CAMERATI VECCHI E NUOVI

Tratto da:Onda Lucana® by Angelo Ivan Leone-Docente di storia e filosofia presso Miur

Partiamo da una premessa storica: Benito Mussolini è stato il più giovane presidente del consiglio della storia italiana. Questo per dire che il sillogismo giovane è bello, bello è buono, ergo giovane è buono non ha ragion d’essere. Ragionare in base a dei sillogismi, inoltre, difficilmente porta a cose buone come spiega magistralmente Montaigne negli Essais dove, per criticare proprio tale modo di ragionare, afferma: il salame fa bere, il bere disseta, ergo il salame disseta. Fatta chiarezza, quindi, che essere giovani non è necessariamente sinonimo di essere buoni ed eccellenti servitori del Paese e che il modo sillogistico di ragionare non è il massimo della perfetta logica, entriamo nel merito.

La campagna di Crimi e di Maio contro i giornalisti italiani è un vecchio cavallo di battaglia dei 5 stelle. Come dimenticare la rubrica: il giornalista del giorno con il quale il “sacro blog” esponeva al pubblico web ludibrio lo sfortunato “pennivendolo” del momento? Giornalisti del calibro di Francesco Merlo o Gad Lerner hanno avuto questa bieca medaglia al disonore. La rubrica puzzava e puzza, lontano un miglio, di liste di proscrizione e di manganello. Il giornalismo italiano ha, nella realtà storica, svecchiato la cultura italiana con giornali come “Il caffè” che ha portato l’Illuminismo in Italia e “La Voce” di Prezzolini che ha prodotto tutto il meglio del Fascismo e dell’Antifascismo, Massimo Fini dixit, e ha spinto l’Italia nel turbinio della cultura del XX secolo. In tempi recenti “La Repubblica” fondata da Eugenio Scalfari e “Il Giornale” di Indro Montanelli rappresentarono dei punti di riferimento ideologici contrapposti, ma vivi e pulsanti e, soprattutto, operanti nella coscienza e nella pubblica opinione del Paese.

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In tempi recentissimi “Il Fatto Quotidiano” è stato fucina di tantissime idee oltre che essere un caso editoriale che, forse, sarà studiato nei corsi universitari di editoria e giornalismo come già si studia per la loro importanza sia “La Repubblica” sia “Il Giornale”. Il giornalismo italiano ha, inoltre, prodotto uomini del calibro: di Ugo Ojetti, Giuseppe Prezzolini, Mario Pannunzio, Mario Missiroli, Curzio Malaparte, Indro Montanelli, Enzo Biagi, Giorgio Bocca per citare solo quelli passati alla storia e alla cultura di questo Paese. Giornalisti sono, infine, uomini come Marco Travaglio, che è stato un precursore culturale dello stesso movimento 5 stelle e Massimo Fini che, con il suo movimento zero, è stato un precursore non solo culturale, ma anche politico dello stesso Grillo e che è stato letteralmente saccheggiato dall’ideologia, si fa per dire, del movimento 5 stelle. Perciò i grillini e i loro leader se hanno un minimo, non dico di gratitudine umana, ma di conoscenza e di coscienza storica, dovrebbero essere quantomeno rispettosi, verso una categoria professionale senza la quale non sarebbero mai nati. Intendendo con questo che senza le battaglie culturali e morali di giornalisti come Massimo Fini e Marco Travaglio e senza giornali come Il Fatto Quotidiano, i 5 stelle non sarebbero stati nemmeno pensabili e sono nati dalle esigenze e istanze politiche rappresentate dalle battaglie morali e culturali fatte da questi giornalisti e da quel giornale.

Ma il problema è proprio questo: l’assenza di conoscenza e di coscienza storica da parte dei grillini, perché la prima cosa che l’avere una coscienza e una conoscenza storica ci fa sapere, dire e capire è la risposta ad una delle eterne domande con cui si arrovellano gli uomini di tutte le età, quella relativa al: chi siamo. Comprendendo che: se uno pensa che Pinochet sia stato dittatore in Argentina, che Matera è in Puglia e che a Taranto “non c’è un museo degno di questo nome e che rappresenti la storia della Magna Grecia” (sic!), pur essendo di Avellino, di questa conoscenza e coscienza storica è discretamente sprovvisto, si può benissimo capire come ignori che lo deve ai giornalisti e ai giornali italiani se è nato ed è diventato il primo partito politico in Italia. Un ultimo grande giornalista, infine, ebbe il nostro Paese, forse il più grande, se non fosse entrato in politica e non avesse trascinato la patria nella più rovinosa e sanguinosa delle sue disfatte. Il suo nome è sempre quello: Benito Mussolini.

Tratto da:Onda Lucana® by Angelo Ivan Leone-Docente di storia e filosofia presso Miur

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