USA: chi sfiderà Donald Trump nel 2020?

Tratto da:Onda Lucana® by Marco Di Geronimo

Nei prossimi mesi scatterà la campagna elettorale per le primarie del Partito democratico americano. Scegliere lo sfidante di Trump sarà un momento storico, perché bisognerà affrontare un Presidente che rappresenta l’opposto di ciò che il PD a stelle e strisce ha sempre detto di incarnare. Diverse sono le opzioni in gioco e va detto che non si tratta di cattive carte.

Parte dei media statunitensi ritiene che il candidato in pole position sia Joe Biden. Si tratta del vicepresidente di Barack Obama, che decise di non candidarsi nel 2016 a causa della morte del figlio. Il lutto lo convinse a prendersi del tempo per sé, ma rimpianse quasi subito la sua scelta. Adesso però la sua candidatura sembra muovere più acque di quanto si immagina.

È da qualche mese che Biden sta tenendo un profilo più incisivo nella politica nazionale rispetto al passato. Nei primi mesi dell’amministrazione Trump dichiarò che, al college, avrebbe «preso Trump a pugni». L’ex numero due d’America ha continuato a prendere posizionamenti forti in opposizione alla Presidenza. E di recente ha ammesso che deciderà se riscendere in campo nelle prossime settimane. «So di essere una macchina da gaffe» ha ammesso «ma credo di essere la persona più qualificata d’America per quell’ufficio».

Al di là delle facili ironie (una certa signora disse lo stesso nel 2016…), la candidatura di Biden è solida. Il Vicepresidente emerito gode del sostegno di larga parte della base democrat e anche l’ala più progressista potrebbe riuscire a digerirlo. Eppure dovrà avere a che fare con un altro personaggio che sta scaldando i motori. E che proviene proprio dalla corrente moderata dei democratici.

Si tratta di Beto O’Rourke, giovane deputato texano «blu», pomposamente rinominato l’Obama bianco. Il 46enne originario de El Paso ha anche sfidato Ted Cruz per il seggio senatoriale, anche se alla fine l’ex sfidante repubblicano di Trump ha ottenuto la riconferma. O’Rourke si mantiene nella corrente tradizionale del Partito democratico, senza adottare la retorica progressista e socialista di Bernie Sanders. Eppure ha deciso di imitarlo in alcuni punti: per esempio, ha rifiutato i grandi finanziamenti per la propria campagna privilegiando le piccole donazioni. E guadagnò l’accesso al Congresso grazie a una sfida col suo predecessore dem giocata tutta sui diritti LGBT e la liberalizzazione delle droghe leggere.

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Non bisognerà inoltre sottovalutare l’ala progressista del Partito democratico. Dopo l’incredibile dimostrazione di forza di Bernie Sanders, la corrente più radicale del Partito non ha fatto altro che consolidarsi. A titolo di esempio, ha fatto clamore l’elezione di donne radicalmente di sinistra (spesso anche appartenenti alle minoranze) delle scorse mid-term. Tra queste c’era Alexandria Ocasio-Cortez, la più giovane deputata della storia americana.

Nel caucus progressista spicca la candidatura di Bernie Sanders, appunto, che è da sempre considerato uno dei più papabili delle prossime primarie. Sanders riuscì a sorpresa a insidiare la leadership indiscussa di Hillary Clinton e dopo la sconfitta del 2016, tra i dem non si è fatto altro che ripetere che «Bernie avrebbe vinto».

Ma il suo sostegno tra i quadri del Partito continua a rimanere basso. La corrente più a sinistra della compagine potrebbe perciò rivolgersi a un’altra carta: Elizabeth Warren. Progressista, era stata data per favorita alle primarie 2016 da alcuni media (poi decise di non partecipare e di non esprimere endorsement fino alla vittoria di Hillary). La senatrice del Massachussets ha un grande seguito, è stata più volte maltrattata da Trump (che la chiama Pocahontas in virtù delle sue origini nativo-americane) e fu perfino considerata per correre come vicepresidente di Hillary Clinton. Poi si decise di virare – fallimentarmente – sulla candidatura di Tim Kaine.

Insomma, le prossime primarie del Partito democratico saranno interessanti. La corrente più radicale lancerà un vero e proprio assalto alla diligenza, nel tentativo di capitalizzare l’operazione rinascita di Bernie Sanders. Ma l’ala più moderata e strutturata resisterà. E mentre la piattaforma del partito (che è scelta democraticamente dagli iscritti) continua a scivolare a sinistra, bisognerà costruire un candidato che abbia la credibilità per portarla avanti e sfruttarla per vincere contro Trump. Impresa difficile. Che si spera non si concludere con l’elezione di un uomo dell’establishment: l’ultima volta, ha vinto The Donald.

Tratto da:Onda Lucana® by Marco Di Geronimo

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