BENITO E ITALIA: UNA STORIA D’AMORE  

Tratto da:Onda Lucana® by Angelo Ivan Leone-Docente di storia e filosofia presso Miur

La cosa incredibile di questa ultima Italia è che se esistesse ancora un minimo di credibilità in chi si dice fascista, poniamo ad esempio il caso di un tipo che si dichiara fascista francamente, senza dire io sono un po’ di destra, un po’ di casa pound, un po’ di forza nuova, un po’ di lega e un po’ ero anche berlusconiano e ora sono anche un po’ grillino. E’, quindi, quest’uomo, cui ci stiamo riferendo, tutto tranne che un qualunquista, che è la fase primitiva del Fascismo. Quest’uomo che si dichiara fascista, senza tutto questo spettacolo di vigliaccheria intellettuale italiota, e te lo dice chiaramente appena ti si presenta, quando magari gli stringi la mano, anche se la mano Starace l’abolì per in favore del saluto romano.

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Bene, dicevo, se esistesse ancora un minimo di credibilità in chi si dice fascista, costui uno che adesso acclamano come Duce, ossia Salvini, lo dovrebbe chiamare con un solo nome, in base della sua stessa idea fascista e lo dovrebbe definire con un epiteto chiaro, sicuro e monolitico: rinnegato. Ma non lo farà, visto che la destra italiana è riuscita a chiamare e ad inneggiare al Duce! Duce! persino davanti ad uno come Berlusconi. Roba che se Mussolini vedesse a che cosa si sono ridotti ora si rivolterebbe a vita nella tomba. P.S. L’unica cosa grande della destra italiana è stata e sarà, quasi certamente per sempre, Mussolini. E Mussolini è stato un regalo che la sinistra, per la sua immane presunzione, ha fatto alla destra italiana.

“Voi mi odiate, perché mi amate ancora” disse con la voce rotta dal pianto, il futuro Duce, davanti ai compagni che lo sommergevano di fischi, insulti, sputi, bassezze e frutta marcia. E fu prima della Marcia su Roma. Poi ci fu la marcia su Roma che fu niente rispetto al Ventennio nero. Tutto questo lo fece perché lo si odiò, voi immaginatevi cosa avrebbe fatto se la sinistra non fosse stata così presuntuosa, così saccente e così idiota da regalarlo alla destra e lo avesse continuato ad amare. Roba che a Roma oggi sventolerebbe ancora la falce e il martello. “I socialisti e compagni italiani hanno perso l’unico uomo che era in grado di fare la rivoluzione nel loro Paese: Benito Mussolini”. Lo disse un certo Vladimir Il’ič Ul’janov, al secolo Lenin. Uno che di rivoluzioni s’intendeva, insomma.

Tratto da:Onda Lucana® by Angelo Ivan Leone-Docente di storia e filosofia presso Miur

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