L’Andalusia sconvolge la politica spagnola

Tratto da:Onda Lucana® by Marco Di Geronimo

Il Governo spagnolo riceve una prima bocciatura elettorale. Con il PSOE di Pedro Sanchez arretra anche Podemos di Pablo Iglesias. Ma il PP, avversario tradizionale dei socialisti, scende anch’esso. Chi avanza? Ciudadanos, i macronisti iberici, e Vox, i nazionalisti post-franchisti.

Le recenti elezioni di Andalusia hanno evidenziato la prima oscillazione negativa del nuovo esecutivo di Madrid. Il Partito socialista spagnolo governava la Comunità autonoma dal ripristino della democrazia, cioè da 36 anni ininterrotti. Le urne hanno emesso un verdetto di condanna molto chiaro: mancano le chances per una maggioranza a trazione socialista.

Il Parlamento regionale si compone di 109 seggi. Al PSOE ne rimangono solo 33: ben 14 in meno rispetto alla scorsa consiliatura. Il Partito popolare, tradizionale avversario, si ferma a quota 26 (7 in meno del passato). E Adelante Andalucia, cartello che raccoglie Unidos Podemos, perde qualcosina in meno degli altri ma si ferma a 17 seggi. Mentre Ciudadanos registra una grande avanzata (da 9 a 21 consiglieri regionali). E irrompe sulla scena, con 12 eletti, Vox.

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Vox è una forza di destra radicale con una forte componente anti-immigrazione e una posizione di netto contrasto all’indipendentismo catalano. La campagna elettorale, impostata sul tema della reconquista della Regione “occupata” dal PSOE, ha premiato questa formazione che finora non aveva conquistato i riflettori internazionali.

La sua irruzione sulla scena politica andalusa rende possibile (per non dire inevitabile) la formazione di una maggioranza di centrodestra. Il numero magico è 55: e una coalizione tra PP, Ciudadanos e Vox arriva a 59 seggi. La storica regione rossa dovrebbe quindi svoltare a destra. Con conseguenze anche sul piano nazionale: il PP sarebbe costretto ad agganciare la retorica radicale di Vox e mettersi al traino economico di Ciudadanos.

El Pais sostiene che la Spagna sta entrando in un «sistema pentapartitico» e tutto ciò significa, con estrema chiarezza, che l’equilibrio tra le forze in campo sta cambiando. La nascita del quinto polo nazionalista pone infatti due problemi di breve periodo. Anzitutto, rappresenta una débâcle gigantesca del Partito popolare, che aveva tentato di coprire sulla destra l’ascesa di Ciudadanos. Ma la destra conservatore non è riuscita a canalizzare le inquietudini del sud castigliano, nonostante il pugno duro sferrato contro i secessionisti catalani.

Il secondo grande tema della politica iberica è il ruolo di Ciudadanos. Il partito di estremo centro liberale, allineato con Macron, era stato al governo regionale con la socialista Susana Diaz. Che C’s rappresenti un’opzione molto più a suo agio nel campo di centrodestra è chiaro. Ma adesso è arrivato il momento di definirsi in modo più serio: in un sistema a 5 poli, gli arancioni cercheranno di inaugurare una politica dei due forni? In altri termini, bisogna comprendere se Ciudadanos vorrà consolidare, anche a livello nazionale, un asse strategico permanente con la destra conservatrice, o se manterrà l’indipendenza necessaria per sperimentare eventuali appoggi futuri al duo in rosso PSOE/UP.

Nessuno sottovaluti però il vero significato politico di questa disfatta rossa. A fronte di una fase di crisi di Unidos Podemos, alla ricerca di sé stesso ora che il PSOE sta pian piano svoltando a sinistra, non si può trascurare la storia politica recente dell’Andalusia. Susana Diaz non è una esponente del sanchismo: difatti ha governato con Ciudadanos e non con Podemos. E non come dappertutto, i socialisti che sono stati battuti scontano due peccati: l’antipatica alleanza giallorossa (non è più il tempo della Terza Via…) e la percezione di sottovalutare i duri problemi delle persone (come il tema migratorio). Aggiungiamoci la tematica secessionista catalana, che in Andalusia scalda i cuori degli elettori…

In sintesi, per il PSOE come per il PP si pone un interrogativo che ne definirà la sopravvivenza. Quale piattaforma politica adottare in futuro? È ancora presto per giudicare il Governo – serve tempo per valutarne le politiche economiche e il loro impatto sociale. Ma una cosa è sicura: servirà un’agenda capace di tenere insieme C’s e UP. Impresa disperata, ma necessaria. E nel frattempo, vanno costruite le politiche che allentino il disagio di cui Vox si nutre. Sempre che l’ala destra del PSOE, responsabile anche di questo insuccesso, non cospiri contro le uniche politiche ragionevoli in questa fase storica. Ma in Spagna come altrove, la destra del PSE locale non è ragionevole.

Tratto da:Onda Lucana® by Marco Di Geronimo

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