DONNE NEL BUIO

DEDICA

Voglio dedicare questo libro a tutte le donne, a tutte le donne che sono il fondamento della vita, a tutte le donne silenti, a tutte le donne che soffrono, a tutte le donne che amano, a tutte le donne che attendono qualcosa dal resto dell’umanità, ovvero da noi uomini.

Recensione di Censi Luciana

Ho ascoltato e riascoltato le clips “Storie di Donne” di Vito Coviello. Riascoltate perché in primis la voce narrante è piacevole: trapela dai suoi toni pacati e persino dai silenzi, una serenità forse smarrita ai giorni nostri sul tema trattato e poi ogni storia è osservata con la saggezza dell’uomo colto che da anni vive il disagio della totale cecità, eppure in questa ombra imposta dalla vita in qualche modo è riuscito ad approdare nel regno della luce e a donarcelo.  In questa opera l’autore parla di incontri, di diffuse testimonianze con donne di ogni età e ceto ma in tutte Vito riesce a far emergere una bellezza che esce dai canoni tradizionali; essa infatti cambia volto e cede al fascino dell’irregolarità, ai capricci imposti a volte dalla vita.

Queste donne, grazie a lui, vivono tutte una nuova stagione e approdano in un mondo che pur nella sua apparente imperfezione è armonia.

“Storie di Donne” è un inatteso spiraglio dell’anima e scopre con discrezione quello che a volte le donne tengono ben celato.

Ringrazio l’autore che mi ha dato l’opportunità di commentare il suo lavoro e grazie per aver trattato, da uomo, con delicatezza questo tema.

INTRODUZIONE

 Donne nel buio è una raccolta di storie di alcune donne, forse in generale di tutte le donne. Donne che per un motivo o per un altro, si sono ritrovate nel buio degli occhi, nel buio del cuore, nel buio della vita, nel buio della morte. Donne che però con la luce di Dio sono ritornati a volare. Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza, ma forse non gli riuscì tanto bene e pensò bene di creare la donna, e con lei la possibilità di donare la vita. Da allora la donna è l’unica che può dare la vita. Ha lasciato a lei tutto il peso dell’universo, donne nel buio che comunque sono e saranno sempre nella luce di Dio e torneranno a volare.

ANGELINA SACRESTANA DI DIO

Angelina l’aveva incontrata quando anche lui era molto giovane, ad un concorso. Erano seduti allo stesso banco e si passavano notizie e le copie per superare il concorso, che entrambi non avevano superato. Finito il concorso era già ora di pranzo. Lui doveva partire ma aveva fame, voleva andare a pranzare e chiese ad Angelina di pranzare con lui, di non andare via. Aveva voglia di compagnia, solo di pranzare. La prima trattoria che trovarono, si fermarono. Angelina non voleva prendere niente e lui le disse:” no, io voglio che anche tu pranzi con me, non solo per farmi compagnia”. Così anche lei ordinò qualcosa. Poi arrivò il momento di partire. Angelina gli aveva parlato un po’ della sua vita, gli aveva detto che quando il suo fidanzato era partito per andare al nord, l’aveva lasciata. Quando aveva sentito che anche lui voleva partire per andare a lavorare al nord, visto che non trovava lavoro e non vinceva nessun concorso, a lei scappò una lacrima e gli disse:” non partire”. Lui disse che avrebbe, comunque, dovuto partire e che non voleva entrare nella sua vita. Se lei voleva, l’avrebbe potuto chiamare, ma ora, lui doveva partire. I giorni passarono, Angelina lo chiamò, voleva incontrarlo, voleva dirgli di lei. Ripartì immediatamente, si fece prestare la macchina dal papà e anche qualche lira, perché disoccupato com’era non aveva grandi fondi. Andò nella città di Angelina e lei gli parlò, gli disse quello che era, lei lavorava sul lungo mare. Lui non aveva capito che lavoro facesse e la guardava perplesso:” ma che lavoro fai sul lungo mare, hai una bancarella, vendi il pesce?”. Lei gli rispose:” non hai ancora capito?”. Faceva la vita, un po’ per il dolore di essere stata lasciata e abbandonata, un po’ anche per fame. Non proprio per una scelta, ma perché non aveva nient’altro di meglio da fare per sopravvivere alla fame e al dolore. Vito capì e non le disse niente. Vito partì, l’abbracciò e le disse che, comunque, lui le sarebbe stato sempre amico, per sempre. Quando Vito andò a lavorare al nord, Angelina lo chiamò tante volte, tante tante. Lo chiamava sempre e anche lui la richiamava. Vito al nord, si sentiva come Giovanni senza terra in terra straniera, tanto che poi, alla fine non ce la fece più e ritornò a casa propria, a non fare niente, ma a casa propria. Non che lì fosse trattato male o non avesse trovato lavoro ma non era la propria terra. Aveva riprovato a ricontattare Angelina, ma non l’aveva più trovata a quel numero di telefono, si erano persi di vista. E son passati gli anni. Intanto, pensava ad Angelina “chissà che fine ha fatto! “. Beh, con la vita che faceva, qualche preoccupazione, qualche idea poteva anche averla, ma non sapeva che fine aveva fatto Angelina. Tempo dopo, capitò che, dovendo prendere un aereo, si trovò all’aeroporto di quella città, ma l’aero aveva qualche problema, per cui dovette attendere parecchio tempo. Visto che non avevano nient’altro da fare e vicino c’era una chiesetta, entrarono, un po’ per visitarla, un po’ per fare una preghiera, anche perché Vito partiva per il nord, per dei viaggi della speranza. Vito stava diventando cieco e andava, su al nord, per operarsi e una preghiera non avrebbe fatto male. Comunque, entrasti in quella chiesa, una signora di una certa età, di mezza età, si avvicinò e lo chiamò per nome:” ti ricordi di me?”. Certo che vito era imbarazzato non si ricordava e non vedeva più tanto bene, non vedeva già quasi più niente. Lei gli disse:” sono Angelina, ti ricordi di me?”. Immediatamente capì era Angelina, la sua amica, quella ragazza che aveva perso di vista, che non sapeva che fine avesse fatto. Le chiese:” cosa ti è successo in questi anni, cosa fai qui, stai piangendo”. Lei, con la voce commossa, gli disse che nella vita le era capitato di tutto e di più, si era ammalata di uno di quei mali per cui si muore e, prima o poi, la morte sarebbe arrivata. Lei aveva cambiato vita, non volendo dare in alcun modo ad altri quello che era il suo male. Era entrata in quella chiesa per caso, per pregare e ci era rimasta a fare la sacrestana, a pregare per Dio, ad accendere le candele, a spazzare per terra, a mettere i fiori, ed aspettare la luce Dio, gli ultimi giorni della sua vita, di una vita sofferta. Oggi Angelina non c’è più, è volata in cielo ed è alla luce di Dio.

Tratto da: Onda Lucana® by Vito Coviello

 

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