Cosa succede a Macron?

Tratto da:Onda Lucana® by Marco Di Geronimo

La rivolta dei gilet jaunes sembra implacabile. Nemmeno il discorso che Macron ha pronunciato ieri riuscirà a calmare gli animi. È chiaro che Oltralpe il sentimento comune sembra travolgere le dinamiche politiche ordinarie. E le prospettive di questo nuovo movimento seminano il panico nel quadro partitico francese.

Che Macron non stesse simpatico ai francesi lo si sapeva. Dopotutto era riuscito a ottenere poco più di un quinto dei suffragi e solo una legge elettorale maggioritaria gli aveva permesso di accedere all’Eliseo. E il leader di En Marche! ha fatto ben poco per farsi piacere dai suoi concittadini. Le sue politiche di austerità si sono mosse non soltanto nel solco tracciato dal duo Hollande-Valls: l’hanno ampliato.

Già a inizio mandato il neopresidente aveva affrontato uno sciopero dei ferrovieri e degli altri impiegati nei trasporti pubblici. Ma la mobilitazione permanente che sta scaldando la Francia è di tutt’altro spessore. Il livore suscitato in ampie fasce della cittadinanza dal protrarsi della caduta della qualità della vita è trasversale.

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Pochi giorni fa Macron aveva ammesso di aver compiuto «una serie di cavolate» (stando a quanto rivela Le Parisien). Addirittura alcuni suoi compagni di partito gli avrebbero detto che «la gente vuole vedere la tua testa su una picca». Senza scadere nei luoghi comuni sui francesi e la Rivoluzione, va detto che gli animi sono davvero caldi e le dimostrazioni violente di questi giorni ne sono una chiara esemplificazione.

D’altronde l’amministrazione è presa da un problema economico di non poco conto. Come ha spiegato il senatore leghista e professore universitario Alberto Bagnai in un suo pepato articolo, il Paese d’Oltralpe deve vedersela con due fastidiosi deficit: quello delle partite correnti e quello di bilancio. Nell’attuale perimetro europeo, Parigi dovrebbe farvi fronte con una cura Monti per svalutare il lavoro e migliorare la competitività delle esportazioni. Il che significa comprimere i salari. Ma fare macelleria sociale in una polveriera pare inopportuno.

Con un altro regime politico, Emmanuel avrebbe già fatto le valigie e il suo partito avrebbe subito cambiato cavallo. Ma il Presidente della Repubblica, in Francia, non può essere sfiduciato. Una delle opzioni in campo quindi è il siluramento del Primo ministro, che invece deve godere della fiducia dell’Assemblea nazionale. Da che Quinta Repubblica è Quinta Repubblica, i numeri due alla guida (puramente nominale) del Governo sono i capri espiatori perfetti. Manuel Valls, d’altronde, ascese al trono in miniatura proprio perché Hollande licenziò Ayrault.

Intanto le misure proposte da Macron sono fieramente contestate nell’emiciclo parlamentare da La France Insoumise. Una delle sue deputate ha dichiarato che il Presidente «ha mentito»: le riforme che ha promesso nel suo videomessaggio non bastano a soddisfare le richieste dei gilet jaunes. Facile profeta, ha preannunciato che le proteste non si fermeranno. E va osservato che in effetti l’aumento dello SMIC (il salario minimo transalpino) riguarderà solo il 25% degli attuali beneficiari.

Dopotutto è proprio la forza politica di sinistra, guidata da Jean-Luc Mélenchon, a essere quella più vicina al movimento spontaneo delle giacchette gialle. Non è un caso che i sondaggi che annoverano i gilet jaunes, questi erodono consensi ai danni soprattutto del partito rosso. Ben più stabile invece Marine Le Pen e il suo Rassemblement Nationale, che addirittura si attesta al 27% tra i più giovani. Insomma, il quadro politico francese è in continuo movimento. E se debuttassero nello scenario elettorale rischierebbero di infrangere del tutto anche la rinascita delle sinistre più radicali di Francia.

Dal punto di vista internazionale, inoltre, va osservato che alcune stime lasciano immaginare che il deficit francese supererà il 3%. Una situazione che di certo non passerà inosservata a Roma. Se il Governo gialloverde vorrà approfittarsene, si potrebbero delineare fuochi d’artificio all’orizzonte. Anche se per il momento il nostro esecutivo, per bocca di Matteo Salvini, preferisce bypassare Parigi e promettere fedeltà a Berlino.

Tratto da:Onda Lucana® by Marco Di Geronimo

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