PREFAZIONE DI OMBRE DEL TRAMONTO

Perché scrivo tali poetici ricordi ? Per non dimenticare e per collegare gli estremi che possono essere racchiusi in una distanza o del come rimbalzare tra momenti vissuti in epoche lontane e vicine, ma anche per serbare su un foglio di carta, miriadi di emozioni.

Perché hanno una ragione in quel legame avvinto a visioni che questa terra ci dona, ai suoi costumi di vita, alle credenze popolari mai sopite, all’amore, alla fraternità, nella partecipazione che da quel senso di essere figli di questa terra, che ci prende ci contagia, ci trasmette la virtù del suo spirito lucano….Pian piano il mondo cambia aspetto, nel frattempo si fa fatica a conservare qualcosa che tenta di sfuggire e a cui si era legati.

Credetemi, il ritorno alle origini, ed ogni volta potrebbe essere l’ultimo, anche se breve, è il trarre la somma nostalgica di angosce di una conta inesauribile di cose lasciate, angoscia che tormenta anche al pensiero di non ritornare più a vedere volti cari, voci rassicuranti di chi ci tenne tra tiepide braccia.

Ammoniti dal sapere che tante persone sono ormai passate a miglior vita…

Intanto gli anni passano, il tempo ci sfugge, i pensieri struggono, mentre le ombre del tramonto lentamente e lievi, si adagiano da presso, tranquille, serene, nel loro atavico dimesso attendere imprecisato.

Ed ecco il citato racconto poetico, che definirei una lirica leggera, un richiamo alla riflessione sul ricordo.

OMBRE DEL TRAMONTO

Tratto da:Onda Lucana® by Domenico Friolo

L’ ombra, lentamente

inesorabile risale,

rabbuiando il frontale

del Carmine.

Cala il silenzio.

Il solitario viandante

guarda intorno a se,

cerca un nonnulla

che conduca alla vita.

Purtroppo, invano.

Il viandante muove il passo

gli fa eco il calpestio

dei suoi stessi passi.

Intanto nel buio svanisce il giorno,

affiorano le stelle, affondano nel concavo firmamento

a lui vicino…

tale è la parvenza del miraggio

dato dalla collina.

Lontano i bagliori del golfo, già, attrazione infantile, brillano più che mai

La brezza marina, fresca

risale il Cervaro, sfiora muraglioni,

cattura il colle,

desta il viandante, prigioniero tra steccati

di tempo remoto.

Egli,

come rondine a primavera

cerca il suo vecchio nido

gli occhi lo vedono:

non lo riconoscono.

Nel silenzio della sera,si ode

un frullio di ali

che non sanno più volare.

Un alito di vento

porge il rintocco alla campana,

in cui suono,

mette fretta ad uno scarabeo:

ultima amara reliquie,

racchiusa nel suo gilè lucido di blù e nero,

là, nella via Calata Monte Carmelo.

Il viandante del Purgatorio và…

riprende il cammino,

svanisce tra miriadi di stelle,

poste lontano, oltre i pensieri,

dove non esistono che,

orizzonte vaghi, immensi.

La sua ombra, domani,

sarà altrove,

lì, dove splenderà

il nuovo sole ad irrorare amore

su una rugiada di lacrime lucane.

Tratto da:Onda Lucana® by Domenico Friolo

Nota: Questa poesia ha dato spunto al pittore lucano Antonio Di Matteo nel dipingere l’opera (vedi copertina) che porta il titolo della poesia. L’opera nella foto riguarda sempre un altro suo dipinto dal titolo: “La Fera Chiusa”, dove ho abitato da bambino per un breve periodo.

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