La Libia è una polveriera. Le varie tribù si fanno la guerra per il potere e per il controllo  del petrolio. Noi stiamo a guardare e apprendiamo dai media le notizie sugli sviluppi degli scontri e sui tentativi diplomatici, veri o presunti, di favorire la pace. Ma queste notizie sono attendibili? Voi ci credete? Io no. Come non credevo a quello che riportava la stampa 7 anni fa, quando i “Volenterosi”, con in testa la Francia, che aveva tutto l’interesse a sconvolgere gli equilibri politici ed economici del nord Africa, attaccarono la Libia e fecero fuori Gheddafi. Ne paghiamo ancora le conseguenze. Ci credevo così poco che dopo qualche giorno dall’inizio dei bombardamenti scrissi un post in cui denunciavo una serie di bufale: “Libia e mozzarella“. Lo ripropongo come esempio di come i media riescano a manipolare le informazioni e mostrare non la realtà, ma quella che conviene mostrare. E perché questo serva a tenerci allerta e vedere l’informazione sempre con un po’ di diffidenza e di sguardo critico. E non bere come acqua fresca tutto quello che scrive la stampa omologata al pensiero unico o ci raccontano i TG di regime.

Libia e mozzarella (25 marzo 2011)

In questo conflitto libico ci sono tante di quelle bufale che si potrebbe avviare la produzione di ottima mozzarella; di bufale libiche, s’intende. Abbiamo sentito nei vari TG, ma viene riportato anche sulla stampa, che dall’inizio della rivolta ad oggi sarebbero 8.000 le vittime della repressione da parte di Gheddafi. E se lo dice la stampa deve essere vero. Ma siccome noi siamo poco propensi a credere a tutto ciò che riportano i media, andiamo a vedere cosa scriveva esattamente un mese fa un autorevole quotidiano, il Sole 24 ore.

Bufala 1. Ecco come Il Sole 24ore titolava con grande evidenza il giorno 23 febbraio scorso: “In Libia diecimila morti“.
Ohibò, se un mese fa c’erano diecimila morti ed oggi sono solo 8.000 significa una cosa sola: nell’ultimo mese in Libia 2.000 morti sono resuscitati. Miracolo!

Bufala 2. Già nei primi giorni della rivolta, l’emittente Al Jazeera, l’unica presente sul posto, parlava di mille morti. Domenica scorsa, nel programma pomeridiano di RAI1 L’Arena di Giletti, era ospite in studio il giornalista Pino Scaccia, rientrato da pochi giorni in Italia e che, proprio nei primi giorni della rivolta, si trovava sul posto. E cosa dice Scaccia? Dice che fin dall’inizio c’è stata una manipolazione delle notizie. Per esempio, i morti non erano mille, come annunciava Al Jazeera, ma solo 6, al massimo 8.
Fra 8 e mille c’è una bella differenza. Ma l’esagerare le cifre delle vittime ha un effetto enorme sulla popolazione, contribuendo a far nascere e accrescere la reazione e la rivolta contro Gheddafi. Al Jazeera aveva interesse a forzare la rivolta ed ha volutamente esagerato il numero delle vittime? Non possiamo essere certi. Però sarà utile ricordare che l’emittente è stata fondata ed è di proprietà dell’emiro del Qatar, Hamad bin Khalifa Al Thani, il quale notoriamente nutre forti simpatie per il regime di Teheran. Sarà un caso che proprio l’Iran abbia affermato di recente di sostenere tutte le rivolte nei paesi arabi?

Bufala 3. Ancora nei primi giorni della rivolta, sempre Al Jazeera diffondeva un’altra allarmante notizia, ripresa da tutta la stampa internazionale, sulla presenza di grandi fosse comuni sulla spiaggia. Beh, erano giustificate, visti i “mille morti” in pochi giorni! Ma le immagini diffuse mostravano niente di più che normali fosse di un normalissimo cimitero, come hanno accertato e rivelato poi varie fonti ed inviati della stampa estera (Vedi qui, Sky TG24). Ecco una delle foto delle “grandi fosse comuni.”

libia_fosse_comuni_tripoli_07

Bufala 4. Sabato scorso un’altra foto (ed anche il video) finiva su tutti i media; quella di un caccia in fiamme che precipitava al suolo. Eccola.

Libia-Bengasi-aereo_650x435

Tutti riportavano la notizia dicendo che si trattava di un aereo governativo abbattuto dai ribelli a Bengasi. E tanto basta al presidente Obama per indignarsi ed affermare che questa era la prova evidente che Gheddafi aveva violato la No fly zone. Solo a fine mattinata l’agenzia France press, citando proprio fonti dei ribelli, rivelava, invece, che si trattava di un aereo dei ribelli abbattuto dalla contraerea di Gheddafi. Quindi se qualcuno aveva violato la No fly zone non era Gheddafi, ma i ribelli.

Bufala 5. Ancora sabato mattina Hillary Clinton, per tranquillizzare gli americani contrari ad imbarcarsi in un altro conflitto sul fronte libico, dichiarava che l’America non avrebbe partecipato direttamente alle operazioni, ma si sarebbe limitata ad offrire un “appoggio esterno” all’intervento della coalizione. Insomma, niente intervento diretto, ma solo un supporto tecnico e logistico. Infatti, nel pomeriggio, a distanza di poche ore dalla dichiarazione, subito dopo i primi bombardamenti effettuati dai caccia francesi alle ore 17.45, giusto per cominciare a fornire un piccolo “supporto” esterno, prendono in mano il comando delle operazioni e lanciano 120 missili Tomahawk sulle postazioni libiche. A seguire, nella notte, arrivano i caccia che sganciano una sessantina di bombe su vari obiettivi. E poiché si tratta solo di un piccolo supporto, arrivano perfino i caccia bombardieri Stealth, gli aerei invisibili ai radar, che lanciano un altro carico di bombe e poi tornano, dopo aver fornito il piccolo “supporto” tecnologico, nelle loro basi nel Missouri. Alla faccia del piccolo supporto! E se avessero deciso di intervenire direttamente cosa avrebbero fatto? Avrebbero rivoltato completamente l’intero deserto libico?

Bufala 6. Subito dopo l’inizio dei bombardamenti arrivano le prime reazioni negative. Russia, Cina, Lega araba e Unione africana esprimono forti riserve sulle modalità dell’attacco che considerano eccessivo e ben oltre quanto previsto dalla risoluzione ONU.Ma la coalizione rassicura tutti, anche quelli che vedono l’intervento come un attacco diretto a Gheddafi per eliminarlo fisicamente e consegnare la Libia ai ribelli. “Non diamo la caccia a Gheddafi“, si affannano a ripetere in coro. Infatti, già la domenica bombardano la sua casa bunker a Tripoli. Forse avevano paura che il bunker si alzasse in volo, violando la No fly zone, e volteggiando sul cielo di Tripoli spaventasse i civili. E siccome il leader libico, dopo il bombardamento, risulta ancora vivo e vegeto, dopo due giorni ripetono il bombardamento sulla stessa casa. Ma per carità, non dite che danno la caccia a Gheddafi. E’ solo un intervento umanitario per salvare la vita ai civili!

Bufala 7. Mai stati così veloci nel passare dalle parole ai fatti. Nel giro di 48 ore è stata approvata la risoluzione 1973 che stabilisce la No fly zone, Sarkozy convoca un vertice della “Coalizione dei volenterosi” a Parigi e, mentre la riunione è ancora in corso, i caccia francesi partono dalle loro basi e vanno a bombardare i blindati di Gheddafi. Senza nemmeno aspettare, come sarebbe stato logico, una riunione operativa dei vertici militari per concordare l’intervento. Così, per diversi giorni ognuno si fa la propria guerra, bombardando a caso, secondo i gusti del momento. Dice Napolitano che non siamo in guerra, siamo “nella Carta” ONU. Sì, è proprio una guerra alla carta, come in ristorante. Ognuno la fa come preferisce. Infatti, continuano a litigare perfino su chi debba assumere il comando.

Del resto, già dal nome “Coalizione dei volenterosi” si capiva che non era una cosa seria. Più che una coalizione di nazioni, sembra un gruppo speciale di Boy scout: i Volenterosi, quelli che montano la tenda, fanno legna, cucinano, etc…gli altri sono tutti sfaticati, svogliati e un po’ lavativi. I tedeschi, per esempio, che si sono tirati fuori, sono notoriamente tutti lavativi! Solitamente quando si adotta una risoluzione ONU si dà il tempo al paese interessato di adeguarsi per rispettare le imposizioni. E di solito si inviano osservatori ONU per verificare che quel paese rispetti la risoluzione. In questo caso no. Nonostante il governo libico da subito abbia chiesto l’invio di osservatori, e continui ancora a chiederlo, non è previsto nessun controllo.L’unica soluzione è bombardare, senza sentir ragioni o cercare una mediazione. Ma non si pensi che lo scopo è quello di eliminare Gheddafi e consegnare la Libia ai ribelli. No, è un intervento umanitario per salvare la vita ai civili! E poi, dice Napolitano, “Siamo nella Carta“.

Bufala 8. Ma perché tutta questa fretta e perché avviare un intervento militare in maniera così improvvisata, senza avere nemmeno chiarito il coordinamento e la strategia? La risposta è quella che continuano a ripetere tutti i rappresentanti dei volenterosi, gli opinionisti del giorno dopo, politologi ed osservatori assortiti. Il motivo di tanta fretta è dovuta al fatto che Gheddafi, preparandosi ad attaccare Bengasi, aveva dichiarato che avrebbe sterminato tutti i ribelli. Ecco il motivo, si tratta di una guerra preventiva alle intenzioni. Fondata e giustificata da una dichiarazione. Ma allora se si deve bombardare chiunque minacci di sterminare qualcuno, perché nessuno ha bombardato il Ruanda? Perché nessuno ha bombardato il Sudan che non si è limitato a dichiarazioni generiche, ma ha fatto un vero genocidio nel Darfur, sterminando 300.000 persone ed obbligando altri due milioni a fuggire nei paesi vicini? E perché, nonostante un giorno sì e l’altro pure Teheran continui a minacciare di sterminare gli ebrei e di cancellare Israele dalla carta geografica, nessuno va a bombardare l’Iran e la casa di Ahmadinejad?
Se basta una dichiarazione frettolosa e magari dettata dall’ira del momento per farsi bombardare, allora dobbiamo stare attenti. Per esempio, Umberto Bossi ha corso un bel rischio quando tempo fa disse che “Abbiamo i fucili pronti“. Per sua fortuna, forse, Sarkozy era momentaneamente distratto in dolci passatempi con Carlà, altrimenti, niente niente, avrebbe mandato i suoi caccia a bombardare la casa di Bossi a Gemonio. Così, come azione preventiva…

Bufala d’oro. Per quanto sopra esposto, a nostro insindacabile giudizio, riteniamo di dover assegnare alla stampa, agli osservatori e commentatori, all’ONU con annessi e connessi, ai “Volenterosi“, a Cip e Ciop, la banda Bassotti e alle giovani Marmotte, il primo premio speciale…La Bufala d’oro.

Bufala dop 1

 

A conferma di quanto scritto qui, tre giorni dopo aggiungo un altro post:

Bufale libiche” (28 marzo 2011)

Pochi giorni fa nel post “Libia e mozzarella“ elencavo alcune “bufale” spacciate dai media sul conflitto in Libia. Evidentemente non sono l’unico ad averle notate. Ecco, in questo video, a conferma di quanto scrivevo, cosa ne pensa Amedeo Ricucci, giornalista in questa intervista che non solo conferma le bufale ripotate da me, ma aggiunge anche qualcosa di nuovo e più grave sull’uso strumentale dell’informazione e l’affidabilità dei media: “Ecco tutte le bugie che ci hanno raccontato sulla guerra in Libia”.

 

Vedi anche. Guerra mediatica (29 marzo 2011)

 

Sulla serietà e affidabilità della stampa date uno sguardo a questi vecchi post:

– Stampa e amnesie (2006)

– E questa la chiamano informazione (2006)

– La stampa, oh, la stampa (2008)

– Stampa, cozze e talebani (2009)

– Stampa, cambia la musica  (2011)

 Stampa di regime (2014)

via Libia e bufale — Torre di Babele

Annunci