Vi auguro buon Natale e lo faccio di cuore, ma del resto che altro potrei dire? Il crescere impetuoso dei canali di comunicazione fa paradossalmente diminuire la quantità e la qualità delle cose da dire: i tabù posti dal potere, la grammatica del politicamente corretto, la miseria controllata del discorso pubblico tendono a diminuire costantemente ciò che si può dire in pubblico. E non si tratta tanto di costrizioni esterne, quanto piuttosto la struttura della società che tende a far coincidere introiezione e proiezione al punto da poter essere presi in giro dal potere attraverso un intermediario che ben conosciamo: noi stessi. Per esempio negli ultimi mesi siamo stati bombardati da annunci sul cambiamento della privacy di questo o di quel portale e da articoli idioti che ci spiegavano quanto la premurosa Ue stesse salvaguardando la nostra privacy. La cosa che è cambiata è solo che i ladri di informazione adesso sono tenuti a dirlo: noi che siamo buoni e giusti ti profiliamo in maniera da poterti seppellire di pubblicità, di venderti la droga grazie alla quale sarai un buon cittadino della ex democrazia. Sei libero di negarci questi possibilità, ma in questo caso non puoi accedere ai servizi o alle informazioni che diamo.

Insomma è come legalizzare il furto e dire che da oggi in poi i  topi di appartamento possono legittimamente operare, purché ottengano preventivamente il vostro consenso. e finché si tratta dei soliti imbonitori che vi promettono di farvi dimagrire in due giorni o che vi salvano dall’artrite potete evitarli, ma questo non è possibile se volete aprire un account di posta, scaricare o usare un programma che vi serve, accedere a un cloud o a un sito di dati: dovete per forza dire ai ladri di accomodarsi e loro saranno entusiasti di avervi fregato in perfetta correttezza. Si tratta in fondo di un pagamento in natura e non in denaro contante: per entrare alla festa dovete accettare la mano morta. Del resto anche i criteri di verità e di realtà stanno diventando così assurdamente automatici e stupidi da poter essere affidati a degli algoritmi. Probabilmente molti di voi avranno letto dell’ultima idiozia appoggiata e sovvenzionata dall’Ue, quell’Ask Pinocchio, celebrato dai decerebrati, che si propone di combattere le fake news attraverso una specie di intelligenza artificiale: basta immettere una notizia e il programma vi dirà se la cosa è vera o lascia adito a dubbi. quindi non c’è nemmeno bisogno di pensare, cosa che peraltro ai chi fa informazione oggi riesce piuttosto facile, è il programma darà il suo responso.

Cosa si deve dire di fronte a questa tempesta di idiozia, così miserabile da accomodarsi  nelle più viete banalità modaiole,  pensando che di fronte alla parola algoritmo uno cada in estasi mistica e si arrenda alla necessità.  Ma sapete anche 5x 5= 30 è un’algoritmo e bisognerebbe capire quali siano i criteri di verità che sottendono all’operazione, visto che di queste cose se ne discute da tremila anni. In realtà l’operazione è di per se scoperta ed evidente: è vero ciò che dice il maistream, anche se come abbiamo visto in tante occasioni e anche nei giorni scorsi (vedi qui ) esso è la prima forma di invenzione e manipolazione. Fate qualunque prova e potrete vedere che ogni assurda fantasia se ossequia la narrazione del potere viene considerata valida, mentre ogni notizia seria che confligge con essa diventa “bufalosa”. il risultato del resto è scontato scontato perché il motore di Ask Pinocchio, si basa su un motore chiamato DS4biz, in libera vendita, orientato al marketing  ed è focalizzato sulla ricerca di anomalie: se 90 dicono una cosa e 10 un ‘altra ecco che quei dieci possono essere considerati in errore. Insomma un sistema che è stato proposto per essere applicato ai social per normalizzarli. alla fine una filiazione degli umori e del cretinismo contemporaneo . Quel Pinocchio dovrebbe per primo cancellare se stesso se avesse una qualche dignità e conoscesse se stesso, sapesse di essere in realtà il gatto e la volpe.

Dunque che cosa posso dire se non Buon Natale?

via Il buon Natale di Pinocchio — Il simplicissimus

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