Introduzione al libro dei racconti “DIALOGHI CON L’ANGELO” by Vito Coviello. Inseriamo il sesto racconto, seguiranno altre pubblicazioni.

Emozioni che riempiono l’animo di ognuno di noi, un valido aiuto alla conoscenza del proprio IO,  per la profondità, lo stile semplice ed efficace dei racconti si consiglia una buona lettura a tutti.

Tratto da:Onda Lucana

LA VOLPE

Stavo ripensando quando il mio papà, tornando dal castello di Lagopesole, aveva portato un esserino piccolo e carino, che in realtà era una piccola volpe, un cucciolo di volpe, cos’era capitato. Suo fratello cacciatore , probabilmente ne aveva ucciso la mamma, ma mosso a pietà dei due cucciolo, due volpacchiotti, ne aveva tenuta una per sé e una l’aveva regalata a mio padre, che l’aveva portata a Matera. Eh! La civiltà. Giocare con questa cucciolotta bellina, con gli occhi quasi a mandorla dolcissimi e scuri, dal musetto appuntito e furbo, dal pelo rosso, come ce l’hanno le volpi naturalmente. In casa avevamo già un ‘altra compagnia, una gattina , la gatta Teresina, una gatta pezzata bianca e nera, ma non soffriva di gelosia, tant’è che mangiavano e bevevano il latte nella stessa ciotola, oddio! Mangiavamo, la gatta anche il pane, ma la volpe ad un certo punto mio papà decise che per nutrirla meglio, la volpe dovesse mangiare anche il pane ma forse la volpe non lo gradiva più di tanto, forse non conosceva il pane.

Fatto sta che beveva solo il latte ed il pane lo lasciava lì, se ne mangiava un po’ la gattina ed il resto lo rimaneva lì. Il mio papà cercò di convincere la volpe a mangiare il pane e la sgridava e ci ragionava e gli diceva: “ devi mangiare il pane “ , le metteva il musetto vicino al pane, ricordo la volpe che guardava mio padre con gli occhioni quasi impauriti come per dire “ ma questo che vuole?” ma aveva capito. Ad un certo punto, nella ciotola non rimase più il pane sembrava che avesse capito e che quindi anche il pane fosse mangiato insieme al latte bevuto, salvo poi accorgersi mio papà che la volpe prendeva i bocconi di pane e li andava a nascondere pezzo per pezzo e poi beveva il latte. È proprio vero, furba come una volpe, come ci rimase male mio padre, non si può cambiare la natura degli esseri né si può condizionare a fare altro.

Comunque , ad un certo punto, mio padre ne aveva tanto parlato con i detenuti, perché il mio papà era una guardia penitenziaria e all’interno delle carceri si finiva sempre col parlare con quei poveri esseri detenuti e privati della libertà per un motivo o vuoi per un altro del mondo esterno e mio papà parlava della volpe e quei detenuti gliela chiedevano in regalo, una volta, due volte, tre volte. La volpe era diventata in effetti un po’ ingombrane da tenere in casa, non era un animale domestico, non era certo un cagnolino da portare a spasso, era una volpe e tale rimaneva anche se era affezionata a me e alla famiglia, ed anche alla gattina con cui giocava insieme anche se ormai le misure erano diventate un po’ diverse, lei era molto più grande. Mio papà la portò lì, all’interno delle carceri, anche se non avrebbe potuto, ma ormai sono passati più di cinquant’anni, ormai il mio papà non più, non c’è più la volpe e non ci saranno più neanche quei detenuti, sono passati tanti anni. La volpe all’interno delle carceri, del cortile delle carceri ne diventò la regina e cosa non le davano da mangiare, la mortadella, formaggio e la volpe ingrassava a più non posso.

Arrivò l’estate, ben presto, e quell’estate la volpe scalpitava, ah! In estate è il periodo della riproduzione degli animali. Ad un certo punto la volpe scomparve e le accuse volavano tra i detenuti, chi l’ha mangiata? Chi l’ha uccisa? I pianti, le grida, le urle, non si facevano capaci. Cerca di qua cerca di là, non si trovava, ma ad onor del vero nessuno di loro aveva fatto niente, nessuno di loro l’aveva mangiata, l’aveva uccisa, le volevano troppo bene, era per loro la libertà, un essere nato libero che stava a fare compagnia e stava con loro, un affetto, una speranza, un giocattolo, non potevano averla uccisa, averla mangiata, ma la volpe era scomparsa.

Ad un certo punto , cercarono, tanto cercarono, trovarono loro stessi pertugio, un pertugio che la volpe aveva scavato nel cortile, nella terra, un pertugio che aveva raggiunto la fognatura, una fognatura che aveva consentito di far passare anche un essere umano, che portava fino nelle gravine lì vicino, alle carceri di Matera, era scappata, era tornata libera, quel pertugio fu prontamente chiuso, in quella maniera fu impedito che altri esseri potevano o avrebbero potuto scappare di lì. Cosa dire un essere nato libero non potrà mai essere imprigionato, né da una prigione né da un corpo che non funziona più, la sua mente rimarrà sempre libera. La mente di ognuno di noi volerà sempre libera al di sopra di qualsiasi costrizione, perché tutti gli esseri viventi sono nati liberi, e niente, nessuna prigione, nessun impedimento, potrà imprigionare i nostri pensieri, voleranno sempre più in alto delle nostre disgrazie e delle nostre prigioni.

Tratto da: Onda Lucana® by Vito Coviello

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