L’AMORE PER LA LETTERATURA

Tratto da: Onda Lucana® by Camilla Fochi  (AIL)

Scriveva Giosuè Carducci nei suoi Studi letterari, “L’arte e la letteratura sono l’emanazione morale della civiltà, la spirituale irradiazione dei popoli”. La nostra storia culturale ci circonda nella vita quotidiana e informa profondamente il nostro modo di pensare e capire noi stessi e il mondo, anche al di là della nostra consapevolezza. Oggi, in un momento in cui la conoscenza delle proprie radici rappresenta la condizione necessaria per comprendere e agire realmente nel mondo globalizzato, diventa così possibile dare un senso concreto alla funzione oltre che al piacere degli studi letterari. In particolare, negli ultimi decenni, con la diffusione dei mezzi di comunicazione di massa, abbiamo assistito ad una progressiva e pericolosa perdita d’importanza della letteratura. Soprattutto tra i giovani, si è diffusa la convinzione che la letteratura fosse qualcosa di inutile, in quanto non fornisse un profitto materiale, tangibile.

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Una domanda a cui spesso ho dovuto rispondere, da studentessa in Filologia, e a cui tutt’oggi rispondo, é stata “Come mai hai scelto Lettere e filologia? A cosa ti serve?”. Purtroppo nella società in cui viviamo tutto, persino l’arte, è subordinato alle leggi del mercato. Ed é per questo motivo, per questa nuova visione del mondo che la letteratura e l’arte non servono. Non servono perché no ne trai un guadagno, non servono perché non seguono la moda, le leggi del mercato. Controcorrente, come altri, credo invece che la letteratura, così come scriveva Umberto Eco, è uno di quei poteri immateriali non valutabili, a peso che in qualche modo pesano. É un vasto mondo di pensieri, concetti, opinioni, sensazioni, sentimenti, ciascuno dei quali è catturato in parole, che possono essere significative per qualcuno, inutili per altri. All’interno di questo mondo noi possiamo riscoprire noi stessi, ritrovare la personalità che ci rispecchia.

All’interno di un’opera letteraria cerchiamo una risposta ad una nostra domanda, un’affermazione ad un nostro pensiero. Ci aspettiamo una novità, qualcosa che ci cambi, anche se di poco, che ci renda consapevoli di una nuova possibilità della realtà, di cui non avevamo ancora coscienza, una nuova possibilità di vedere, di parlare, di pensare, di riflettere, di esistere. Penso a Dante, Petrarca, Manzoni, Ungaretti, e a molti altri, uomini prima ancora che letterati, che con i loro pensieri, le loro parole, i loro scritti hanno riflettuto, partecipato e raccontato la storia a loro contemporanea, che della letteratura hanno fatto la loro vita. Bene, a chi mi chiede perché ho scelto un percorso universitario in lettere e poi in Filologia, rispondo che é stato lui a scegliere me.

Si, perché la letteratura mi ha offerto la possibilità di cambiare rotta, di osservare la realtà che mi circonda con ottiche diverse, con visuali più ampie, di comprendere appieno quanto storie e racconti passati possano diventare le nostre storie e i nostri racconti. Per questo motivo ritengo che la letteratura “serva nella vita”, utilizzando un termine frequente nel lessico contemporaneo, e debba pertanto essere riportata alla luce. Ringraziando chi mi ha permesso di scrivere circa la funzione della letteratura nella mia vita, il professor Angelo Ivan Leone, termino questo mio primo lavoro con una citazione che mi accompagna da molti anni: “Se vogliamo conoscere il senso dell’esistenza, dobbiamo aprire un libro: là in fondo, nell’angolo più oscuro del capitolo, c’è una frase scritta apposta per noi”

Link utile:

https://ondalucana.com/tag/angelo-ivan-leone/

Tratto da: Onda Lucana® by Camilla Fochi  (AIL)

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