In questi ultimi giorni di agosto, possiamo affermare con certezza di avere assistito a un fenomeno culturale, se così lo possiamo definire, talmente singolare da costituire per la redazione un rompicapo investigativo. Ci riferiamo alla nomina della signora Valeria Fedeli, ex ministro della cultura dalla capigliatura color ‘nduja, a membro del cda della Fondazione Agnelli, al posto del fu Sergio Marchionne.

Se immaginiamo cosa passi per la testa della signora, una cosa sola con il consorte Achille Passoni e vedremo dichi stiamo parlando, nulla riusciamo a capire delle motivazioni che hanno spinto John Elkann ad ammetterla in un luogo, la Fondazione, che nel bene o nel male ha prodotto studi e convegni anche pregevoli.

A dire il vero qualche sospetto del perché e del percome sia avvenuta una nomina così particolare ce l’abbiamo, considerando le origini miglioriste e milanesi della signora, quindi Giorgio Napolitano e ciò che rappresenta il PCI milanese, vera fucina di delinquenti e ladri, nonché il percorso sindacale e politico di Passoni che da organizzatore della manifestazione che stava per incoronare Sergio Cofferati leader del PD, transita in Parlamento grazie a Letta Enrico per balzare sul carro del Renzi Matteo per coronare una vita di grigio funzionario come portaborse o collaboratore del Ministro Marco Minniti (The Lord of Spies secondo il NYT) con delega ai servizi; Marco Damilano scrive: “Minniti non ha truppe in Parlamento, non twitta, non siede nei talk-show che sono pronti a contenderselo alla ripresa della programmazione autunnale. Non ha neppure un portavoce, il suo staff si riassume in una sola persona, l’ex senatore del Pd Achille Passoni, marito della ministra Valeria Fedeli, per anni responsabile organizzazione della Cgil, l’uomo d’ordine del sindacato rosso.”

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Premesso che nessuno abbia ancora capito o detto perché Cofferati abbia dovuto fare un bel passo indietro quando stava per prendersi il partito, Passoni era lì, e se in molti non vogliano vedere chi e che cosa si agiti nel territorio calabro alle spalle di Minniti, abbiamo la ragionevole certezza che il sempre meno giovane Elkann volente o nolente stia pagando un prezzo, viceversa non riusciamo a comprendere come un curriculum miserrimo quale quello della signora possa reggere al confronto delle lauree in filosofia e giurisprudenza più il master in business administration del fu Sergio Marchionne. Escludiamo che siano state le grazie della signora, come si dice che in passato abbiano avuto un ruolo non secondario nella sua scalata al potere, a muovere John.

La redazione

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via Che ci sta a fare Valeria Fedeli nel cda della Fondazione Agnelli? — Leo Rugens

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