E poi capita che il numero 1 al mondo annaspi fra un anonimo primo tempo e sprazzi di fuoco puramente personali.

No, non è la voce zero al tabellino marcatori, dopo due giornate, ad accendere la lampadina; ma l’attuale incidenza di Cr7 nel contesto di gioco allegriano che non può passare inosservata.

Primi sintomi di disagio quelli mostrati dal fuoriclasse di Funchal, perfettamente coincidenti con chi l’ha preceduto: Gonzalo Higuain.

Per carità, siamo solo alle prime battute e l’intelligenza di Ronaldo alla fine risolverà la questione personale; ma l’onta del problema ludico sembra radicata nella Vecchia Signora, senza andar via.

Un dettaglio trascurabile fino al 10 Luglio scorso, non bypassabile più da quella data in avanti.

Mister 5 palloni d’oro e 5 Champions League nel bagaglio è più di un’entità calcistica.

Una sorta di macchina della vittoria e di danaro che non può non risplendere della propria luce accecante.

Illuminazione che nei primi 180 minuti di Serie A si è offuscata a causa della solita scocciante manovra bianconera più che dal tatticismo delle difese avversarie.

Un copione che ha rimembrato flaschback già rivissuti; quando Higuain nonostante le 36 reti appena realizzate al Napoli l’anno prima, veniva sfruttato al lumicino rispetto alle sue micidiali qualità.

Allegri d’altronde non ha mai modificato quella filosofia basata su un giro palla lento e perennemente orizzontale, con continui passaggi all’indietro e rarissime verticalizzazioni.

Impostazione tecnico-tattica che ha portato il Pipita a giocare spesso 30-40 metri lontano dalla porta, sacrificandosi con sponde e posture del corpo voltate verso la propria metà campo.

Un costante sacrificio che ha condotto il centravanti argentino dopo due anni a mollare la presa, emigrando in altri lidi.

Un finale questo che non può assolutamente essere preso in considerazione neanche nei più contorti sogni del tifoso juventino.

Cr7 si ambienterà e segnerà grazie alla sua professionalità e alla classe unica che lo contraddistingue; ma i primi segni di insofferenza e continue sbracciate nei confronti dei compagni, dopo due partite, non devono essere trascurate.

Già, perché Ronaldo non è arrivato sotto l’ombra della Mole per svernare, ma per lasciare il segno; non è stato acquistato solo per ragioni di marketing, ma per compiere l’ultimo passo dell’evoluzione Juve.

Messaggio questo che Agnelli avrà mandato al tecnico livornese, conscio che avrà da quest’anno una clessidra a propria disposizione per far combaciare ogni tassello.

La Signora per sua stessa ammissione punta alla Champions League e l’investimento anomalo (per la storia bianconera) di Cristiano, verte in tal senso.

Una pesante spada di Damocle sulla testa di Max, che non solo dovrà arrivare in fondo alla competizione, ma  dovrà farlo senza arrecare problemi al simbolo del calcio moderno.

Il prezzo da pagare per avere in rosa il miglior al mondo, oltre a quello economico, in effetti è anche questo; una macchina da gol, soldi e visibilità che non potrà essere depotenziata.

Ragion per cui, Allegri, dopo 4 anni, dovrà tassativamente inventarsi una bozza di gioco, per non ridimensionare l’investimento e le ambizioni del connubio Ronaldo-Juventus.

Credito che non sarà più infinito come negli anni precedenti, che non avrà più barriere invalicabili di protezione.

Questo perché Ronaldo non è Higuain e in caso di situazione ingarbugliata sarebbe colui che avrebbe, questa volta, l’assoluta precedenza.

via Ronaldo non è Higuain — lapennadelgobbo

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