Graziano Accinni e l’antica tecnica per chitarra “alla sampugnara”.

Il ricercatore moliternese mantiene viva la cultura musicale di contadini e artigiani lucani.

di Grazia Ragone

POTENZA– La Lucania ha visto, per lungo tempo, contrapporsi due tipologie di repertori musicali: quello degli ambienti agro-pastorali, appreso “a orecchio”, e quello degli artigiani, ricco di composizioni auliche.In Basilicata, come pure in Cilento, esistevano due distinte scuole musicali: la scuola arcaica della tradizione musicale contadina, caratterizzata da brani tramandati oralmente (prevalentemente serenate, canti religiosi e tarantelle) e dall’uso di strumenti come l’arpicella portativa, la chitarra battente, la zampogna e il violino, e la scuola, più recente e borghese, della musica artigiana, con repertori scritti che comprendevano valzer, mazurke e canzonette d’autore.

La prima lasciava ampio spazio alla voce, che doveva solo essere accompagnata dagli strumenti, mentre la seconda scuola prediligeva i brani strumentali provenienti dagli “ambienti colti”. Le botteghe e i saloni da barbiere erano i luoghi in cui la tradizione artigiana trovava la sua massima espressione. Barbieri, sarti, imbianchini e falegnami, nella maggior parte dei casi, erano anche chitarristi, violinisti o mandolinisti di grande fantasia, impegnati a creare nuove melodie che, spesso, portavano il nome dell’artigiano che le aveva composte.

Nonostante le differenti caratteristiche musicali delle due scuole, non bisogna pensare che i musicisti appartenenti all’una o all’altra fossero divisi tra loro.  Anzi, vi sono casi in cui i brani passavano da una scuola all’altra, adattati a tecniche esecutive su strumenti diversi. La tecnica per chitarra “alla zampognara” è un bellissimo esempio di raccordo tra le due tradizioni. Si tratta di una suonata per chitarra francese che cerca di emulare il suono della zampogna. Gli strumenti musicali appartenenti alle due diverse scuole trovavano, così, il loro denominatore comune in un peculiare modo di suonare lo strumento a sei corde.

Graziano Accinni, chitarrista e ricercatore lucano, conosce bene le melodie agro-pastorali e quelle dei barbieri (queste ultime raccolte nel suo recentissimo album “Complesso saloni da barba e matrimoni”) e, nel corso del suo lavoro, ha studiato anche la tecnica “alla sampugnara”. Interrogato sull’argomento, spiega con entusiasmo: “Dal libro di Giuseppe Michele Gala, “Le Tradizioni Musicali in Lucania”, apprendiamo che tale tecnica era utilizzata sia in Basilicata che in altre Regioni, come la Toscana e la Sicilia, a partire dal XIX Secolo.

Consisteva nel suonare gli accordi ad esempio, il Re e il La7°, con la mano sinistra e con le dita della mano destra, sulla tastiera, martellando le corde (tapping); in questo modo, si riproduceva la linea melodica. Anche il medico chitarrista di Potenza, Vittorio Camardese, prese spunto da questa tecnica, imparandola dagli anziani della Lucania e riproponendola nel suo particolare modo di suonare con accordi, Talking Bass e melodia. In un programma televisivo degli anni 60, suonò, proprio servendosi di questa tecnica più complessa e moderna, un Mambo e un brano di matrice Jazz di cui egli era un grande cultore”.

Il maestro Accinni non risparmia riferimenti ad altre Nazioni, dimostrando, così, quanto la musica sia sempre stata filo rosso tra le varie culture:  “Possiamo affermare che, nel Mondo della chitarra moderna, il Tapping non nasce con Eddie Van Halen, ma era già di uso abbastanza comune sia nel Sud Italia che tra i pastori della Turchia che la utilizzavano sulla Baglama, uno strumento appartenente alla famiglia del saz, gruppo di liuti a manico lungo di dimensioni varie su cui veniva usata la tecnica Selpe.

Con la tecnica nostrana “alla sampugnara”, la chitarra era tenuta tra le gambe, in posizione verticale come facevano anticamente i nostri musicanti lucani. Oggi,  il violino viene suonato in questa posizione nelle orchestre arabe. La tecnica alla sampugnara la usava mio nonno Francesco Accinni, detto Mastu Cicciu, originario di Accettura, trasferitosi poi in Val D’Agri, a Spinoso. La insegnò anche ad alcuni dei suoi undici figli.” Insomma, una tecnica per chitarra ha annullato sia le differenze sociali (tra contadini e artigiani) che quelle geografiche.Questa suonata serviva, in Lucania, per accompagnare i canti “di lagnanza” che raccontavano gli amori non corrisposti.

E quando si parla di amore, non esiste più nessuna scuola e nessun confine.

Si ringrazia Graziano Accinni per la cortese collaborazione.

Tratto da: Onda Lucana® Press

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