Consob  ammonisce il governo: pericoloso turbare i mercati”. Ecco un titolo del giorno  dopo  il disastro di Genova.   La  minaccia  di Consob: Salvini e Di Maio, facendo la voce grossa contro Atlantia e i Benetton, avevano fatto perdere “miliardi” al titolo.  Dunque  secondo questa logica,   non il crollo  del ponte ha fatto cadere le azioni dei Benetton,  ma le incaute parole dei due.  Turbativa? Aggiotaggio?   Fatto sta che immediatamente il PD èsaltato sul cavallo: “a difesa dei piccoli azionisti” e dell’azienda Benetton, Luigi Marattin, capogruppo PD in Commissione Bilancio e Consigliere economico del palazzo Chigi di prima, chiede alla Consob di indagare  se quei due al governo abbiano turbato i corsi con le loro dichiarazioni,  magari ci hanno anche guadagnato.  “Chi beneficia di queste oscillazioni di prezzo improvvise?”, insinua infatti  il Marattin.

Tipico dei PD: accusare altri ,  difendere i capitalisti  a cui hanno dato da sfruttare il monopolio naturale lucrosissimo…

Ma ecco una novita: Alfredo D’Attorre, deputato anti-renziano, passato dal PD a SEL a Movimento Democraticop e Progressista, rimbecca:

“Leggo che quelli che hanno fatto il decreto sulle Popolari  ora chiedono alla Consob di indagare sulle  oscillazioni di Atlantia.  In effetti  potrebbe esserci un’anomalia, stavolta è stato sicuramente  impossibile avvertire in anticipo  De Benedetti e Davide Serra del crollo del ponte”.

Due pugnalate precise e ben assestate: e da sinistra, finalmente.   Spieghiamole a chi  non ricorda:  è comprovato   che nel  gennaio 2015, quattro giorni prima che il governo Renzi approvasse il decreto che obbligava all’accorpamento delle banche popolari,  Renzi preavvertì al telefono lo  speculatore svizzero Carlo De Benedetti che il decreto sarebbe stato varato. Lo speculatore ci fece una puntatina e guadagnò un 600  mila euro: una briciola sulle sue ricchezze, ma si tratta di insider trading. In complicità col capo del governo.

https://roma.corriere.it/notizie/politica/18_gennaio_10/popolari-de-benedetti-telefono-696d82f0-f581-11e7-b250-16cc66648122.shtml

Davide Serra con Matteo Renzi

Quanto a Davide Serra, è un amicone di Renzi e un finanziere, padrone del fondo speculativo Algebris, con sede a Londra Anche lui è accusato di aver investito  pesantemente sulle popolari che  la loro trasformazione in Società per Azioni avrebbe fatto aumentare di valore, in quanto a conoscenza anticipata della  “riforma”.  A suo tempo un deputato di SEL, il capogruppo in commissione Finanze alla Camera, Giovanni Paglia: “La notizia che Il finanziere Davide Serra attraverso il fondo Algebris abbia investito pesantemente sul comparto delle banche popolari italiane a partire da marzo 2014, ovvero dopo l’insediamento del governo Renzi, se confermata è davvero inquietante”. Secondo Paglia “sono noti a tutti i legami fra il finanziere e l’attuale premier, così come l’influenza che il primo esercita sul secondo in materia finanziaria”. Paglia si chiede, quindi, “siamo davanti ad una gigantesca operazione di insider trading, già di per sè censurabile, o addirittura al tentativo di sottrarre il controllo di alcune fra le principali banche italiane ai soci per trasferirlo in mani amiche?”

http://www.repubblica.it/economia/2015/02/04/news/popolari_serra_risponde_a_sel_ridicole_insinuazioni_su_conoscenza_informazioni-106541557/

Ovviamente il PD e Repubblica difesero l’amicone  Renzi. L’accusa di Paglia finì nel nulla.

Soprattuto: né nel primo, né nel secondo caso, la Consob ha indagato se Renzi, capo del governo, ha turbato i mercati con dichiarazioni e confidenze e fatto (o fatto fare) insider trading  ai suoi amici. Nè alcuna Procura ha aperto un’indagine.

E nessun Quirinale s’è mobilitato in difesa dei “riparmi degli italiani”.

Men che meno la Consob ha “ammonito il governo” quando, il 21 gennaio 2016,  il capo del governo Matteo Renzi  dichiarava in tv, se ricordo: “Montepaschi è risanata,  adesso investire è un affare, il lo farei”: e il titolo della banca toscana, prima in caduta libera, risalì del 49 % , dicesi quarantanove.

Da quello  che  viene fuori in questi giorni sulla concessione che il PD ha dato ai Benetton, togliendo allo Stato e ai suoi organi persino il potere-dovere di controllo sulle manutenzioni (sicché i Benetton si controllavano da sé, lesinando enormemente su quei costi),  viene fuori del Partito Democratico qualcosa di  spaventoso: non solo e tanto un’accolta di arruffoni incompetenti, senza scrupoli, che  governavano “come ci chiede l’Europa”, riducendo l’Italia al lumicino;  ma  un gruppo umano che ha assunto – terribile a dirsi – una mentalità criminale. Quasi  una  associazione a delinquere che sistematicamente faceva affari sporchi coi milionari amici,   intascava posti (coi loro che da dallo stato per il quale dovevano fare da controllori, passavano a qualche poltrona ben pagato del concessionario  da controllare.  La prova di questa mentalità è che, appena caduto il ponte, questi invece dei morti si preoccupavano del  danno che avrebbe subito l’Azionista. Il business. Il capitalismo dei redditieri a cui lro hanno regalato pezzi di Italia.

E mica solo riguardo ad Autostrade. Anche su Telecom:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/04/06/cassa-depositi-e-prestiti-in-telecom-zingales-un-sussidio-agli-azionisti/4276498/

Adesso apprendiamo   anche questo: che Matteo Renzi, per fare il suo docufilm su Firenze che Mediaset  (dell’amico Berlusconi)  avrebbe mandato in onda, ha chiesto 2-3 milioni di euro (10 mila al minuto!,   esclama La Verità) – una cifra così fuori da ogni ragionevolezza, che Mediaset ha rifiutato. Quel che  colpisce, anzi spaventa, è il tipo di mentalità che con questa richiesta Matteo  Renzi rivela, senza nemmeno rendersene conto: da quando è uno abituato a farsi pagare milioni? Non sa confrontare la sua richiesta con  la condizione degli italiani? O ha un bisogno urgente, urgentissimo di  tanto denaro?  – Ma allora perché ha contratto un  mutuo per la villa da 1,3 milioni,  staccando assegni per 400 mila?  C’è qualcosa di infinitamente calloso, callido e malato moralmente, in un personaggio che non credevo, sinceramente, fosse a questo punto.   Rende agghiacciante la risata con cui Renzi assicura i suoi che “presto toccherà ancora a noi”, ossia che ritornerà al governo, perché “I mercati” faranno cadere questo.  Ci rendiamo conto? Si rende conto, soprattutto, lui, come le sue parole  ed atti rivelano un’assuefazione a un mondo che non è solo di disonestà politica, ma qualcosa di peggiori ambienti?

Non voglio dire la  parola per  non farmi querelare. Vista la magistratura che abbiamo, temo di perdere se la dico.

Anche perché non è solo Renzi e i suoi. Magari. Ma che dire  della Consob? Parlare di un organo dello Stato che “ammonisce” questo governo e non ha ammonito né fiatato  sui casi evidenti di  alterazione dei mercati e losche manovre,    se le fa il PD?

E che dire delle procure? Che mai hanno aperto un fascicolo per indagare sulle criminali malversazioni che emergono?

Il problema è, temo, che questa mentalità di incalliti indifferenti al popolo, sicuri dell’impunità e abituati a lucri milionari, non sia solo dei renziani. Ma di tutto il sistema di apparati  cosiddetti pubblici – tutti oggi puntati a fare resistenza passiva oattiva al governo Conte.

Diversi lettori  complottisti mi subissano perché  parli del complotto che ci sarebbe dietro  il crollo del ponte:  che dice dell’esplosione? Dei lampi? Del fatto  che le telecamere di sorveglianza non hanno registrato nulla, che  è stato un black-out, come ha spiegato il procuratore di Genova? Posso rispondervi: l’argomento non mi appassiona.  Che l’azienda concessionaria abbia potuto cancellare i video per alleggerire  le sue responsabilità,  mi sembra  persino il minimo.

L’argomento non mi appassiona perché essendo vecchio, so che tutti i  grandi attentati che hanno insanguinato l’Italia  da Piazza Fontana in poi sono stati ”false flag”, nel senso che il sangue è scorso sì, ma non come raccontano le versioni ufficiali, per lo più confermate da processi infiniti e giudici le cui sentenze “bisogna rispettare”.  Tutte e dico tutte: Piazza Fontana (1969),  strage della Questura di Milano (1973 con la comparsa dell’anarchico Bertoli dal nulla), Piazza della Loggia (1974), strage dell’Italicus (1974)  assassinio Moro (1978), strage di Bologna  (1980), e sicuramente ne dimentico alcune, sono state  deformate, insabbiate, falsificate da centinaia di interventi polizieschi e  giudiziari.

Alcune le ho seguite di persona come giornalista, e so di cosa parlo. Chi è troppo giovane, cerchi di recuperare “Strage a Brescia, Potere a Roma”, scritto da due giornalisti socialisti (Achille Lega e Giorgio Santerini), per farsi un’idea  di chi ci fu dietro ìla strage di Piazza della Loggia: se lo trova, perché appena uscì qualcuno comprò tutte le copie.

Parlate di complotti? Il complotto americano dell’11 Settembre, su cui ho scritto il primo saggio in Italia, è uno scherzo per chiarezza e limpidezza, al confronto di quelli italiani:  gli autori e mmandatri avevvano addirittura scritto in un documento, Rebuilding The American Defense, quel che volevano fare, e si trovavano come viceministri al Pentagono quel giorno…insomma non vi rifaccio la storia.

La storia dei false flag italiani è molto più celata, più sporca e indicibilE molto piùpericoloso parlarne. e.  Soprattutto perché ciò che noi giornalisti vedevamo e capivamo,  ma non ne avevamo le prove, era esposto alla magistratura.

Io posso ripetervi parola per parola quel che scrisse Pierpaolo Pasolini sul Corriere  il 14 novembre 1974:

 

Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della Cia (e in second’ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il ’68, e in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del “referendum”.
Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l’altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l’organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.

A chi dunque compete fare questi nomi?  – continuava Pasolini –   Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere.

E faceva appello a Partito Comunista

“In questo momento la presenza di un grande partito all’opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell’Italia e delle sue povere istituzioni democratiche. Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano  (…) e il resto dell’Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un “Paese separato”, un’isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel “compromesso”, realistico, che forse salverebbe l’Italia dal completo sfacelo: “compromesso” che sarebbe però in realtà una “alleanza” tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell’altro”.

Quanto si illudeva, Pasolini. Come tutti quelli di sinistra, convinti di incarnare una superiorità morale e antropologica.   Adesso abbiamo il PD che invita la Consob ad agire a difesa dell’Azionista  inadempiente.

Oggi è troppo sperare in un D’Attorre, che da sinistra critica il sistema PD e gansters associati per aver acquisito la mentalità dei padroni, per una opposizione di sinistra che sia d’accordo però almeno sul togliere le concessioni alla grande borghesia compradora e criminaloide?

 

 

Quante divisioni ha, D’Attorre?

L’articolo PERCHE’ SU GENOVA L’IPOTESI DEL COMPLOTTO NON M’APPASSIONA (L’ avete sotto gli occhi) ) proviene da Blondet & Friends.

via PERCHE’ SU GENOVA L’IPOTESI DEL COMPLOTTO NON M’APPASSIONA (L’ avete sotto gli occhi) ) — Blondet & Friends

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