Introduzione al libro dei racconti “DIALOGHI CON L’ANGELO” by Vito Coviello. Inseriamo il nono racconto, seguiranno altre pubblicazioni.

Emozioni che riempiono l’animo di ognuno di noi, un valido aiuto alla conoscenza del proprio IO,  per la profondità, lo stile semplice ed efficace dei racconti si consiglia una buona lettura a tutti.

Tratto da:Onda Lucana

IL VERO BABBO NATALE

Angela, ricordo quell’inverno di 27 anni fa, Eh fu un inverno particolare, ero molto triste, ero disoccupato non avevo una lira in tasca e non avevo di che fare il regalo per natale a mia figlia, stava arrivando il natale. Quel pomeriggio con mia moglie e mia figlia di 3 anni, facevamo un giro in macchina per le strade del centro almeno avremmo visto le luci del natale, i negozi addobbati a festa e stavo lì nei miei pensieri guidavo tranquillamente quando giusto all’altezza della camera di commercio, all’incrocio, un signore, forse distratto, mi venne addosso, diede una bella bottarella, però non ceravamo fatti niente e il signore scese dalla macchina, si avvicinò, si scusò e disse: “senta , mi dispiace, non ho tempo per la denunzia la pago e la finiamo qui tanto non c’è un gran danno.”

E io scesi per vedere e, in effetti, non c’era niente. Un ammaccaturrina microscopica al parafango posteriore, era altri i miei problemi. Il signore prende 50 mila lire, me li mette in mano e mi dice “arrivederci buon natale, mi scusi” e va via. Io rimango senza dire una parola, non ho avuto il tempo di dire “guardi, non è il caso, lasci perdere”, il signore era già andato via e io avevo 50 mila lire in mano, avevo i soldi per comperare una bambolina a mia figlia. È questa la prima cosa che pensai. Allora dovevo organizzare un natale per mia figlia, ma fatto bene e non dovevo regalargliela io, doveva portagliela babbo natale. Come fare? Con un po’ di inventiva e pochi soldi comperai un po’ di carta rossa, si, la carta velina, la carta rossa, la carta velina rossa e un paio di pacchi di ovatta, si, l’ovatta idrofila quella bianca è facile immaginare cosa, si un abito da babbo natale per mia figlia. Recuperai gli scarponi all’età di mio padre, quelli a carrarmato.

Un suo vecchio cinturino da fondina nero, grande da mettere intorno. E il vestito di carta ebbe la pazienza di tagliarmelo e cucirmelo piano piano, perché era di carta, la mia mamma. Con l’ovatta feci la lunga barba bianca e la capigliatura posizionandola su un pallone rotondo perché dovevo fare la forma. Da poter mettere per fare questa barba bianca con i capelli bianchi e il cappuccio fatto sempre di carta. La mattina del natale, la musichetta di sottofondo, mia moglie, mia figlia di 3 anni, la mia principessa, la mia famiglia, i miei genitori, stavamo a casa dei miei, e non avevamo altre possibilità allora. Io entro, scampanando un campanellino che avevo preso dal triciclo di mia figlia.

È l’unico che avevo trovato. È faccio il vocione: “ sono babbo natale, dov’è questa bimba” e aveva sotto braccio una bambola che avevamo comperato per mia figlia, una di quelle bambole parlanti, con i dischetti che cantavano, che dicevano mamma, biondina, nello scatolo. E mia figlia, intimorita, la vide che tremava con la bocca aperta, non si rendeva conto. Babbo natale. Allora, gli disse:” questo è il tuo regalo ma mi raccomando, fai labrava”. E andai via, mi spogliai e rientrai dentro.

E intanto, mia figlia gridava:” babbo natale, lo cercava”. Era andata benissimo. Chissà come e perché ero riuscito a fare il regalo a mia figlia per volontà di Dio, per volontà del mio angelo, per volontà tua del mio angelo. Mia figlia aveva visto babbo natale e, pure intimorita, dopo l’aveva cercato, l’aveva chiamato. E io mi chiedevo chi era questo babbo natale e lei, come riusciva ad esprimersi, un omone grande grande. Chissà come lo aveva immaginato, l’aveva visto, un omone grande. Passammo il natale felici, contenti, allegri, sereni. La notte anch’io mi addormentai sereno e feci un sogno, ma feci un sogno curioso. Che non so se fosse un sogno o fossi sveglio e quello che avevo visto credevo fosse un sogno.

Un signore aveva suonato alla nostra porta ed io ero andato ad aprire,  un signore anziano con in capelli bianchi e la barba bianca che mi ha detto:” ti ringrazio ma sono venuto a ritirare il mio abito”. Io dissi:” quale abito?” il mio abito, quello da babbo natale, e ma perché io sono nel sogno o in quello che vedevo fosse tale, dissi “ e il regalo a me?” lui mi dice nel sogno, “ma tu il regalo ce l’hai avuto, tua figlia”. E da allora Angela io credo a babbo natale. Babbo natale era, poi, fin fine San Nicola. San Nicolaus che oggi tutti chiamano babbo natale. Come si fa a dire a i bambini che babbo natale non esiste, se poi, anche noi adulti, ci crediamo ancora? Ciao Angela!

Tratto da: Onda Lucana® by Vito Coviello

 

 

 

 

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