Oggi è il primo giorno di scuola per molti studenti e io penso ai “miei”, che ora frequentano la terza o la quarta superiore e che hanno superato molte sfide per arrivare a tagliare questi traguardi. Penso che ricominceranno dopo una serata di lavoro o dopo giorni a pensare “Ce la farò da solo?” e li immagino preparare gli zaini carichi di aspettative, paure e forse anche un po’ di pigrizia. Auguro a loro e a tutti gli insegnanti che incontreranno di non lasciar perdere di fronte alla difficoltà, di non trincerarsi dietro alle differenze ma di prenderle come la più bella sfida per crescere e per educare. Proprio oggi voglio ricordarmi e ricordarvi di alcune storie a lieto fine che ho raccolto in questi anni, perché occorre guardare anche quello che funziona e, nella misura del possibile, seguire l’esempio.

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Non avevo mai visto una persona con una carnagione diversa dalla mia”: sei ragazze straniere raccontano il loro primo giorno di scuola

V. (Moldava, classe IV): Non ricordo bene perché non avevo nemmeno tre anni, ho solo vaghi ricordi di com’era l’ambiente all’asilo. Trasferirsi in un altro paese da bambini è facile perché si assimila più in fretta una nuova lingua e i bambini non guardano l’aspetto o la provenienza, si viene sempre accettati, i problemi iniziano quando si cresce. Penso che le persone abbiano pregiudizi dei quali nemmeno si rendono conto o che non vogliono ammettere. Sono spesso stata sminuita a causa delle mie origini e accusata di stereotipi affibbiati al mio paese. Molte volte, però, ho anche incontrato persone che non si sono minimamente fatte problemi riguardo alla mia provenienza.

C.(Nigeriana, classe IV)
Il mio primo giorno di scuola in Italia è stato indimenticabile. Anzi forse magico perché non riuscivo a credere che quel giorno fosse reale. Mi davo dei pizzicotti ogni tanto per essere sicura che non stessi sognando. I miei compagni sono stati tutti carini con me, quella un po’ chiusa e fredda ero io perché, oltre ad essere stupita, ero anche stranita perché non avevo mai visto, incontrato o parlato con una persona di carnagione diversa dalla mia. Non credevo esistessero, ma ero convinta anche che in cielo ci fossero i binari per far muovere gli aeroplani. Tornando al punto, dopo una settimana, riuscivo a comunicare in italiano con i miei compagni, malamente ma riuscivo a farmi capire e loro sono stati molto pazienti con me. Non li vedo più ormai però anche i miei nuovi compagni sono gentili (nuovi per modo di dire, li conosco ormai da quattro anni).
A.(Romena, classe IV)
Il primo giorno nella scuola italiana mi sono sentita male perché non sapevo come chiedere di andare in bagno, quindi ci sono andata sei ore dopo. Quel giorno c’è stata anche una verifica di tecnologia alla quale non ho partecipato per motivi ovvi. I miei compagni invece mi hanno trattata bene e ho fatto tante amicizie.
A.(Ucraina, classe IV)
Mi ricordo che ero arrivata a scuola con una penna e un quaderno nello zaino, non sapevo nemmeno una parola. Tutti quanti sono stati gentilissimi, mi hanno offerto da mangiare a ricreazione e cercavano di farmi capire le cose attraverso dei disegni. È stato davvero indimenticabile.

A.(Filippina, classe IV)
Il primo giorno di scuola è stato indimenticabile perché ero ancora all’asilo e non conoscevo la lingua italiana, ma una bambina si è subito avvicinata a me per fare amicizia anche se facevamo fatica a comunicare.
P. (Bengalese, classe III)
Quando sono arrivata non sapevo la lingua italiana, ma tutti i miei compagni di classe sono stati molto simpatici e mi hanno aiutata a imparare parole nuove.

via Il primo giorno di scuola — Due etti di pomeriggio

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