Nel niente assoluto, l’importante è l’età. Evidentemente non hanno letto Repubblica, quella di Platone, non quella di Eugenio Scalfari. La giovane età, scriveva, è solo sintomo di poca saggezza, e del destino di un Paese dovrà essere artefice chi, al contrario, incarna la saggezza e l’esperienza. Ma chi siamo noi per consigliargli le giuste letture.

Furoreggiano i video pubblicitari della manifestazione organizzata dal PD e fissata a Roma per il 30 settembre. L’hanno battezzata “Per l’Italia che non ha paura”. È già di cattivo gusto dare un titolo ad una manifestazione di piazza scrivendone la trama, lasciando intendere che questa mobilitazione non sarà spontanea e dovuta all’esasperazione, bensì pilotata e istruita a regola d’arte facendo leva sul senso del ridicolo che appartiene da sempre alla sinistra. E i trailer, i riassuntini in forma video, predicono quello che sarà un flop monumentale.

Una ragazza si presenta davanti la telecamera e afferma di avere vent’anni, tutto okay sin qui, se non fosse per il fatto che utilizza i suoi due decenni di vita come titolo di merito. Ed è un merito esser stata concepita e allevata? Prosegue affermando che “ci vedremo a Roma il 30 settembre per dire “no!” alla politica dell’odio, della paura e dell’isolamento. Per dire no a questo governo che altro non fa che tagliare sui giovani e sulla cultura e che ci sta tagliando il futuro”. Capisco la necessità di inglobare e di esaltare, ma fingere che anche noi, che rientriamo in quella prima persona plurale, avvertiamo la loro medesima esigenza è un esercizio scorretto oltreché banale, roba da scuoletta della politica in cui ti insegnano (loro!) il linguaggio e il tono suadente. Uno squallido tentativo di ipnotizzare la coscienza collettiva sulle formulette melense di una rivendicazione ormai in disuso e figlia dell’atteggiamento sessantottino di cui ormai mi vergognerei pure io che sono uno svergognato.

“Tutti insieme ci faremo sentire, perché noi giovani ci siamo, con le nostre idee, la nostra passione e la nostra fame di futuro. Pretendiamo molto più di una politica fatta di like su Facebook e dirette su Instagram”. La cannonata farcita di stronzate sui barbari metodi comunicativi d’oggi è stata sparata. Il Renzi, con le maniche di camicia arricciate manco stesse facendo una faticata, si faceva riprendere mentre affermava con faccia tosta che gli 80 euri erano un abbassamento delle tasse a firma Pd, mostrando oltre alla faccia di tolla anche un’ignoranza meritevole d’applauso. E sai chi se ne frega del metodo, dello strumento, della macchina più o meno digitale con cui il ministro espone le proprie idee: la modernizzazione della comunicazione fa parte del mondo, altrimenti saremmo come quei vegliardi che, di fronte alla prima televisione in bianco e in nero, la spostavano dal muro guardandovi dietro e scuotendo la testa perché non ritenevano ammissibile che quell’omino là dentro potesse parlare senza esserci. Ma siamo veramente al punto di dover spiegare queste banalità?

“Pretendiamo più Europa e meno frontiere, più lavoro e meno disoccupazione, più giustizia e meno giustizieri”, e quindi ci aspettano in piazza. Fa strano ascoltarli, ma è anche un utile esercizio per il controllo dei propri nervi. È difficilmente sopportabile una supercazzola di questo tenore, invocando un’Europa che sta insultando l’Italia in ogni modo possibile e che, a fronte del patto di condivisione dei reali profughi, si gira dall’altra parte facendo orecchie da mercante, e poi ti bacchetta e ti dà del Mussolini (un’offesona…) e della “merde”. Eravamo rimasti gli unici illusi di poter mantenere le frontiere spalancate adducendo a motivazione un generico arricchimento derivante dal famigerato pluriculturalismo, il tutto mentre i paesi confinanti come la Francia, la Svizzera e l’Austria serravano i propri confini, presidiando quelli che il nostro (loro!) presidente della repubblica definiva spregevolmente mere linee. Per questa scellerata politica sono entrati in Italia settecentomila clandestini, di cui il 10% scarso avrà diritto alla protezione internazionale vera e propria. Fingendo, adesso, di avere a che fare con dei cretini, i baldi manifestanti svillaneggiano il ministro Salvini per non esser ancora riuscito a rimpatriarli tutti e settecentomila. Ma che faccia tosta e che banalissimo sense of humor hanno questi ragazzini allo sbaraglio che innanzitutto allagano la casa e poi fanno gli sbruffoni con chi, in mezzo a mille fatiche, tenta di rimediare al disastro. E si indignano se il cane, una volta attaccato, reagisce mordendoli, ovvero se si prendono dei sonori vaffanculo da chi non si piega a questa mortificazione dell’onestà intellettuale.

L’aspetto grottesco e preoccupante è la solerzia con cui essi rispondono alla chiamata all’opposizione con riflesso pavloviano. Hanno notato la presunta facilità con cui gli altri si opponevano ai loro governi, e senza coscienza si gettano nella mischia dell’oltranzismo fazioso sperando di ottenere un qualche sussulto dalla piazza chiamata a raccolta. Ma ci vuole una visione del mondo e della vita, un’idea della direzione da far imboccare al Paese e al Continente in cui si trova, perché in caso contrario si rischia di invocare più occupazione mentre l’Istat certifica cinquemilioni di italiani poveri col debito pubblico schizzato alle stelle durante i sette precedenti anni di governi Pd. O forse il Renzi vorrebbe farci credere che le sue manovre non erano state progettate in deficit?

Il giorno precedente, il 29 settembre, si terrà il derby Roma-Lazio. Ecco, sarà il caso di impiegare l’intera giornata successiva nell’epica e nobile impresa di smaltimento degli eccessi da stadio. Perché quelli che saranno là fuori sono falsi come una birra analcolica.

Lorenzo Zuppini

fonte

via “Per l’Italia che non ha paura”: il Pd prepara il flop del 30 settembre — FeniceNews24

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