E anche questa è fatta. Convinto di aver svolto un ottimo lavoro il governo Di Maio-Salvini, con il portavoce Conte, ha approvato l’azzeramento graduale ai finanziamenti pubblici all’editoria. Circa l’8% del mercato, più di 10 mila posti di lavoro. Che da oggi sono a rischio, come ha detto il segretario della Fnsi Raffaele Lorusso.

Il provvedimento però non riguarderà i grandi o medi gruppi editoriali, che dalla finanziaria del 2007 non ricevono più proventi pubblici.  L’elenco delle testate, che si può leggere qui, riguarda soprattutto cooperative di giornalisti e tipografi. Piccoli giornali di provincia, molti di ispirazione cattolica, a diffusione limitata, che grazie agli introiti dello Stato hanno avuto fino ad oggi la possibilità di esistere. Nell’esatto spirito che aveva contraddistinto nel 1981 il senso di questa legge. Offrire a tutti, anche a chi ha modesti bilanci, l’opportunità, attraverso un media, di far sentire la propria voce.

La miopia politica del governo, una insensata avversione all’informazione, l’idea di essere circondati da editori in guerra con l’esecutivo, l’assenza totale del significato di libertà di stampa, il desiderio di sbarazzarsi di voci contrarie, sono stati i punti guida di un provvedimento che porterà nelle casse dello Stato una cifra irrisoria e che non inciderà minimamente sul recupero del debito pubblico che sta inghiottendo il Paese.

Il ministro del Lavoro Di Maio, che dovrebbe preoccuparsi giorno e notte di sostenere le imprese e soprattutto far crescere posti di lavoro, condanna migliaia di persone e di famiglie a restare senza una occupazione. Si può anche far finta di niente, ma senza il finanziamento molti giornali, nella migliore delle ipotesi, taglieranno gli organici e altri chiuderanno.

La Stampa, l’odiatissima Repubblica, il mal tollerato Corriere della SeraIl Messaggero, il sospetto Sole 24 Ore, l’insopportabile Espresso continueranno a produrre notizie su carta, sulle webtv, in rete, nei social, in edicola. Con grande fatica e sacrifici economici dei giornalisti, ma ci saranno. E se chiuderanno non sarà perché privi del finanziamento statale.

Di Maio e Salvini dovranno inventarsi qualcosa d’altro per fermare l’informazione di questo Paese. O farsene una ragione. E accettare le critiche. Ma non succederà, la propaganda politica, e il terrore di essere presi a pedate dai propri elettori (quando rinsaviranno), illuminerà le loro menti con altri progetti. A cominciare dalla prospettata abolizione dell’Ordine dei giornalisti, il prossimo obiettivo.  Un’altra stupidaggine propagandistica, i giornalisti non spariranno finché la Costituzione permetterà loro di esprimere liberamente le proprie opinioni, con o senza Ordine professionale.

Così, alla fine non resterà che mettere mano alla Costituzione, ma questa è un’altra storia.

Credits

Fnsi

via Il governo chiude la partita con i finanziamenti all’editoria. Saranno azzerati. Colpite le cooperative, 10 mila posti di lavoro a rischio — Il Times

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