Introduzione al libro dei racconti “DIALOGHI CON L’ANGELO” by Vito Coviello. Inseriamo il quarto racconto, seguiranno altre pubblicazioni.

Emozioni che riempiono l’animo di ognuno di noi, un valido aiuto alla conoscenza del proprio IO,  per la profondità, lo stile semplice ed efficace dei racconti si consiglia una buona lettura a tutti.

Tratto da:Onda Lucana

IL GATTO

Natalino arrivò in casa il giorno di Natale, tutto infreddolito, fu subito ospitato e accolto nella nostra famiglia. Ben presto diventò un gatto, simile ad una pantera. Penso che lui pensasse dentro di sè di appartenere alla famiglia degli umani, perché capiva tutto. Figuriamoci sapeva dove erano conservati i biscotti. Una volta l’avevano pizzicato che cercava di girare la chiave, ma con la bocca girava la testa ma era impossibile girarla completamente, altre volte che cosa non ha combinato. Capiva che non doveva farlo nelle piante di mia madre, perché le aveva prese, e notte tempo girava balcone balcone e andava nei vasi delle vicine, e le vicine poverine innervosite dicevano: “Signora mia la notte arrivano nel mio balcone degli uccellacci che fanno dei bisogni piuttosto grandi”.

Noi avevamo capito che era quel delinquente di Natalino. Mettemmo dei paraventi, perché lui non passasse dall’altra parte, ma ci riusciva lo stesso, usciva e riempì il rione di gatti neri, aveva una grande prole di gatti neri. E se incontrava qualche cane, praticava la caccia al cane, li rincorreva, era una pantera.                   Ma poi qualcuno in casa, senza dirmelo, lo fece diventare una voce bianca e allora Natalino si calmò. Guardava da lontano, dal terzo piano, le gatte. Rimaneva lì malinconico, credo che avesse capito cosa gli avessero combinato.

Natalino era uno di famiglia, si sedeva con mia madre a seguire quelle trasmissioni che per me erano insopportabili, anzi se io putacaso mi sedevo sulla sua sedia perché doveva lui stare con mia madre ad ascoltare la trasmissione televisiva molto interessante, ve l’ho detto credeva di essere un umano e da dietro mi dava certe unghiate che io mi dovessi alzare, dovessi andar via dalla sua sedia, e lui doveva vedere la trasmissione e quando si ammalò mio padre era sempre presente nella stanza e ricordo che

lo guardava con tristezza, con malinconia, era un gatto di famiglia. Quando io sono diventato cieco telefonavo a casa di mia madre e il gatto quando sentiva la mia voce, correva al telefono, si metteva a miagolare gli faceva tutto un discorso, ma io non sapendo cosa dire gli dicevo “miao” e lui ricominciava, con questi miagolii. Ma chi sa cosa mi voleva dire posso solo immaginare, era il suo dispiacere per quello che mi era capitato, e credo che l’avesse capito. I gatti, gli animali alle volte sanno essere più sensibili degli esseri umani.

Tratto da: Onda Lucana® by Vito Coviello

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