, che peraltro gestisce pure aeroporti e Telepass. Invece no! La Giordani con sommo sprezzo del conflitto d’interessi resta nel cda FS, come presidente del comitato nomine e remunerazioni, mica a contare i post-it.

Questo doppio incarico durerà finché il governo gialloverde, per mano del ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, non farà decadere tutto il cda di Ferrovie dello Stato proprio per bloccare la fusione con Anas.

A quanto pare, dunque, pur avendo perso la poltrona nelle Ferrovie, la Giordani è tuttora la responsabile dei rapporti con le istituzioni in Atlantia. Non che faccia chissà quale differenza: il suo bel volto abbronzato si aggiunge a quelli di Giovanni Castellucci (ad di Atlantia E Autostrade per l’Italia), Gilberto e Luciano Benetton, invisibili ai media in questi giorni che seguono il disastro del ponte Morandi di Genova. L’unico che si deve sorbire trasmissioni tv, interviste, e insulti social è Stefano Marigliani, responsabile del tronco di Genova della rete Autostrade per l’Italia. Ma i pr non dovrebbero farsi vedere proprio in queste situazioni?

Bonus: vi avevamo detto di tenere a mente la vigilia di Natale. Beh, dovete sapere che “… In data 24 dicembre 2013, il Concedente (lo Stato, ndDago) e Autostrade per l’Italia hanno sottoscritto un Atto aggiuntivo alla Convenzione Unica con il quale si è proceduto all’aggiornamento quinquennale del piano finanziario allegato alla Convenzione, come previsto dall’art. 11 della medesima. Il predetto Atto aggiuntivo è stato approvato con decreto interministeriale del 30 dicembre 2013 (dal bilancio 2013 di Atlantia, pubblicato ad aprile 2014)

In parole povere, nei 10 mesi di Governo Letta junior, con la Giordani che si occupava di Beni culturali prima di tornare tra le calde mura dell’impero Benetton, si è fatto in tempo (la vigilia di Natale, con la gente che corre a fare gli ultimi regali, e i quotidiani che non escono per due giorni) ad ”aggiornare” la concessione di Autostrade per altri cinque anni. Il tutto è stato rapidamente approvato con un decreto il 30 dicembre seguente, tra uno zampone e uno spumante da mettere in frigo per Capodanno, e poi secretato al pubblico, che tuttora non conosce i dettagli economici della Convenzione.

Nel 2017, mentre Atlantia lanciava l’Opa su Abertis, colosso spagnolo delle autostrade, Enrico Letta entrava nel cda di Abertis. Salute!

Da Dagospia.com (qui)

via Il PD e le Autostrade. L’ex Premier Letta nel CDA di Abertis e l’ex sottosegretario Giordani in Atlantia a Capo delle Relazioni istituzionali. — massimogelmini.it

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