Introduzione al libro dei racconti “DIALOGHI CON L’ANGELO” by Vito Coviello. Inseriamo il terzo racconto, seguiranno altre pubblicazioni.

Emozioni che riempiono l’animo di ognuno di noi, un valido aiuto alla conoscenza del proprio IO,  per la profondità, lo stile semplice ed efficace dei racconti si consiglia una buona lettura a tutti.

Tratto da:Onda Lucana

TARTARUGHINA E IL PETTIROSSO

Oggi pomeriggio stavo ascoltando dal mio balcone i bambini che giocavano nel parco verde, attrezzato con i giochi sotto casa mia. Ascoltavo e non trovavo differenza tra i canti dei passerotti, il cinquettio dei passerotti e il cicaletto dei bambini che giocavano. Eh! si rassomigliavano tutti i cucciolotti, i bambini, gli uccellini. Mi ricordo di una storia di tanti anni fa. Ero andato, mia figlia era piccolina, una pantofolina, fragolina di tre anni, ero andato con lei alla diga di Maiera, la diga di Giuliano, ed eravamo andati proprio lì dove c’erano i giochi, allo sbarramento c’erano dei giardini, quindi la facevo passeggiare a prendere un po’ d’aria. Quando mi accordo che nella vasca dei pesci c’era una tartaruga di terra, una tartarughina che stava lì lì ad annaspare, chiaramente com’era conformata la vasca non poteva esserci entrata da sola, e oltremodo la tartaruga era, tartaruga di terra, non di fiume, non di acqua dolce, sono diverse le conosco. Allora capisco che qualche intelligentone l’aveva buttata lì dentro e correva il rischio di morire affogata lì dentro, poverina. La prendo, mi chino, faccio un po’ fatica per prenderla perché era una vasca un po’ profonda e la portò su, e la faccio vedere a mia figlia. Mia figlia incuriosita l’accarezzava, la tartarughina bella, bellina. Eh! la mia fragolina, la mia principessa, la mia unica principessa, amava gli animali come li amavo io, accarezzava, allora poi io gli dico: <<Adesso però la dobbiamo lasciare andare, la dobbiamo liberare perché è tardi, deve andare dalla sua mamma>>. Adesso andiamo nel bosco vicino e tu la lasci andare. Lei mi guarda con gli occhioni un po’ tristi, un po’ dolci e mi capisce, mia figlia mi dice: << Si!>>, allora andiamo passo passo, lì con la tartarughina nelle due mani. Arriviamo più in là, dove c’era l’inizio del bosco e gli dissi: <<Falla liberare, salutala>>, mia figlia gli

dà un bacetto e gli dice: <<Vai dalla mamma>>. La tartarughina vedendosi libera, piccolina, spaventata, in mano agli esseri umani e che cosa era capitato quel giorno. Ha incominciato a camminare per i suoi limiti, camminare più velocemente ed a scomparire nei cespugli. Siamo andati a casa, il tempo è passato, è arrivato l’inverno e l’inverso è sempre capitato a casa di mia mamma che nella veranda venissero a prendere un po’ di calore i pettirossi, si proprio i pettirossi in pieno inverno te li vedevi arrivare, uno, due, che si mettevano nella veranda coperta e cercavano di evitare anche loro il freddo. Voi li conoscete i pettirossi? Tutti neri con quella macchia, che si dice essere una goccia del sangue di Gesù. Quando uno di questi uccellini aveva tentato di tirargli una spina dalla fronte di Gesù.

Tratto da: Onda Lucana® by Vito Coviello

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