Il governo annuncia che andrà oltre lo 0,9% di deficit pubblico e sfiorerà il 3%. Arriva il terrorismo finanziario?

Possiamo ancora credere che quello in cui viviamo sia il paradiso terrestre, che l’Europa unita sia l’unico argine alla guerra, che ci faccia lavorare un mese in meno a parità di stipendio, che in questo continente storicamente sanguinoso la pace abbia sostituito il buco nero della guerra. Ma l’analisi del reale, a partire dalla dilagante deriva dell’esercito “populista”, racconta una storia diversa: opposta. Una storia che non piace, che non quadra con la narrazione tranquillizzante. Ci si può consolare facendo leva sull’eterna convinzione che i popoli siano masse informi di bestialità, pecore matte dantesche che al primo squillo di tromba corrono dietro a un pifferaio qualsiasi, ancor meglio se costui suona la carica contro i miserabili. Oppure, si possono fare i conti con la realtà, e se veramente si ha a cuore l’Europa, procedere con un’inversione di rotta che provochi un cambio di prospettiva: sociale, economico, culturale.

La realtà, le cose
L’epicentro potrebbe essere l’Italia, che solo i meno accorti e i più malpensanti possono aggregare al gruppo dei Paesi di Visegrad, Ungheria in testa. La scossa sul piano culturale è già in atto: parole come come «nazionalizzazione»«sforamento», o ancor più locuzioni quale «rompere con i trattati europei», possono essere anche slogan che non saranno seguiti da fatti di ampia portata, ma aprono prospettive culturali che entrano nella vita comune di milioni di persone. Parole indicibili, impronunciabili, che oggi entrano nelle case degli italiani, e non solo, tutti i giorni. Il ministro Salvini ha parlato di «sfioramento» della soglia del 3% tra deficit e Pil: come valutare questa ammissione? Detto che Salvini è il vero capo del governo, si potrebbe interpretare come un passaggio decisivo verso politiche di bilancio decisamente più espansive e, per giunta, tutte fondate sulla spesa corrente e non sugli investimenti. Il peggio del peggio se visto dal punto dell’ortodossia neoliberista. Salvini, e l’alleato M5s, vorrebbero quindi mettere soldi nelle tasche degli italiani per stimolare i consumi diretti. O per contenere il conflitto sociale. Ma senza superare la soglia del 3%: limite obsoleto, perché da tempo in Italia esiste una formula che si chiama «pareggio di bilancio», con valore addirittura costituzionale, sebbene sfumato. Quindi il 3% di cui parla il ministro Salvini è già in sé un affronto, una sfida aperta ai dogmi dell’austerità.

Stampare euro
Ma perché oltrepassare il limite del pareggio di bilancio, addirittura del 3%, è una sfida? Il Quantitative Easing in passato è stato ribattezzato “iniezione di liquidità”: si è trattato, in buona parte, di denaro passato direttamente dalla Bce alle banche. Certamente è stato finanziato anche il debito pubblico, ma solo per fermare la speculazione internazionale. Ora si tratta di fare un’iniezione di liquidità nella vita delle famiglie, dei lavoratori, dei precari, dei piccoli imprenditori, del Paese reale. Salvate le banche, la stessa massa monetarie che era loro destinata potrebbe essere indirizzata nella spesa corrente. Non si può fare, ovviamente, perché collasserebbe il settore bancario: soprattutto quello tedesco, come ammesso dall’ex ministro Theo Weigel.

La politica al posto della finanza
Si tratta di demolire l’intero architrave ideologico su cui si fonda l’Europa monetaria, che da tempo ha deciso di cedere la sua sovranità – parola oscena – monetaria e quindi politica alle leggi del mercato e della finanza. Facendo debito che non si può fare, con una moneta di proprietà di una Banca Centrale non nazionale, stanno letteralmente stampando carta moneta per immetterla nel ciclo economico. Il ministro Savona voleva sforare i parametri al punto da portare lo spread a 1000, consapevole che un attacco speculativo, punitivo, verso l’Italia avrebbe provocato il collasso dell’intero globo. E’ stato bloccato, e sostituito, con il moderato Tria, che invece vorrebbe fermarsi ad un piccolo 0,9% di sforamento: lontanissimo, quindi, dal 3% su cui concordano Di Maio e Salvini.

Chi salva L’Europa?
A questo punto, di fronte all’implosione dell’Europa sotto i colpi dell’austerità monetaristica imposta dai Paesi del nord, viene da domandarsi chi stia cercando di salvare il salvabile. Non passa giorno in cui non venga denunciata l’orda bruta che dilaga per l’Europa, con l’emersione di gruppi, addirittura, neonazisti. Riportare una politica monetaria espansiva nei Paesi che soffrono – le statistiche sulla ripresa economica in Francia, Italia, Spagna, per non parlare della Grecia, mettono in evidenza il dilagare della crescita del Pil nel dilagare della povertà, e quindi della rabbia sociale – è la via per stemperare le spinte «novecentesche» più violente, in ogni direzione esse siano, e per ridare fiato ad un’idea di Europa sostenibile. Paradossalmente questi tentativi di salvabile provengono da destra, mentre la sinistra plaude il presidente Macron, ancora involuta dentro i miti del blairismo che resiste nonostante i conclamati disastri.

Politiche monetarie espansive, unica soluzione
Solo politiche monetarie espansive, quindi deficit in Italia e non solo, potranno ridurre il rischio di rivolte sociali. Se invece, come spera il Partito Democratico, si auspica il bastone poliziesco dello «spread», nel terrorismo finanziario di banche e fondi, al fine di piegare il governo si stanno facendo male i conti perché in Italia, come in Francia ad esempio, sta dilagando la voglia di piazza contro questi mezzi. E’ un processo inarrestabile, visibile ovviamente solo se si ha la voglia e la forza di fare un giro nelle periferie, geografiche e culturali, del nostro Paese. Salvini e Di Maio, sotto le bastonate della finanza, potranno anche indietreggiare, ma questa sarà ulteriore benzina per una rabbia senza scampo e senza speranza. Rinegoziare le regole di bilancio, allargare la borsa, dallo spazio alla finanza pubblica nazionale, favorire la spesa corrente diretta, si pensi allo strumento dell’helicopter money di cui scrivemmo due anni fa: questa è la soluzione. Il resto è barbarie.

Fonte: diariodelweb.it (qui). Articolo di M. Pagliassotti del 3 settembre 2018.

via Rompere i vincoli monetari: perché quella del governo è l’unica via per salvare l’Italia, e l’Europa. — massimogelmini.it

Annunci