La geografia ha spesso e volentieri influenzato le decisioni e le strategie delle politiche di condottieri e intere nazioni. Elementi naturali come fiumi e catene montuose hanno separato stati e culture delineando così confini ben precisi. La geografia e le condizioni climatiche sono sempre state protagoniste indiscusse della storia e della politica mondiale. Al giorno d’oggi l’uomo, grazie allo sviluppo tecnologico, sta rompendo le catene che lo costringevano ad essere prigioniero della geografia.

La rivista “The Economist”, ad inizio agosto, ha dedicato la copertina alla guerra contro il cambiamento climatico, o meglio come stiamo perdendo questa guerra iniziata con troppe difficoltà. Questa estate calamità si sono abbattute in varie zone mondiali, secondo scienziati dovute alle eccessive temperature terrestri. Incendi in America, l’incendio ad Atene, il superamento dei 40 gradi centigradi in Giappone che ha causato 125 morti. Questo innalzamento della temperatura pian piano modificherà e già modifica le cartine geografiche e conseguenzialmente le politiche dei vari paesi.

L’Oceano Artico è l’esempio lampante delle ripercussioni riportate dal problema del riscaldamento globale: i ghiacciai si stanno sciogliendo. Oltre ad avere effetti negativi come l’innalzamento del livello dei mari e il pericolo per la fauna artica, lo scioglimento comporterà la possibilità di iniziare nuove colture nella tundra, l’utilizzo di nuove rotte commerciali e lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi e di gas naturale.

La possibilità di utilizzare la rotta marittima dell’Oceano Artico, cambierebbe strutturalmente le rotte commerciali globali. Due rotte passanti per l’oceano artico collegano direttamente l’oceano atlantico con l’oceano pacifico, queste rotte sono il “Northwest Passage” e la “Northern Sea Route”, molti paesi potrebbero sfruttare questo nuovo collegamento per risparmiare tempo e denaro, i canali di passaggio come quello di Suez e Panama essenziali per collegare i due oceani potrebbero essere utilizzati sempre meno in futuro. Nel 2014 una nave canadese ha utilizzata la rotta “Northwest passage” per raggiungere la Cina, senza il bisogno di una nave rompighiaccio. Questo passaggio, attualmente, può essere utilizzato solo poche settimane all’anno. Al contrario la rotta passante accanto alla Siberia, la “Northern Sea Route”, può essere utilizzata due mesi l’anno. In futuro sicuramente questi periodi di tempo diverranno sempre più estesi.

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Oltre a livello commerciale, la zona artica è vista da molti paesi come una miniera d’oro. Nel 2008 la US Geological Survey ha confermato la presenza di enormi giacimenti petroliferi e di gas naturale. Le compagnie petrolifere e gli stati sono pronti a darsi battaglia per rivendicare le zone contese, pronti a sfidare le condizioni climatiche e naturali più estreme per sfruttare quelle miniere d’oro nero. Le potenze globali non potranno utilizzare le stesse strategie utilizzare nel Middle Est e in Africa. La zona artica è soggetta a leggi e regole definite da trattati e organizzazioni. Sicuramente questo non fermerà le ambizioni dei paesi più potenti, ma non potranno muoversi con la stessa libertà.

Le leggi, citate, sono contenute nel Law of Sea frutto della Convenzione delle Nazioni Unite e come organizzazione deve essere citata l’Artic Council, composta da tutti gli stati confinanti con l’oceano artico, ovvero Stati Uniti, Danimarca (Greenland), Canada, Norvegia, Islanda, Russia, Finlandia e Svezia. Questi elencati sono i membri permanenti, vi sono anche altri paesi come la Cina e il Giappone che hanno un potere giurisdizionale nella zona artica.

Tra le potenze elencate la Russia è la nazione che punta ad essere protagonista di un possibile gioco di potere per il controllo della zona artica. Prima di tutto è il paese equipaggiato più adeguatamente per affrontare le condizioni avverse dell’oceano artico, difatti possiede ben 32 navi rompighiaccio, 6 di queste hanno la possibilità di essere armate a livello nucleare. Negli ultimi anni ha costruito e attualmente sta costituendo un vero e proprio esercito artico. Sono state installate 6 nuove basi militari, molte piste di atterraggio aeronautico sono state rinnovate e molte basi dimesse del periodo della Guerra Fredda sono state riaperte. Nel 2014 si è tenuta una esercitazione di 155.000 uomini con jet, carri armati e navi. L’esercitazione vedeva i soldati simulare la difesa da un attacco di un nemico, denominato “Missouri” (nome scelto a caso?  Io non credo), sbarcato con il suo esercito nella zona del Kamchatka. A detta del Ministro della Difesa questa fu una simulazione più grande di quelle tenutesi durante la guerra fredda. Gli altri paesi rimangono a guardare senza però investire in politiche dirette in un futuro verso l’estremo nord del globo.

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La geopolitica internazionale cambierà con lo scioglimento dei ghiacciai; la posta in gioco si farà sempre più alta e le grandi potenze globali si sfideranno per accaparrarsi la fonte di ricchezza più redditizia. Paesi come la Russia si faranno trovare pronti, forse più pronti degli altri, ma non necessariamente si deve immaginare uno scenario così negativo. Le difficoltà nello sfruttare i giacimenti e le rotte nautiche potrebbero spingere ad una collaborazione maggiore tra i paesi del mondo. In ogni caso lo sviluppo tecnologico, con o senza cooperazione, romperà la prigione della geografia, all’interno della quale l’uomo è rimasto spesso vittima degli eventi. In questo momento storico l’uomo vuole essere protagonista e saper sfruttare anche una situazione che si presenta come catastrofica. I cambiamenti climatici e le trasformazioni di zone naturali apriranno nuovi scenari politici e nuove opportunità da cogliere al balzo.

La scomparsa dei ghiacciai rappresenterà un punto di rottura storico, l’uomo dovrà essere pronto ad affrontare il nuovo assetto geopolitico globale.

Oscar Raimondi


Fonti e bibliografia:

The Economist

Grande ispirazione dal libro “Prisoners of Geography” di Tim Marshall

Foto ghiaccio: National Geographic, Eric Altamura columnist

via Lo scioglimento dei ghiacciai e dell’attuale ordine geopolitico — la disillusione

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