Introduzione al libro dei racconti “DIALOGHI CON L’ANGELO” by Vito Coviello. Inseriamo il suo primo racconto “La Lupa”  seguiranno altre pubblicazioni.

Emozioni che riempiono l’animo di ognuno di noi, un valido aiuto alla conoscenza del proprio IO,  per la profondità, lo stile semplice ed efficace dei racconti si consiglia una buona lettura a tutti.

Tratto da:Onda Lucana

 

COMUNE DI MATERA

IL SINDACO

Prot. n. 32625/2008

Matera, 7|5/2018

 – Preg.mo Sig. Vito COVIELLO MATERA-

Carissimo Amico,

George Orwell diceva che “i libri migliori sono proprio quelli che dicono quel che già sappiamo”.

La raccolta de “I dialoghi con l’Angelo” che mi hai inviato, racconta difatti situazioni ed emozioni, forse vissute da tutti noi e frutto di quello che ci portiamo nell’anima dalla nostra nascita ad oggi.

Lo stile semplice e sobrio caratterizza i tuoi racconti, i tuoi aneddoti, i tuoi monologhi sono pieni di ricordi che avvolgono il lettore e lo riportano al proprio “angelo custode”.

Grazie per il gradito omaggio e vive cordialità. Con affetto.

 IL SINDACO – avv. Raffaello de Ruggieri

 

Dialoghi con l’angelo è una raccolta di aneddoti, ricordi e racconti

dell ‘autore Vito Antonio Ariadono Coviello. Fatto in forma recitativa

sono monologhi con il proprio angelo custode che in realtà sarebbe

l’idealizzazione della propria moglie Bruna. In questa raccolta spazia da

l’età infantile all’età adulta. Oggi l’autore è non vedente da 18 anni, ha già

pubblicato, attraverso l’associazione dell’ ACIIL ONLUS di Potenza, il

primo libro “Sentieri dell’anima, il cantastorie”. L’autore Vito Antonio

Ariadono Coviello è nato ad Avigliano il 4/11/1954, vive a Matera,

felicemente sposato con la propria moglie Bruna, anzi come lui ama

definire con il proprio angelo custode, che lo ama, nonostante quello che è,

e per quello che è.

dialoghi-con-langelo.jpg

 

LA LUPA

In questi giorni sono stata in montagna, in realtà io sono un ragazzo di

campagna. Un ragazzo di 62 anni, ma dentro mi sento ancora un ragazzo,

un ragazzino, mi piacciono le storie dei ragazzi, le favole, le racconto, mi

piace raccontarle ai nipoti, ai figli dei miei cognati. Ricordo quando io ero

bambino e andavo da mia nonna, sono nato in montagna, sono nato a Castel

Lagopesole, a Sarnelli, a 1000 metri nei boschi. Vi voglio raccontare la storia,

che mi è ritornata in mente. Siamo stati in questo periodo alla Sellata, nel

bosco della Sellata, al fresco, all’ossigeno e lì mi piace stare bello, lì seduto

ad ascoltare i rumori o a registrare i suoni del bosco. Intanto mia moglie e

mia figlia erano in giro stavano raccogliendo le fragoline di bosco, sai quelle

che si trovano una sola per stelo e le raccolgono infilandole negli steli vivi e

si tagliano facendo delle ghirlande di fragoline profumatissime, dolcissime,

unica. Io stavo lì seduto ad ascoltare i suoni ed a un certo punto sento le

unghiette, delle zampette, si sentono sai quando camminano dei cagnolini

quando impattano le unghiette sul terreno, il passo corto. Ma soprattutto le

unghiette si sentono il rumore specifico, particolare, e poi ansimare e

l’uggiolare del cagnolino. Non so come e non so per come e ho incominciato

e fischiettare, si sono avvicinati gli ho accarezzati erano belli cicciottelli e

piccolini, e uggiolavano e alavano, in lontananza ho sentito il suono, un

suono che mi era familiare per chi ha abitato vicino ai boschi, è il canto del

lupo, l’ululare del lupo, della lupa. Ma ero lontano, si è fatto sempre più

vicino quando si è avvicinato ho sentito un ringhio sottile, i cagnolini sono

andati via, non so se fossero cagnolini o cuccioli di lupa. Probabilmente

erano cuccioli di lupa. Vi voglio raccontare la seconda parte della storia.

Quando ero bambino mio padre trovò nel bosco una lupacchiotta, una

cucciolotta di lupa, la mamma era stata uccisa, e la portò a casa.

Questa lupacchiotta fu la mia prima compagna di giochi, io avevo 4 anni stava

sempre per casa, uggiolava, siamo cresciuti insieme, giocavamo. Mio padre

era un poliziotto penitenziario faceva servizio a Matera. Poi trovò casa a

Matera e quindi ci trasferimmo a Matera, e la lupa rimase lì. Rimase a

Sarnelli, a Castel Lagopesole, questa lupa si chiamava Laica come quella dello

spazio in quel periodo. Ad un certo punto, tutte le volte che andavamo a

Sarnelli, Castel Lagopesole, attraversavo un ponte e la stazione di Castel

Lagopesole, cosa curiosa la lupa era li ad aspettarci. Lo zio che l’aveva in

custodia diceva che quando stavamo per arrivare lei non la si reggeva più,

uggiolava, graffiava, che doveva venire in stazione, sentiva che stava

arrivando. Purtroppo, in quel periodo, probabilmente una volpe, perché sono

le volpi o le faine che ammazzano le galline e in un pollaio vicino ci fu una

distruzione di pollame, e fu accusata la lupa, che pur sempre era una lupa.

I vicini avevano timore e anche se questa era giocherellona non aveva più

niente dell’aggressività della lupa, era vissuta da piccolina, da cucciola, in

una famiglia di umani, credo che essa stessa credesse di essere umana, e che

aveva avuto per madre e per padre una famiglia di umani, per fratello e

sorella, un bimbo con il quale aveva giocato e bevuto il latte insieme, io dalla

bottiglia e lui dal ciucciotto. Però la lupa faceva paura, e allora mio padre

la portò nel bosco profondo e le tirò le pietre per spezzare il legame e andò

vita. Bene, mi piace immaginare, che quei lupacchiotti siano la discendenza

di quella lupa.

Tratto da: Onda Lucana® by Vito Coviello

Annunci