Introduzione al libro dei racconti “DIALOGHI CON L’ANGELO” by Vito Coviello. Inseriamo l’ottavo racconto, seguiranno altre pubblicazioni.

Emozioni che riempiono l’animo di ognuno di noi, un valido aiuto alla conoscenza del proprio IO,  per la profondità, lo stile semplice ed efficace dei racconti si consiglia una buona lettura a tutti.

Tratto da:Onda Lucana

LA RAGAZZINA SCONOSCIUTA

Ciao Angela, stanotte sento un po’ di freddo è finita l’estate ma un po’ di freddo e mi torna in mente, il pomeriggio, un pomeriggio come tanti tanti tanti anni fa era un pomeriggio invernale potevano essere le tre o le quattro ero uscito di casa, nervoso, il tempo grigio, un freddo glaciale, freddo, freddo, freddo, un cielo biancastro che prometteva la neve e io ero in giro per il centro. Non sapevo che fare dovevo calmare il mio nervosismo, il mio pensiero, proprio in centro scendeva da lì a San Biagio, verso lì, verso la piazza, piazza Vittorio Veneto, una mia amica che mi era simpatica, si è usciti con lei con la sua amica, con un mio amico tempo addietro, non ci si frequentava più, di gran lena, di corsa, con il volto tirato, insieme a lei una ragazzina di messa, magra, poverina, oddio anche bruttina, ma mi faceva una gran pena, con gli occhioni pieni di lacrime, mi avvicinò alla mia amica e gli chiesi cosa è successo.

La mia amica mi racconta che era andata ad un’associazione insieme a questa ragazza per chiedere aiuto per lei e in quanto la poverina non più accettata a casa, era di un paese della provincia era stata mandata via dai genitori o forse andata via lei. Per una brutta influenza, era finita in ospedale a Matera, ma poi guarita, secondo i medici era stata dimessa, e dimessa proprio in questa giornata, ma la poverina piangeva che non sapeva dove andare e non aveva mille lire in tasca si perché allora c’erano ancora le lire. La mia amica che aveva incontrata, mostra pietà che l’aveva chiesto e aveva saputo e aveva cercato di portarla e di andare insieme ad una di queste associazioni, facciamo bene fate bene e facciamo tutti bene ad aiutare il prossimo,0 aiutiamo noi, gli altri poi e poi non c’era la presidentessa chi c’era lì non poteva fare niente se non tornare domani e io chiedo cosa sta accadendo chi è questa presidentessa, dico: << Un attimo, andiamo a casa della signora, e se dobbiamo aspettare domani il  problema è oggi, andiamo a casa della signora>>.

Andammo a questo grande palazzo, arrivammo al portone il custode chiaramente non ci volle far salire, fece: <<No, non riceve nessuno, il signore ha dato ordini precisi>> e noi abbiamo dovuto dire al signore del caso di questa povera ragazza. Mosso pietà, perché alcune volte la pietà esiste dipendentemente dal proprio dovere, ci disse: <<Sentite vi do il numero di telefono della signora, ma non dite che ve l’ho dato io>>. A quel punto, andammo ad una cabina e telefonammo e ci presentammo e dicemmo il caso chiaramente e appunto la signora insiste oggi non posso niente, tornate domani in associazione. Cosa dovevamo fare lasciare quella ragazza al freddo, senza un posto dove dormire, ma era un freddo da tagliare, da farci di ghiaccio. Allora ci guardammo io e la mia amica Anna e pensammo, troviamo un albergo dove si spenda poco, anticipiamo noi, spendiamo noi questi soldi, mi guardai in tasca e avevo poche lire, non lavoravo, ero giovane e disoccupato ma con un cuore. Andammo all’albergo e dicemmo all’albergatore: <<Guardate, paghiamo noi le pensioni per un paio di giorni, poi domani vedete un po’ di accompagnarla dalla tale associazione, dalla tale presidentessa>>.

Queste cariche venivano date non per merito, non per mogli di altri personaggi per cui veniva data automaticamente la carica, che non era un incarico, ma era una medaglia al niente, perché era giusto, perché queste mogli facevano ed erano qualcuno nel sociale. Così facemmo, quella notte dormii malamente, pensando a quello che l’umanità scorretta, proprio una presidentessa di un’associazione solidale disse: <<Tornate domani>>. Il giorno dopo andai personalmente da un’altra mia amica che lavorava ad un piccolo alberghetto, e chiesi: <<Ma la ragazza?>>, disse: <<No, non l’ho accompagnata, abbiamo risolto con gli assistenti sociali>>. Mi misi così il cuore in pace per quello, politicamente corretto, l’ipocrisia. Morale oggi ipocritamente corretto io vivo sulla mia pelle, perché quello che dicono di fare, non farlo. Ma quello che fanno gli altri, quello che fanno le persone qualunque per gli altri senza grandi manifesti, quello di cui non si sa niente, quello esiste ed è la solidarietà della povera gente. Anche se nella vita si possono incontrare persone autoreferenziali non importa non dategli retta, c’è altra tanta brava gente che anche con una pacca sulla spalla aiuta a tirare avanti.

Tratto da: Onda Lucana® by Vito Coviello

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